Romantic hero(94)
Con un ultimo sguardo allo Stetson appoggiato al cedro, gli strass che luccicano agli ultimi raggi di sole del pomeriggio, rimonto in sella e mi avvio per raggiungere il gruppo, prima che Estella mi faccia davvero arrestare per sequestro di equino.
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SEBBENE la mia fiducia nell’amore possa aver tentennato un po’ quando mi ha lasciata Henry, la situazione in cui mi trovo al momento dimostra che il mio status di autentica credente non è stato intaccato.
Dopo che il sole è calato all’orizzonte ed è spuntata la luna, avvolgendoci in un tenue chiarore argenteo, osservo bene il gruppetto di persone che ho radunato sul tetto del mio palazzo: la signora Casablancas, Marisol Keats, Bridget e Aled il bibliotecario. Indossano tutti un caftano realizzato in ventiquattro ore dalla signora Casablancas con semplici lenzuola, vecchie tende ed elastici, e con l’aiuto di fiumi e fiumi di tè. Marisol porta un cappello confezionato dalla mia vicina, adornato di penne di corvo, a suo dire ?di uno chic quasi insostenibile?, mentre Aled ha l’espressione sconcertata di chi è convinto di avere un’amica completamente fuori di testa a cui però vuole comunque dare il proprio sostegno.
Davanti a loro, io porto il diadema di oro e zaffiri che la signora Casablancas indossava durante la prima cerimonia. A parte lei e Bridget, nessun altro sa di River, di quello che è successo l’anno scorso. Non sanno che il motivo per cui li ho radunati qui sul tetto è che, secondo il libro sulle manifestazioni creative che mi ha imprestato Aled, più energia viene sprigionata durante una cerimonia – più amore c’è – più probabilità ci sono che l’universo esaudisca le tue richieste.
Mentre in sottofondo risuona Musica da spa traccia 1, accendo cinque candele e distribuisco fogli e penne. Inspiro a fondo, mentre l’odore dei fiammiferi e delle erbe aromatiche bagnate si diffonde nell’aria.
?Insomma, mettiamo per iscritto i nostri desideri, bruciamo i fogli, e poi possiamo andare al pub?? domanda Marisol, bevendo a canna un sorso dello spumante che ha voluto portare a tutti i costi.
?Già? rispondo. ?Ci vorranno solo dieci minuti, giuro.?
?Io so già cosa scrivere? dice Aled con un sorriso da bambino.
?Anch’io? fa la signora Casablancas.
?Ottimo. Scrivetelo, allora. Scrivete tutti cosa desiderate. Siate precisi.?
Marisol sghignazza, e le lancio un’occhiataccia.
?Ignoralo, Bridget? dico quando alla mia agente squilla il cellulare nella tasca dei pantaloni.
?Sto partecipando a un’asta!? protesta lei.
?Dieci minuti!?
Scocciata, rimette il telefono in tasca, dove continua a squillare senza sosta.
Scrivo il mio desiderio a grandi lettere, semplice e chiaro.
Torna, River Oakley. Torna in questo mondo. Torna da me.
Mentre gli altri buttano giù i loro desideri, la signora Casablancas alza lo sguardo al cielo.
?Invochiamo l’universo, le magnifiche dee della creatività, l’etere, Dio, Buddha e Lady Diana affinché ci assistano durante la nostra cerimonia di manifestazione di stasera.?
Marisol inizia a ridacchiare, contagiando anche Aled.
?Fate i seri!? dico. ?? importante.?
?Bisogna crederci? li redarguisce la signora Casablancas. ?Altrimenti non funziona!?
I due fanno del loro meglio per darsi un contegno, come due scolaretti che sono stati rimproverati dalla maestra.
Tra risatine soffocate, squilli di cellulare e un pezzo di Carole King sparato a tutto volume proveniente dalla camera da letto di qualcuno, tutti e cinque ci inginocchiamo e avviciniamo i fogli alle fiammelle. Li osserviamo incenerirsi.
Il cielo inizia subito a brontolare.
?Che cazzo succede?? fa Marisol alzandosi in piedi.
?La pioggia dorata!? esclama la signora Casablancas spalancando gli occhi.
?Che cosa?? strilla Bridget. ?Una pioggia dorata? Lei ha chiesto questo? Olalà, signora Casablancas!?
Al che scende una pioggia torrenziale che spegne all’istante le candele.
?Filiamo via!? grida Aled mentre le altre si precipitano al lucernaio per tornare dentro.
?No! Aspettate!? strillo. ?Non abbiamo espresso la nostra gratitudine!?
Ma non mi sente nessuno. L’uno dopo l’altro spariscono giù per la scaletta. La signora Casablancas, l’ultima ad andarsene, si gira. ?Vuoi che resti?? urla sotto la pioggia.
?No!? le rispondo. ?Non importa. Per questa parte posso arrangiarmi da sola. Ci vediamo al pub??
Con un luccichio negli occhi, la mia vicina solleva una mano incrociando le dita e sparisce giù per le scale.
Faccio un respiro profondo, ormai completamente fradicia, i capelli appiccicati alla testa, il caftano color pervinca quasi trasparente.
Alzo lo sguardo al cielo, e mi tocca praticamente chiudere gli occhi perché la pioggia mi colpisce i bulbi oculari.
?Vi ringrazio? sussurro. ?Vi prego di accettare la mia…?
In lontananza il cielo si illumina di colpo. E poi ancora, un po’ più vicino.
Sta succedendo.
Ci siamo. Sollevo di nuovo lo sguardo e vedo dei nuvoloni grigi attraversare il cielo. Sta decisamente succedendo qualcosa.
Dopo un altro fulmine accecante e un tuono spaventoso, scappo per ripararmi sotto il gazebo in fondo al tetto, il cuore colmo di speranza.
?Vi prego, vi prego, vi prego? continuo a sussurrare, chiudendo gli occhi, le mani serrate a pugno. ?Vi prego, riportatelo qui.?