Romantic hero(22)



?Non ti azzardare a offrirmi un’altra tazza di tè, Gertie.?

Ammutolisco e annuisco. Ci sta. Anch’io ho la sensazione che non basterà una bella tazza di tè per capire come risolvere questo casino.





13




NON appena mettiamo piede in casa do a River un telo pulito per asciugarsi e mi faccio una doccia tiepida. Non solo per togliermi la pioggia di dosso, ma anche per calmarmi un po’. Che giornata stranissima. Ho sempre saputo di avere una fervida immaginazione. Un giorno a scuola sono riuscita ad autoconvincermi che uno degli insegnanti fosse Bansky e insieme a qualche compagno riluttante ho provato a condurre un’indagine approfondita per dimostrarlo… Ma nemmeno io avrei potuto inventarmi una situazione simile.

Infilo l’accappatoio di jersey azzurro e vado in soggiorno per dire a River che la doccia è libera. Lo trovo abbioccato sul divano, l’asciugamano annodato in vita, il cappello in grembo, le braccia spalancate come se stesse invitando qualcuno ad abbracciarlo. Che palle. In realtà volevo proporgli di andare a dormire in albergo, perché far dormire un estraneo a casa mia mi pare una mossa parecchio incauta.

Dovrei svegliarlo? Sì. Dovrei assolutamente. Sarebbe la cosa più giudiziosa da fare, e la mia storia personale testimonia che sono una donna molto giudiziosa. Allungo una mano per scuotergli una spalla, ma quando River inizia a russare leggermente, corrugando la fronte, ho un sussulto. Affonda ancora un po’ la testa nel cuscino, e il suo respiro si regolarizza con un flebile sospiro. Ritraggo la mano. Dev’essere ancora più esausto di me. Lo osservo un attimo: quando dorme il suo volto non incute timore. ? piuttosto angelico, anzi, con le carnose labbra rosate e il lieve rossore sugli zigomi alti. Anche se lo mettessi alla porta, non credo potrebbe pagarsi una camera d’albergo. L’ha detto pure lui che le uniche cose che ha con sé sono un borsone pieno di jeans e l’armonica di suo padre. E di sicuro non posso addebitare il costo di una camera d’albergo londinese sulla mia carta di credito, soprattutto considerando quanto sono in ritardo sulla consegna del libro. Probabilmente è meglio lasciarlo lì e cercare una soluzione dopo aver riposato un po’.

Con passo felpato, facendo meno rumore possibile, vado all’armadio e prendo una copertina di cotone dalla mensola in alto. Torno indietro, sposto delicatamente il cappello e gli stendo la coperta addosso fino al collo. Ecco. Così dovrebbe stare abbastanza comodo.

Dopo aver spento tutte le luci, sfinita, mi stendo a letto e controllo il cellulare. Con un tuffo al cuore vedo che, oltre a un paio di casualissimi messaggi di Bridget per sapere come va, è arrivato anche un messaggio di Henry.

Henry

Scusa per prima, Gert. La giornata è volata e non sono riuscito a richiamarti. Ti penso. Spero che tu stia bene. Un abbraccio. Ci sentiamo presto.



Gli eventi allucinanti che si sono verificati mi hanno talmente assorbita che non mi sono nemmeno accorta che non mi ha richiamata.

Stringo il telefono al petto, coccolandolo, e poso la testa sul guanciale per cercare di non pensare troppo al fatto che c’è un cowboy cattivo immaginario che dorme sul mio divano.

Henry. Quello reale è Henry.

E mi sta pensando.

Nel petto mi sboccia un barlume di speranza.


Quando mi sveglio, l’indomani mattina, River si trova nella stessa posizione in cui l’ho lasciato ieri sera. Non si è mosso di un millimetro, ha ancora la coperta rimboccata sotto il mento e le braccia spalancate. Cavolo, doveva essere proprio a pezzi. Aspetto che il petto si sollevi e, una volta appurato che non è morto, prendo il portatile sul comodino e apro il file Word dell’apocalisse, ossia il manoscritto dell’ultimo volume di Bedlam Creek. Come faccio ogni benedetta mattina da quando se n’è andato Henry, scorro il documento vuoto e prego che sia il giorno in cui Cassidy si decide a farmi visita. Se la cerimonia di manifestazione è stata così potente da far piombare accidentalmente in casa mia River, di certo potrà riaccendere la scintilla che mi manca così tanto, no?

Chiudo gli occhi e torno a visualizzare la proposta di matrimonio che Ethan ha fatto a Cassidy. Eccolo lì, in ginocchio, serio e speranzoso come non mai. Praticamente tutti gli abitanti di Bedlam Creek li stanno guardando, e la piazza del paese attende la risposta di Cassidy.

Okay, e poi che succede? mi domando.

Su, cervello! Ce la puoi fare! Devi! Impegnati, cazzo!

Riapro gli occhi, scoraggiata.

Niente. Niente di niente. Ancora.

Uffa.

Fino a qualche tempo fa pensavo che il blocco dello scrittore fosse una specie di leggenda metropolitana. Una scusa pseudo artistica usata da chi scrive per prendersi una pausa nei giorni in cui semplicemente non ha voglia di lavorare. Povera scema. Il blocco dello scrittore esiste eccome. Ed è tremendo. Invento storie fin da quando ero bambina, mi è sempre venuto spontaneo. Ora invece sembra che qualcuno mi abbia riempito la testa con un enorme batuffolo di ovatta.

Dimenticandomi per un attimo che ho in casa un ospite che sonnecchia, borbotto frustrata. Al che River si sveglia. Apre gli occhi a fatica, un barlume di speranza gli illumina il viso, ma poi si rende conto di trovarsi ancora nella fottuta Inghilterra. ?Che palle? farfuglia. ?Speravo che fosse stato solo un brutto sogno.?

?Lo speravamo entrambi? rispondo con una smorfia. ?Mi dispiace se ti ho svegliato.? Indico il portatile. ?La mia fantasia è andata proprio a farsi benedire. Tra due settimane devo consegnare l’ultimo romanzo della saga e non riesco a scrivere mezza parola.? Mi sfrego gli occhi con entrambe le mani. ?Ho il cervello completamente in tilt. A quanto pare, perdere l’amore della vita dà il colpo di grazia alla creatività.?

Kirsty Greenwood's Books