Romantic hero(15)
Il termometro suona. Lo tiro via e lo scruto. Neanche una linea di febbre, anzi, pare che io abbia la temperatura un po’ bassa, considerando il caldo tremendo che c’è al momento.
Oddio.
Mi sa… Mi sa che sta succedendo davvero. Mi sa che sono intrappolata in una versione tutta mia di Come d’incanto e sono Patrick Dempsey.
?Ri-ciao? dico al marcantonio cowboy dagli occhi spiritati.
?Sono nella fottuta Inghilterra?? borbotta, l’aria sconsolata al solo pensiero.
?Già? sospiro annuendo. ?Già, temo di sì. ? meglio che entri.?
9
?MI serve qualcosa di forte? tuona quando gli porgo una tazza di tè bollente che getta prontamente nel lavello. ?Dove tieni il whisky??
Una richiesta ragionevole formulata con scortesia. Apro l’armadietto degli alcolici e tiro fuori una bottiglia di whisky che ho trovato in sconto l’anno scorso al supermercato. Il produttore si chiama Distilleria Cornamusa e per qualche motivo sull’etichetta è disegnato il mostro di Loch Ness. Riempio due bicchierini, uno per me e uno per lui. River prende il suo e lo vuota d’un fiato come se fosse acqua. Dopodiché afferra anche il mio e si scola pure quello. Ha un modo di fare prepotente e sembra che non gliene freghi niente. Nella vita ne ho incontrati di cafoni, ma non ho mai visto nulla di simile. Si è bevuto il mio whisky senza neanche chiedermi il permesso!
?Sicura che sia whisky?? fa con una smorfia, asciugandosi le labbra con il dorso della mano per poi osservare la bottiglia con una faccia strana. ?Sa di piscio.? Malgrado la critica, agguanta la bottiglia sul ripiano della cucina e la porta al tavolo. ?Gertie, giusto? Ti chiami così??
?Sì. Gertie Bickerstaff.?
?Giusto. Allora, Gertie, dici che non hai la più pallida idea di come io sia arrivato fin qui? Di come abbia fatto ad arrivare da Bedlam Creek in Texas fino a casa tua a… Siamo a Londra??
?Sì. Bloomsbury? rispondo sollevando il mento. ?Bella zona. Non quanto Marylebone o Mayfair, ma secondo me…?
?Come ho fatto ad arrivare da Bedlam Creek, in Texas, fino a casa tua a Bloomsbury, Londra, in Inghilterra, senza ricordare un accidenti del viaggio??
Pronuncia ?Bloomsbury? come se fossero due parole distinte: Blooms Berry. Prendo il mio bicchierino e gli do una sciacquata veloce nel lavello. Poi mi siedo al tavolo della cucina di fronte a lui e verso a entrambi un altro cicchetto. Scolo il mio prima che lui me lo freghi, trasalendo quando il liquore mi brucia l’esofago. Con tutti i cocktail di Stanley Tucci che mi sono fatta e il recente aumento di sottaceti con cui mi sono ingozzata, il mio stomaco è abbastanza provato. Trattengo un rutto… Sì, perché sono adulta e beneducata, ma anche perché il tizio che mi sta davanti è talmente sbalorditivo che per qualche ragione mi pare fuori luogo ruttargli in faccia. Sarebbe come fare una puzzetta davanti alla Gioconda. Deglutisco e mi riempio un altro bicchierino.
?Ho una teoria…? Mi blocco, mordendomi il labbro. Ma come faccio a dirglielo? ? obiettivamente un’idea dell’altro mondo.
?Allora?? dice River con decisione. ?? un segreto di Stato??
?N-no? balbetto. ?? solo che… forse è meglio se prima ti bevi un altro di questi. Quello che sto per dirti… probabilmente non ti piacerà.?
Faccio scivolare la bottiglia sul tavolo verso di lui e lo osservo versarsi ancora da bere e scolarsi il cicchetto senza tradire il minimo segno di ustione esofagea. Dev’essere bello. Si schiarisce la voce. ?Sto aspettando.?
Mmm. Okay. Come glielo dico? Come si fa a dire a una persona che… probabilmente non esiste davvero? Che forse è il frutto della mente stressata di una scrittrice di romance?
Come si fa a dire una cosa simile a un uomo che una volta la mia protagonista Cassidy ha definito ?un energumeno con il temperamento di un mulo costipato e un torsolo di mela marcio al posto del cuore??
Faccio un respiro profondo.
?Allora, vediamo, il punto è… ehm, insomma, in effetti… mmm. River. Sei sempre convinto di chiamarti River Oakley? Ne sei sicuro al cento per cento??
Mi fulmina con lo sguardo. ?Te l’ho già detto. Piantala di blaterare e dimmi che cosa sai.? Batte nervosamente uno stivale sul pavimento. ?Devo tornare a casa. Ho questioni di lavoro da sbrigare. Devo tornare in tempo per la messa all’asta di un terreno. Tutto il paese conta su di me. Ne va dell’integrità di Bedlam Creek, e ho giurato che l’avrei difesa.?
L’asta di un terreno di cui sa tutto il paese? Io non ho mai scritto nulla di simile.
Questo pensiero non fa in tempo a radicarsi in me che con un sospiro esasperato River solleva entrambe le braccia e porta le mani alla falda del cappello, mettendo in risalto il torso scolpito, e, con mio grande imbarazzo, non riesco a non guardarlo. ? come un poster con uno stereogramma ipnotizzante. ? assurdo, non sono mai stata attratta da un torso. Ad accendermi sono sempre stati gli avambracci ben fatti e l’ironia caustica. Ma questo torso specifico…
?Un attimo? dico con il fiato penosamente corto, fiondandomi all’armadio per frugare alla svelta e vedere se per caso Henry non ha dimenticato qualcosa. Proprio sul fondo trovo una maglietta che gli ho regalato lo scorso Natale. ? verde acido e sul davanti c’è la faccia di William Shakespeare. Sotto c’è scritto BARDO GAGLIARDO.
?Tieni? dico porgendogliela. ?Non riesco a concentrarmi con il tuo… insomma…?