Romantic hero(90)
Scoppia un boato assordante che mi spinge a tapparmi le orecchie, seguito da un fortissimo lampo argenteo che mi acceca per qualche secondo.
Quando riapro gli occhi, sono spariti sia River sia Squish.
Sconvolta, fisso il vuoto, non riuscendo a capacitarmene.
Ha funzionato.
Lo abbiamo rimandato a casa.
River Oakley se n’è… andato.
Mi cedono le ginocchia e crollo a terra, il corpo scosso dai singhiozzi. Osservo il letto vuoto e mi stringo la pancia, incredula.
? finita.
Se n’è andato davvero.
43
IN preda a una sorta di torpore inebetito, barcollo lentamente per la stanza reggendomi alle stampelle. Il mio appartamento minuscolo sembra all’improvviso enorme, senza River a riempire lo spazio con la sua presenza e la sua energia prorompente.
Cazzo. Che si trovi già a Bedlam? Squish se la caverà? La signora Casablancas se la prenderà con me? River si ricorderà di me? Di noi? Al pensiero che queste domande resteranno per sempre senza risposta, torna a tremolarmi il labbro inferiore.
Abbiamo preso la decisione giusta, vero? Ci abbiamo pensato tanto. Ci siamo preparati. Abbiamo fatto la cosa più giusta in un’assurda situazione del cazzo.
Vero?
Prendo una fetta di torta – mi servono zuccheri per riprendermi dallo shock, come direbbe la signora Casablancas –, ma appena provo a dare un morso vengo assalita da una nausea fortissima e la ributto sul tavolo.
Osservo le iniziali sul tronco, poi lancio uno sguardo al dipinto a olio che mi ha regalato River. Le lacrime mi annebbiano la vista. Ma, con mio grande stupore, non provo affatto quello che ho provato quando se n’è andato di casa Henry. All’epoca erano rimasti solo bisogno, tristezza, disperazione. Solitudine. Come se senza di lui di colpo avessi perso metà di me. River invece non è mai stato l’altra metà della mela. Mi faceva sentire completa da sola, cacchio. Mi ha dimostrato che ero completa da sola.
Di punto in bianco la scatola di riso con all’interno il mio cellulare comincia a scuotersi e si avvicina a poco a poco al bordo del tavolo, ribaltando il mazzolino di ranuncoli che River vi aveva deposto accanto. Noto una fredda luce blu che brilla all’interno. Oh, mio Dio. Il telefono è resuscitato!
?Sei vivo!? bisbiglio, avvicinandomi zoppicando. Lo tiro fuori mentre vibra per la marea di messaggi in entrata. Messaggi di Jim, di Marisol e della mamma, della compagnia telefonica e di Henry (che cancello senza aprirli). Mi stringo il cellulare al petto. ?Ce l’hai fatta!?
Mentre scorro i messaggi la mia attenzione viene attratta da un luccichio sui muri. Continua a brillare e mi guardo intorno per capire da dove provenga. Quando lo sguardo mi ricade sull’attaccapanni nell’angolo, mi porto una mano al petto. Perché, accanto ai vari cappelli della signora Casablancas accumulati nel corso degli anni, c’è lo Stetson sbrilluccicoso di River, uno strass gigantesco a riflettere la luce del sole.
?Ha dimenticato il cappello?? esclamo, zoppicando per andare a prenderlo. ?Si è portato via il borsone con i jeans e il cagnetto della signora Casablancas, ma si è scordato il cappello?? Lo avvicino al naso e lo annuso subito come una pervertita. Ha il suo profumo. Sa di mou, fumo e un vago sentore di shampoo. River adorava questo cappello. Come ho fatto a non accorgermi che non lo aveva in testa? Perché cavolo lo ha lasciato qui?
Lo sollevo per mettermelo, e in quel momento mi accorgo che all’interno c’è una cosa assicurata alla fodera con una spilla da balia. Una piccola busta color panna. Sconvolta, la apro, con le dita che mi tremano. Su un foglio a righe, c’è la bella grafia arrotondata di River.
Gufetta,
a costo di sembrare un vecchio sentimentalone mi sento in dovere di scriverti questa lettera per fugare ogni dubbio, casomai dovessi averne. Non ho mai voluto tanto una cosa quanto stare con te. Le ultime settimane sono state le più belle della mia cacchio di vita, quelle in cui mi sono sentito in assoluto più me stesso. Anche se ho trovato Londra un po’ bizzarra, e nonostante ci siano decisamente troppi musei di nicchia e questa fissa nazionale per il tè sia allucinante.
Però c’eri tu. E i biscotti alla crema. Perciò è diventato il mio posto preferito di tutte le dimensioni.
Non sono uno che si innamora. Ma Dio solo sa se a Bedlam non avrei rinunciato a qualsiasi cosa per te.
Tuttavia, non è quello di cui hai bisogno.
Gertie Bickerstaff, quello di cui hai bisogno sei tu. Punto. Non sei una figura di contorno, una sorella minore, un ripiego o una fidanzata che si adegua sempre alle richieste altrui. Sei una protagonista. L’eroina romantica per eccellenza. La mia eroina romantica. Spero che tu lo sappia. Ho passato la vita nella convinzione che non avrei mai scoperto che cosa si prova. Se non fosse stato per te, avrei passato il resto dei miei giorni senza capire che avevi ragione tu: l’amore è davvero il motore di tutto.
Quando mi siederò ai piedi del vecchio cedro e sentirò la tua mancanza, ripenserò alla volta in cui ho provato quello che hanno provato le persone che hanno inciso i propri nomi sul tronco. E penserò a quanto sono stato fortunato.
Magari ogni tanto verrai a trovarmi tra le pagine dei tuoi splendidi romanzi, anche se sono un po’ imprecisi. E, se succederà, ricorda il ragazzo che è saltato fuori da quelle pagine e si è materializzato nel tuo mondo… Perché io sono quello. Lo sono sempre stato. ? solo che servivi tu per tirarlo fuori.