Romantic hero(89)
42
L’INDOMANI mattina, quando River torna in biblioteca per restituire i saggi sulle varie dimensioni, scrivo l’ultimo capitolo, piangendo senza sosta. Piango perché Ethan ha chiesto un’altra volta a Cassidy di sposarlo, stavolta in un modo molto meno plateale e più discreto. Sono da soli, seduti in mezzo a un campo, e parlano a cuore aperto bevendo tè freddo da una borraccia. Ethan dice a Cassidy che vuole entrare nella sua squadra, vederla realizzarsi, aiutarla a superare le difficoltà e, ovviamente, cercare di procurarle un orgasmo ogni volta che vuole, finché morte non li separi. Non è una grande dichiarazione d’amore, ma è sentita. Stavolta Cassidy risponde senza esitazioni. Dice di sì. ? stufa di scappare. Finalmente ha capito qual è la sua casa. Ed è qualsiasi luogo in cui si trovi Ethan Calhoun.
Mi sto asciugando le lacrime mentre concludo l’ultima frase, lasciando uno spazio bianco per scrivere la parola ?fine?, quando River rientra.
?Addio, amici miei? dico, il cuore in preda a un groviglio di emozioni: sollievo, orgoglio, dispiacere, soddisfazione. ?? stata una vera gioia conoscervi.?
*
Quando River torna dalla biblioteca, con una mano regge una scatola, con l’altra Squish.
?La signora Casablancas mi ha chiesto di tenerlo per qualche ora. Ha invitato a casa Desmond e a quanto pare Squish ha tentato di mordergli le dita dei piedi mentre facevano l’amore.? Appoggia la scatola sul tavolo della cucina, accanto al cellulare sepolto nel riso, e si gratta il mento. ?Sai, credo che se provassi a descrivere la signora Casablancas a casa non mi crederebbe nessuno.?
?Che c’è dentro la scatola?? domando mentre River posa a terra Squish, dandogli una pacchetta sulla testa prima di dirgli che è un nobile mastino.
Quando mi avvicino con le stampelle apre la scatola, che rivela una torta. Un tronchetto al cioccolato. La parte superiore è decorata con delicati fiori realizzati con pasta di zucchero. River la ruota adagio per mostrarmi che sul davanti è scritto RO & GB.
Lo guardo con gli occhi lucidi. ?Il tuo albero??
Si illumina. ?Quando tornerò a casa inciderò i nostri nomi nella corteccia.?
Scoppio a ridere. ?Non avevi detto che leggi le scritte per addormentarti??
?Sì. Ma adesso ho capito. Ho capito che cosa hanno provato quelle coppie a incidere le iniziali sul tronco. Volevano un segno tangibile dei propri sentimenti. Qualcosa che durasse più a lungo di loro, qualcosa che restasse per centinaia di anni, anche dopo la loro scomparsa.?
?Sotto sotto sei sempre stato un eroe romantico.?
?Rimangiatelo subito.?
Scoppio a ridere e prendo un coltello dal ceppo in cucina, ridacchiando sotto i baffi nel rendermi conto che per l’ennesima volta ho sguainato quello per le verdure che non molto tempo fa River aveva pensato volessi usare per affettarlo ?come una zucchina?. Faccio un cenno verso la torta e taglio una fetta enorme. ?Mi sa che questo albero dall’aspetto delizioso non durerà neanche un’ora, figuriamoci cent’anni.?
Ci attardiamo il più possibile. Ci baciamo, chiacchieriamo, giochiamo con Squish, sforzandoci di non esternare quello che proviamo, spaventati di sabotare quella che lucidamente sappiamo essere la cosa giusta da fare. Ho scritto a Bridget che le invierò il manoscritto completo a mezzogiorno, e mancano dieci minuti.
Restiamo in piedi al centro della cucina – io appoggiata a un piede solo –, e ci stringiamo, con i rumori degli autobus che passano e lo sgranocchiare di Squish che accanto a noi si pappa le crocchette di prima scelta a farci da colonna sonora.
?Allora, che si fa?? domando quando ci stacchiamo, gli occhi gonfi delle lacrime che cerchiamo in tutti i modi di trattenere.
?Non saprei. Forse è meglio se ti siedi al tavolo della cucina? Io mi siedo ai piedi del letto, così stiamo lontani.?
?Okay? rispondo, posando il portatile sul tavolo per aprire il documento ultimato. Osservo lo spazio bianco sotto l’ultima frase.
?E poi… immagino che tu debba pigiare i tasti??
?Non ce la faccio? dico con un mugolio. ?Non…?
?Sì che ce la fai? risponde lui con voce carica di emozione, gli occhi lucidi. Con incedere deciso va a prendere il borsone con all’interno l’armonica del padre e i jeans rammendati in fondo alla stanza. ?Sei in grado di fare qualsiasi cosa, gufetta. Su.? Si addolcisce. ?Tira fuori un po’ di grinta.?
Reprimo il singulto che mi sale in gola, faccio un profondo respiro incerto e posiziono le mani sopra la tastiera.
Dopodiché, tremando, scrivo la parola che per mesi avrei voluto disperatamente scrivere. La parola che cambierà tutto.
La parola che adesso non voglio ma devo scrivere.
Fine.
Nello stesso istante River mi rivolge un grande sorriso. Quel suo sorriso da bravo ragazzo. ?Gertie? dice con voce rotta, gli occhi verdi gonfi di lacrime trattenute.
?River? sussurro, e il corpo inizia a farmi male ovunque, come se fossi un gigantesco livido senziente. Mi asciugo le lacrime agli occhi per imprimermi tutto nella mente. Questo assurdo miracolo, quest’avventura, quest’uomo che… Quest’uomo che amo. Il mio corpo si inclina verso di lui. ?Aspetta…? grido, all’improvviso nel panico. ?No!?
River protende una mano e poi, così velocemente che quasi non me ne accorgo, Squish emette un solo latrato deciso e attraversa di corsa la stanza per saltare in braccio a River, che lo guarda sconvolto. ?Che cosa…?