Thornbird(105)
?I messaggi? dico, accorgendomi di quanto è fragile e bassa la mia voce. ?Perché? Perché cavolo l’hai fatto??
Tiene gli occhi a terra e si passa una mano tra i capelli. Per un istante penso che non mi risponderà, che terrà la bocca chiusa. Forse una parte di me lo spera.
Ma poi parla.
?Non volevo che trovassi i corpi.?
Un brivido mi percorre la schiena. ?Perché??
?Perché se li avessi trovati, tutti avrebbero saputo che mia madre non c’era. E avrebbero iniziato a fare domande. A rivangare cose che voglio lasciare sepolte.?
Il mio cervello fa una fatica tremenda a rimettere insieme i pezzi. ?Quindi sapevi che tua madre non era nell’antro di mio padre? ? questo che mi stai dicendo? Sapevi che c’era la possibilità che se ne fosse andata e basta??
Invece di rispondere, si lascia sfuggire un gemito frustrato e si allontana.
?Everett? esclamo, ma lui accelera il passo, cammina scalzo sull’erba.
Lo raggiungo sulla piccola radura proprio quando si mette a sedere sulla panchina di fronte al pozzo, nascondendosi il viso tra le mani. Poi alza la testa e fissa il pozzo come se fosse la causa di tutti i suoi sogni irrealizzati.
Non mollo. ?Come facevi a sapere che tua madre non era tra le vittime di mio padre??
I suoi occhi trovano i miei. ?Ryan.?
?Sì??
?Lascia perdere.?
Col cazzo.
?Non lascio perdere proprio niente. Mi hai spaventata a morte perché non volevi che cercassimo i cadaveri. Come facevi a sapere che tua madre non c’era? Che era viva? L’hai sempre saputo??
?Non è viva. ? morta. ? morta il giorno in cui è scomparsa.?
Mi manca l’ossigeno, e per un secondo il mondo si blocca.
Lo fisso, cercando di capire.
?Come... Perché...? Cerco di formulare una frase coerente. ?? morta??
?? stato un incidente? dice in tono piatto.
Ho la pelle d’oca, devo stringermi le braccia al petto per non tremare. ?Che incidente??
Everett si alza e avanza barcollando.
Con l’ansia che mi attanaglia lo stomaco, guardo la sua mano stringersi sul coperchio di metallo che copre l’apertura del pozzo.
?Che stai facendo??
Sbuffa per lo sforzo e il coperchio stride, emettendo un urlo acuto che lacera il silenzio. Ma serve a poco. Allora ficca le dita nel piccolo varco che si è aperto e spinge più forte, il viso distorto dalla fatica.
?Everett, basta.?
Mi ignora. ?Sono dieci anni che nessuno lo apre.? ? affannato e comincia ad ansimare, ma poi il coperchio cede rivelando un abisso nero. ?Scendo io per primo.?
?Cosa? No! Non pensarci ne...?
Ma sta già scavalcando il bordo del pozzo, e posa i piedi sulla scaletta di metallo che corre lungo la parete interna. La scala scricchiola, un suono spettrale nella quiete assoluta.
?Torna qui? lo imploro, sempre più spaventata. ?Ti prego.?
Lui lancia un sorriso fugace, vuoto. ?Non è profondo. Una decina di metri. Non preoccuparti.?
E scompare nel buio.
Mi sporgo, vedo la sua testa che si fa sempre più piccola, sempre più piccola, fino a perdersi.
Resto in silenzio per qualche secondo, poi mi faccio forza e lo seguo. Stringo la scaletta così forte che mi fanno male le nocche. Non voglio scendere. Assolutamente no. Però sono preoccupata per Everett. Ho paura.
E non me ne vado di qui senza aver scoperto la verità.
La discesa è interminabile, ma alla fine raggiungo il fondo del pozzo, dove Everett mi sta aspettando. Siamo in uno spazio angusto circondato da un muro di cemento. Niente calcinacci, niente acqua, solo un pavimento spoglio e grigio, di una sfumatura appena diversa rispetto al resto.
?Che ci facciamo qui sotto?? chiedo, cercando di ignorare il tremito della mia voce.
?Ho pensato che così mi sarebbe sembrato vero, reale.? I suoi occhi percorrono lentamente il pavimento di cemento. ?Siamo sopra di lei.?
Un verso strozzato mi muore sulle labbra. Cristo. Voglio lanciarmi su per la scaletta e uscire da quest’incubo una volta per tutte, e invece ordino ai miei piedi di restare inchiodati dove sono.
Il peso delle sue parole mi affonda nel petto. ?Che cosa le è successo??
?Avevo sette anni. Li ho sentiti parlare di divorzio. Gliel’ho chiesto, e me l’hanno confermato.? Sembra che stia recitando a memoria le battute di un copione, e invece è la sua vita. ?Mamma diceva che non c’entrava niente con questo posto. Che non era felice. Né con mio padre né con...? E finalmente la sua voce si impiglia, rivela l’ombra di un’emozione. ?...con noi.?
Sento un’ondata di empatia. Vorrei prendergli la mano, ma non mi azzardo a muovere un muscolo, ho paura che smetta di parlare.
?Mi hanno fatto sedere, mi hanno detto che mamma si sarebbe trasferita in città e io e Nikki saremmo rimasti qui con papà. Lei mi ha giurato che avremmo continuato a vederci, ma lo sapevo che non era vero, glielo sentivo nella voce. Non voleva vederci. Almeno, non spesso.? Ogni sua parola è intrisa d’amarezza. ?Prima di quel giorno, la mia vita era perfetta. La mia famiglia era perfetta. E poi d’un tratto non lo era più. Non potevo sopportarlo. Era come se tutto il mio mondo stesse andando in pezzi. E allora sono scappato via. Sono venuto qui.?
Non so cosa mi dirà adesso, ma sento il cuore che accelera. Mi vengono in mente solo finali orribili.
?Mamma mi è corsa dietro, ha cercato di consolarmi, mi ha detto che ci sarebbe sempre stata per me. Che mi avrebbe sempre amato. Ma io non ci credevo. Sentivo che ci stava abbandonando. Mi sono arrabbiato. Di brutto. Lei ha cercato di abbracciarmi, ma l’ho spinta via e... non lo so, credo di aver spinto troppo forte.?