Thornbird(108)
Dopo la cerimonia, Maggie, Dan e i miei cugini mi portano a pranzo. Prendiamo un tavolo alla tavola calda. In teoria dovremmo festeggiare, ma io quasi non tocco cibo. Più che altro cerco di mandare giù il groppo che mi stringe la gola.
Maggie si sporge sul tavolo e mi prende la mano, rivolgendomi quel sorriso gentile e materno che ultimamente fa spesso. ?Allora ci lasci davvero, eh??
Annuisco, guardando le nostre dita intrecciate sul tavolo. ?Solo per un po’. Vado a trovare la mia amica Jess a Filadelfia, e poi... non lo so. Vedrò.?
Dan si schiarisce la gola, la sua voce è ruvida. ?In ogni caso, puoi contare su di noi. Sempre.?
Sorrido. ?Grazie. Significa molto per me.?
?Ma non ti azzardare a sparire, eh? mi avverte Maggie. ?Dico sul serio, sarà meglio che ti fai sentire almeno una volta alla settimana, se non vuoi che veniamo a cercarti.?
?Una volta alla settimana? prometto, ridendo. ?Posso farcela.?
Per loro dirsi addio è più dura di quanto non diano a vedere. Quindi parliamo di altro: di Jasmine e dei suoi progetti per l’estate, di Connor che si è messo in testa di trovarsi un lavoretto part-time.
C’è un altro addio che finora non ho avuto il coraggio di affrontare. Anche Chase parte domani, e in realtà mi sento un po’ una stupida, perché che senso ha fare due viaggi paralleli quando ne potremmo farne uno epico insieme? Però l’idea di prendermi un impegno simile, di lasciare la città con lui e... ecco, stare con lui... è terrificante. Soffocante. Mi fa venire voglia di scappare. Di nascondermi.
Si fa sera, e mentre infilo i vestiti in valigia Jasmine entra in camera nostra, che presto tornerà a essere solo sua. Si mette a sedere sul bordo del mio letto, mi guarda mettere via le mie cose.
?Insomma, ci hai pensato bene?? mi chiede, fissando la pila di roba gettata alla rinfusa sul letto.
Annuisco piegando un maglione. ?Credo che sia la cosa giusta per me.?
Tira un filo che spunta dal piumone. Evita il mio sguardo. ?Solo, non ti dimenticare di noi, d’accordo? Appena smetti per un attimo di fare la strafiga e di fotografare tutte quelle meraviglie della natura, ricordati che quaggiù esistiamo anche noi.?
?Perché, pensi che potrei mai dimenticarti, Jazzy? Prima cosa, sei tipo la persona più indimenticabile del mondo. Seconda cosa, sei la mia famiglia.?
Lei alza le spalle, ma nei suoi occhi vedo una scintilla di commozione. ?Piantala di fare la sentimentale.?
Mi lascia ai miei bagagli, ma poi arriva un messaggio di Mar a distrarmi. Mi ha spedito un selfie scattato subito dopo la cerimonia, siamo noi due con Ty. Sorrido guardando i nostri volti felici, e non posso fare a meno di chiedermi che cosa ha in serbo il futuro per noi.
Beh, per Mar c’è l’università in un altro Stato. Sceglierà fotografia e arte come materie principali, e scommetto che spaccherà in entrambe. Per Ty, c’è la Vanderbilt.
E per me... è un po’ più complicato.
Non ne sono ancora sicura, ma mi sento fiduciosa, forse persino ottimista, e non mi sentivo così da... Boh, da mai?
Non ho più gli incubi da quando ho trovato l’antro di mio padre, ma non posso dire di dormire sempre sonni tranquilli. Anche se non voglio fare altre sedute di ipnosi, forse la dottoressa Wilmer ha qualche trucco da insegnarmi per tenere sotto controllo il cervello. Più cerco di spegnerlo, più accelera.
Quando i primi raggi del sole iniziano a filtrare dalle tapparelle, mi sento sollevata: almeno ho una scusa per alzarmi. Faccio colazione con Maggie e Dan in cucina. Quando i gemelli si alzano dal letto, la mia valigia è già sotto il portico e il mio Uber mi aspetta.
Jasmine mi raggiunge ancora in pigiama davanti a casa e mette il broncio. ?Non ci credo che te ne vai davvero.?
?Vi chiamo e vi scrivo, promesso.?
?Sarà meglio per te? dice Connor, stringendomi in un abbraccio. ?E magari vieni pure a trovarci, ogni tanto.?
?Lo farò.?
Mi metto lo zaino in spalla e guardo i miei zii. Mi stritolano in un abbraccio, e l’emozione è così forte che mi manca il fiato. Cavolo, quanto è bello sentirsi parte di una famiglia. Come ha detto ieri Dan, dovunque io sia, potrò sempre contare su di loro.
?Grazie di tutto? dico. ?Vi voglio bene, ragazzi.?
Gli occhi di mia zia si velano di lacrime. ?Ti vogliamo bene anche noi, tesoro.?
Guardo l’Uber. ?Devo andare.?
?Chiamaci!? urla Maggie mentre porto la valigia alla macchina.
Saluto l’autista, un tizio dai capelli grigi e l’aria gentile, ma una volta dentro non riesco a scollare gli occhi dal finestrino. Mentre l’auto fa manovra e imbocca il vialetto, guardo casa Shipley farsi sempre più piccola fino a scomparire tra gli alberi.
?Nashville, arriviamo? dice l’autista poco dopo.
Mi sporgo in avanti, incrociando i suoi occhi nello specchietto. ?In realtà prima devo fermarmi in un posto.?
Dieci minuti dopo siamo a Starling. Accostiamo di fronte al rifugio per animali.
?Le dispiace aspettarmi un attimo? Non ci metterò molto.? Gli offro un sorriso di scuse. ?Lascio sempre ottime mance.?
?Prenditi tutto il tempo che ti serve? risponde lui ridacchiando.
Appena entro, JP solleva lo sguardo dal bancone e si apre in un sorriso.
?Ma guarda un po’ chi ha deciso di fare un salto da queste parti? dice, chiaramente lusingato. ?Non pensavo di meritarmi un ultimo saluto.?