Romantic hero(20)



River socchiude gli occhi.

Mi tappo subito la bocca con entrambe le mani. Non mi era mai capitato di sbottare così. Quella incazzosa era Josie, infatti la mia totale incapacità di arrabbiarmi molte volte le dava sui nervi. Sono passiva fino al midollo. Sono una persona pacifica, per nulla aggressiva. Mi è capitato una sola volta di rispondere a un attacco, e le conseguenze di quell’episodio mi hanno convinta strenuamente a non farlo mai più nella vita.

?Scu… Scusami? dico subito. ?Non volevo risponderti male. ? solo che… è tutto molto stressante.?

River mi osserva, assorto. ?No, hai ragione. Mi sto comportando da stronzo. Non è la prima volta che me lo dicono.? Solleva il mento. ?Scusami tu.?

?Ah! Va bene, allora. Grazie. Scuse accettate.?

Per un istante ci guardiamo negli occhi. Dopodiché lui sbuffa con le labbra increspate e alza goffamente lo sguardo al cielo. ?Gratitudine. Giusto. Ehm, già, grazie a chiunque sia il responsabile di… questa situazione. Hai la mia gratitudine. Adesso, per piacere, per l’amor del cielo, potresti rimettere tutto a posto??

Gli passo una penna a sfera e un foglio bianco del mio taccuino. ?Adesso ognuno di noi deve scrivere ciò che desidera su un pezzo di carta e poi bruciarlo sulla candela.?

?Che idiozia? brontola lui, ma si corregge subito. ?Scusa. Mi sa che il cinismo è piuttosto radicato.?

Ci prendiamo qualche momento per scrivere le nostre richieste, poi portiamo i fogli sopra la candela, ed entrambi vengono avvolti da una fiammata blu e arancione. Mentre inceneriscono crepitando e scoppiettando, di punto in bianco in cielo risuona il rombo di un tuono così forte da far tremare il tetto sotto i nostri piedi. Un fulmine accecante rischiara il terrazzo con un candido bagliore e uno schianto che mi fa trasalire.

?Cazzo!? esclamo quando inizia a piovere, e in fretta e furia raccolgo la candela e la coperta per ficcarle nella borsa prima che si inzuppino. ?Porca miseria!?

?Aspetta! Ci… ci siamo?? urla River tra gli scrosci di pioggia, rialzandosi a fatica. ?Che succede? Ha funzionato?? Scoppiano tre fulmini in rapida successione che tingono il cielo di un viola ultraterreno. Un altro boato risuona tutt’intorno, quasi che il tuono volesse inghiottirci. Non ci credo.

River resta a bocca aperta. ?Porca troia. Sta succedendo qualcosa! Avevi ragione. Mi sa che ha funzionato. Ah! Ha funzionato! Torno a casa, baby!?





12




?RIPORTATEMI a casa, dee!? grida al cielo River, spalancando le braccia come per offrirsi in sacrificio. In risposta parte un altro tuono spaventoso, il più forte che abbia mai sentito. Non ho mai visto nulla di simile! Cavolo. Mi sa che ci siamo davvero. Non so come, ma ha funzionato. Dio mio. Ho… Ho dei poteri magici? Posso fare magie? River rotea sotto la pioggia come un carcerato a cui è stata revocata la condanna a morte. ?Eccomi! Riportatemi a Bedlam! Sono pronto!? Quando si mette a prendere a calci le pozzanghere che si stanno rapidamente formando sul terrazzo come un Gene Kelly in versione Far West non riesco a trattenere una risata. ?Riportatemi a casa!?

River mi guarda negli occhi. Vedendomi ridere, scoppia a ridere anche lui. Scuotiamo la testa, entrambi sollevati e increduli rispetto a ciò che sta avvenendo davanti ai nostri occhi. Mi metto a piroettare sotto la pioggia anch’io e poi, con mio grande stupore, di colpo lui cambia espressione e inizia a osservarmi da capo a piedi, gli occhi verde oliva improvvisamente accesi di un luccichio simili a quelli di uno squalo, se uno squalo avesse bellissimi occhi. Mi do una controllata e vedo che il caftano della signora Casablancas è bagnato fradicio e aderisce completamente alle curve del mio corpo. In pratica ho tutto in bella mostra. E River mi guarda senza alcun ritegno.

?Colpo di scena? sussurra quasi stupito, le sopracciglia aggrottate, passandosi la lingua sul labbro inferiore come se avesse fame e io fossi un bel pranzetto. E in quell’istante, in quell’espressione, vedo il River Oakley che ho creato: l’odioso donnaiolo pieno di sé con un viso d’angelo imbronciato, il cowboy che ha spezzato il cuore a un’infinità di brave donne in tutta la contea di Burnet senza pensarci due volte. ?Peccato che non possa trattenermi? mi grida sotto il diluvio, togliendo le goccioline di pioggia che gli imperlano le sopracciglia come rugiada. ?Avremmo potuto divertirci, io e te.?

Ma non sono l’unica bagnata fradicia. La maglietta con Shakespeare gli si è incollata al petto, e mi ritrovo a domandarmi che sapore abbia la sua pelle impregnata di pioggia. Ed è curioso perché, anche se il sesso mi piace come piace a tutti, non mi sono mai considerata una persona particolarmente focosa. Soprattutto da quando la rottura con Henry mi ha distrutto l’autostima. Ho dovuto cercare su internet la scena di Fleabag in cui la protagonista bacia il prete per accertarmi che con lo stimolo giusto mi si potesse ancora accendere un fuoco dentro. Si è acceso. Come si sta accendendo adesso.

E poi perché sembra un’allucinazione, e perché sono una scrittrice di romance nel bel mezzo di un temporale, davanti a un cowboy bagnato fradicio incredibilmente bello che a breve sparirà per sempre. Perché sono stanca e stufa, e per un istante vorrei sentirmi meglio di come mi sento. Perché River mi guarda come se l’idea interessasse anche a lui. E perché dopo anni e anni di bravi ragazzi, questo bad boy stuzzica alquanto la mia curiosità, anche se è solo frutto della mia immaginazione. Per tutti questi motivi avanzo di un passo, in punta di piedi, lo afferro per lo scollo della maglietta zuppa e lo tiro a me. Lui sgrana gli occhi, stupito. Piacevolmente stupito, però. Sto per fare una cosa che non è proprio da me e stampargli un audace bacio sulle labbra, quando lui reclina la testa, scrutandomi in viso come se fossi un oggetto curioso.

Kirsty Greenwood's Books