Romantic hero(4)
?Quali cocktail hai provato ieri sera?? domanda, notando la mia condizione. ?Tutti quanti??
?Solo il Tequilatini? rispondo con una smorfia, premendo una mano sulla fronte. ?Fortissimo. Squisito.?
?Come ho già detto, il buon vecchio signor Tucci è un intenditore.?
Mentre procede ad aprire il Tupperware, lancio uno sguardo al telefono. Una chiamata persa di Bridget. Niente da parte di Henry. Niente da parte di Henry. Niente da parte di Henry.
Spengo il cellulare, tolgo gli occhiali da sole per mettere quelli da vista e rimango di stucco, come ogni volta che la signora Casablancas mi mostra le sue ultime creazioni. In genere si accordano alla stagione o alle sue riflessioni settimanali. Spesso sono adornate di paillettes, strass o gemme estratte da spille scovate in negozi dell’usato. Per me sono uniche, ma ho sentito qualcuno definirle ?alquanto inquietanti? e una volta ?brutte come la fame?.
?Wow!? esclamo osservando le varie alternative che mi presenta: un Fedora realizzato con un asciugamano rosa, un cappellino da baseball ricoperto di mini cappellini da baseball, un berretto bordato di fiamme in feltro rosso e arancione. Prendo un basco rosso con un grosso ragno fatto di scovolini applicato su un lato. Gli occhi sono realizzati con piccoli smeraldi. In effetti questo non è male. Per la prima volta da quando acquisto i suoi cappelli, ne ho trovato uno che non mi dispiace affatto.
?Ricorda le atmosfere di Tim Burton, eh?? fa la signora Casablancas con un sorriso, strappandomi il cappello di mano per piazzarmelo in testa. ?Mi sono vista tutte le puntate di Mercoledì e la mia passione per il macabro si è riaccesa.? Prende dalla scatola uno specchio a mano dorato e me lo porge.
Sembro matta da legare.
?Ti piace?? mi domanda la vicina.
?Lo adoro? rispondo senza esitazioni. ?Lo prendo, grazie.?
?Questo viene un po’ di più, cara. Per gli occhi di smeraldo, sai. Ti andrebbe bene cinquanta sterline??
Trasecolo, ma non lo do a vedere. Una volta ho aperto una busta destinata a lei che per sbaglio era finita nella mia cassetta della posta: era una lettera della banca che le negava un prestito. Londra è sempre più cara, e da quel che ho letto su internet la pensione di un docente universitario lascia alquanto a desiderare.
?? un affarone? le dico.
Tutta contenta, la signora Casablancas mi dà un bacio sulla guancia e la familiare fragranza di fiori d’arancio del suo shampoo per un attimo mi risolleva il morale.
?Gertie, sei la cliente più fedele che ho. Mi hai rallegrato la giornata…? Dopodiché fa una smorfia e sospira. ?Ma purtroppo non sono venuta qui per farti vedere i miei strepitosi cappelli. Devo dirti una cosa… E dubito che ti piacerà.?
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?ODDIO! Che c’è?? Mi preparo psicologicamente, il trauma causato dal preambolo all’annuncio di Henry del mese scorso, simile a questo, mi dà la tachicardia, nonostante la signora Casablancas non sia l’amore della mia vita e non potrebbe mai dirmi qualcosa che mi distruggerebbe come quello che mi ha detto lui. Eppure, le tempie mi si imperlano lo stesso di sudore.
?Ti… Ti ho sentita ieri sera? continua a bassa voce, le labbra distorte in una smorfia imbarazzata.
La guardo sconcertata. ?Come, prego??
?Ti ho sentita mentre stavi nella vasca da bagno, Gertie. Piangevi. In realtà sembrava più che altro un lamento.?
?Oh, no. Mi ha sentita? Mi dispiace tanto! L’ho disturbata mentre cercava di prendere sonno??
?Non è la prima volta che succede. Ormai sono trenta giorni di fila che capita ogni benedetta sera. Quel lamento inizia a tormentarmi.?
Divento paonazza di vergogna. ?Perché non me l’ha detto prima?? domando con voce stridula. ?Avrei pianto contro un cuscino! Bastava che mi dicesse di piangere piano!?
La signora Casablancas scrolla le spalle e il movimento fa ondeggiare gli appariscenti orecchini di zaffiro. ?La prima settimana, Henry se n’era appena andato, avevi il cuore spezzato e ho pensato che dovevi sfogarti. La seconda ogni tanto canticchiavi, e mi era parso un miglioramento, anche se erano sempre canzoni piene di malinconia. La terza settimana hai smesso di cantare e i pianti sono diventati più forti. Poi ieri sera ti ho sentita urlare: “Gesù mio, perché a me? Perché a me? Aiutami, Gesù mio!” E temo che per me sia stato troppo, soprattutto dal momento che spesso ti ho invitata a venire in chiesa con me e non hai mai accettato, neanche una volta.?
?Ieri sera ero ubriaca? ribatto fiaccamente, la vergogna che mi brulica dentro come un esercito di formiche. ?E al momento sono molto, molto avvilita. Io ed Henry siamo stati insieme quasi quattro anni. Pensavo che ci saremmo sposati! Pensavo che saremmo invecchiati e ci saremmo rimbecilliti insieme. Pensavo…?
?? ora che tu ti riprenda, Gertie? taglia corto la signora Casablancas.
Mi premo le mani sulle guance che avvampano e sospiro. ?Lo so. Lo so benissimo. Ci sto provando. Voglio riprendermi. Detesto sentirmi così a pezzi.?
?Non è bello lasciarsi, lo sanno tutti.? La signora Casablancas sventola una mano con impazienza. ?Bisogna elaborarlo, certo. Ma piangersi addosso? Piangersi addosso è come entrare nelle sabbie mobili. Più sprofondi, più fatica farai a uscirne.?
Vorrei poter dire che non mi sto piangendo addosso, ma so che non è vero. Mi sto crogiolando nell’autocommiserazione. Ci sguazzo come Squish nelle pozzanghere fangose di Hyde Park. ? l’unica cosa che mi sento in grado di fare al momento. L’unica cosa che mi impedisce di scivolare verso un amaro cinismo, che, per un’inguaribile romantica come me, sarebbe il colpo di grazia. Se non mi crogiolassi in questa tristezza un po’ melodrammatica, cos’altro mi resterebbe? La gelida realtà impietosa della mia vita? Anche no, grazie tante. Guardo a terra e sospiro. Come cavolo ho fatto a ridurmi così?