Romantic hero(23)
River raccoglie il cappello dal tavolino e passa il pollice sulla falda. ?L’amore della vita? Temo di non poter capire cosa stai passando. Non mi sono mai…?
Non fa in tempo a terminare la frase che suona il citofono, un assordante trillo elettrico che, con mio grande stupore, lo fa trasalire. Il cappello cade sul divano e la coperta gli scivola di dosso, scoprendogli il torso. ?Che cazzo è?? domanda confuso. ?Sembra l’allarme antiaereo.?
?Il citofono. Sarà il postino? rispondo, ricordando che l’altra sera da ubriaca ho acquistato su internet una tinta per capelli biondo platino, dei sottaceti gourmet e l’autobiografia di Stanley Tucci.
Mentre lui si alza, con l’asciugamano ancora miracolosamente stretto in vita, schiaccio in automatico il pulsante del citofono per aprire il portone e farfuglio al postino che può lasciare il pacco nell’androne. Mi volto e vedo River stiracchiarsi con un poderoso ruggito da orso.
?Mi stai fissando? mi informa.
?Non è vero? ribatto, abbassando lo sguardo mentre mi chiedo vagamente se la circonferenza dei suoi bicipiti superi quella delle mie cosce. ?Prestante? è l’aggettivo che mi viene in mente. Oggigiorno non capita spesso di vedere una prestanza autentica. Ed è un gran peccato.
Azzardo un’altra occhiatina.
River alza le mani in aria. ?Sul serio??
?Scusa, scusa? bofonchio, arrossendo. ?Mi impegnerò di più. ? solo che non sono abituata a…?
Vengo interrotta da tre colpi alla porta di casa… Il postino non avrà sentito che gli ho detto di lasciare il pacco nell’androne.
Con lo sguardo rispettosamente basso, passo accanto a River e apro la porta.
?Gert! Eccoti.?
Mi sforzo da morire di non esternare il mio sconcerto, perché è la prima volta che vedo Henry da un mese, e mentre io verso in uno stato pietoso a causa del dolore, lui sta… benissimo. I capelli in genere un po’ spettinati sono ben tagliati, e indossa una camicia button-down con un taglio molto più elegante rispetto a quelle di lino stropicciato che porta di solito. Ha anche cambiato gli occhiali: ne porta un paio con una grossa montatura nera squadrata che fa pensare a un travestimento.
Mi rivolge un sorriso caloroso. E poi, guardandomi meglio, inarca un sopracciglio.
?Hai una strana luce negli occhi. E sei tutta rossa in faccia! Ho interrotto un allenamento casalingo? No, non è possibile? dice con una risatina. ?Mmm, sei in compagnia? Monella che non sei altro.? Lancia con fare scherzoso uno sguardo alle mie spalle, sicuramente non aspettandosi di trovare un uomo che sembra il modello sulla copertina di un romance fermo impalato nel mio soggiorno. Rimane di stucco. ?Ah!? esclama con voce acuta. Dà un colpetto di tosse e pronuncia le parole successive con un tono di un’ottava più profondo della norma. ?Non… Accidenti. Non… Ehm, salve.? Entra dentro e porge la mano a River. ?Sono Henry.?
River afferra la mano e la scuote con tale vigore che temo possa spezzare il braccio di Henry che, per la cronaca, non è grosso come una coscia. Nel frattempo si lascia sfuggire un verso strano, a metà tra un saluto e un grido.
?Ehilà? risponde River sollevando il mento. ?Io sono…?
?Un semplice amico!? intervengo subito. ?Un semplice amico che ha passato la notte sul divano!?
Henry osserva il torso e allarga leggermente le narici.
?Henry…? dice assorto River, squadrandolo un secondo da capo a piedi. ?Ah, saresti quell’Henry? Quello che le ha spezzato il cuore? Oh…?
?Spezzato il cuore?? ripete Henry con una risata nervosa… Una risata che non avevo mai sentito prima. ?Be’, insomma, la situazione è un po’ più complessa, ovviamente.?
?Ti andrebbe una tazza di tè, Henry?? domando fulminando River con lo sguardo. ?Oppure un caffè? Un succo di frutta?? Gli faccio cenno di accomodarsi sulla sua poltrona preferita e gli sorrido, felicissima che sia qui, a casa, com’è giusto che sia. ?Mi fa molto piacere vederti.? Mi si incrina un po’ la voce.
?Non mi trattengo. Non volevo interrompere…? si limita a rispondere.
?Non hai interrotto nulla!? esclamo, la voce più acuta e molto, molto più forte di quanto volessi. Do un colpetto di tosse e indico River. ?? un semplice amico.?
?Se l’offerta è valida anche per me, un caffè io lo prendo volentieri, Gertie.? River si avvicina al divano e raccoglie lo Stetson per calcarselo in testa. Henry lo osserva per qualche secondo, come se River fosse frutto della sua immaginazione.
?Okay, allora? dice infine, distogliendo l’attenzione da lui per rivolgerla a me. ?Ehm. Ho fatto giusto un salto per vedere come stavi. Nulla di che. Ieri sera non hai risposto al mio messaggio e siccome in genere rispondi subito volevo assicurarmi che stessi bene. E a quanto vedo direi di sì.?
Ha ragione, di solito rispondo a tutti i suoi messaggi pochi secondi dopo che mi vibra il telefono. Il pensiero che tenga ancora così tanto a me da essere venuto a controllare di persona come sto mi scalda il cuore.
?Sto bene!? rispondo con brio, allungando timidamente una mano per sfiorargli un braccio. ?Ti avrei risposto stamattina, scusa.?
?Nessun problema. Sono contento che vada tutto bene.?
?Tutto bene, sì. E tu??
Annuisce rapidamente. ?Anch’io. Ho parecchio lavoro. Scrivo e riscrivo. Mi hanno chiesto di tenere una lezione a Cambridge. E un’agenzia di produzione vorrebbe acquistare i diritti di Cerchie giuste per trasporlo in uno spettacolo da portare in scena al National Theatre. Quindi sì, tutto bene.?