Romantic hero(8)





Redigo i miei desideri in bella grafia.

Musica da spa traccia 1 finisce e dal cellulare della signora Casablancas parte Let’s Stay Together di Al Green. Sconvolta, riapro gli occhi di scatto. ? la canzone mia e di Henry! Lo abbiamo stabilito al nostro primo appuntamento ufficiale, perché l’avevano messa nel bar in cui ci trovavamo. Un sorriso addolorato mi sfiora le labbra mentre ripenso a Henry che dice: ?Sai, Gertie, se adesso ti baciassi, questa diventerebbe la nostra canzone?. E in risposta io mi ero avvicinata.

Voglio tornare con Henry.

Lancio uno sguardo alla signora Casablancas intenta a scrivere, con un sorrisetto enigmatico sulle labbra.

Prima che sbirci il mio foglio e mi rimproveri, scrivo ?Voglio tornare con Henry?, infilandolo in mezzo agli altri desideri. Dopodiché, seguendo le sue indicazioni, porto il foglio sopra la fiamma di un cero e lo osservo ardere e sprigionare un filo di fumo, mentre una manciata di cenere argentea va a posarsi sulla copertina di un volume di Bedlam Creek.

Voglio tornare con Henry.

La signora Casablancas lancia uno sguardo al cielo che sta scurendo e solleva le braccia. Quando apre la bocca, la sua voce melodiosa risuona e inizio a preoccuparmi che i vicini possano sentirla e presentare reclamo per schiamazzi notturni.

?Invochiamo l’universo, l’etere, Dio, le magnifiche dee della creatività, Lady D, Buddha e chiunque e qualsiasi altra cosa si trovi lassù affinché ci aiuti a ottenere quello che ci serve.? Congiunge le mani in segno di preghiera. Con un certo disagio, la imito. Sembra quasi che io esca dal mio corpo e osservi la scena dall’alto. E non è un bel vedere. Che ne è stato di me? Come mi sono ridotta?

?Vi preghiamo di accettare la nostra immensa gratitudine in questo luogo sacro e di aiutarci a scatenare tutto il nostro potere.? La signora Casablancas mi lancia un’occhiata tagliente.

?Che c’è??

?Esprimi la tua gratitudine, Gertie.?

?Ah, scusi! Già, eh, grazie a tutti. Grazie, dee e, ehm, Buddha!? dico. ?Molto gentili.?

?Ottimo.?

Quando i fogli si inceneriscono completamente, la signora Casablancas si pulisce le mani sul caftano e tutta contenta mi domanda che desideri ho espresso.

?Oh, ho scritto solo cose che riguardano la conclusione del libro? mento, togliendo la cenere dalla copertina del libro.

Annuisce soddisfatta.

?E lei che desideri ha espresso??

?Ah, ho chiesto, ehm… che mi giunga una stimolante opportunità creativa.?

Mentre parla evita il mio sguardo, spegne in fretta le candele e intonando una canzoncina stonata inizia a rimettere le cose nella valigetta.

Socchiudo gli occhi. Ha mentito anche lei!

Per un istante mi chiedo che cosa abbia chiesto davvero, ma poi mi rendo conto che in effetti non ha alcuna importanza e ridacchio tra me e me.

Tanto non è che questa roba funzioni davvero.





6




Cara Gertie,

come va con il libro? Non serve che lo finisci tutto prima di mandarmelo, lo sai, vero? Posso leggerlo capitolo per capitolo. Non aspetto altro! E poi sei proprio sicura di non voler partecipare alla tavola rotonda al Festival del romance di Londra? Sarebbe bellissimo se incontrassi i lettori e le lettrici dal vivo e sicuramente farebbe molto piacere anche a loro. Potrebbe essere divertente!

Baci, Bridget



CINQUE minuti dopo ricevo un’altra e-mail, sempre da Bridget.

Ps: Scusami, mi sono appena accorta che oggi è il compleanno di Josie. Ti mando un abbraccio forte. Baci baci.



Quando l’indomani mattina arrivo all’ingresso del cimitero di Islington e St Pancras spero con tutto il cuore che sia davvero la volta buona che riesco a deporre i fiori sulla tomba di Josie… Una cosa che ho provato invano a fare più volte da quando è morta. Ogni anno, il giorno del suo compleanno, a Natale e nell’anniversario della sua morte, vado dal fioraio vicino a casa per comprare un mazzolino di fiori di camomilla (i suoi preferiti), prendo l’auto, guido fino al quartiere di East Finchley, parcheggio e mi trascino fino all’enorme cancellata in ferro battuto del camposanto. A quel punto mi viene un piccolo attacco di panico, giro puntualmente i tacchi e me ne torno di corsa a casa, scusandomi mentalmente con Josie e promettendole che la prossima volta ce la farò di sicuro, di sicuro.

Oggi è la giornata perfetta per riuscirci. La temperatura è mite, qualche cauta nuvola stempera la luce abbagliante del sole d’agosto, un alito di vento fa frusciare le foglie sugli alberi come se mi stessero salutando. Ma non appena scorgo il cancello del cimitero capisco che oggi andrà esattamente come tutte le altre volte. Il mio cervello non fa neanche in tempo a ragionare che il corpo rimane paralizzato sul vialetto di ghiaia, i piedi si rifiutano di avanzare di un solo millimetro. Con un lembo della maglietta a maniche lunghe mi asciugo sommariamente le gocce di sudore che iniziano a imperlarmi la fronte.

Porca miseria.

Non è che non abbia voglia di andare a trovarla. Ce l’ho. Ovvio che ce l’ho. Vorrei raccontarle tutti i miei casini e immaginare i consigli spassionati che mi darebbe. Vorrei riferirle la discussione piccante tra due tizi che ho origliato in coda al fast food e immaginare la sua assordante risata sguaiata pensando a quanto sia bello averla scatenata. E, soprattutto, vorrei chiederle scusa. Per la discussione che abbiamo avuto il giorno in cui è morta. La psicologa da cui sono andata nel periodo immediatamente successivo ha detto che chiedendole scusa ad alta voce, davanti alla sua tomba, il senso di colpa si sarebbe attenuato. E forse se avessi continuato ad andarci avrei capito come farlo. Ma poi ho conosciuto Henry. Ed è stato più semplice… stare meglio insieme a lui. Lasciarmi distrarre da lui. E il punto è che, quando arrivo al dunque, la cruda realtà di parlare a Josie davanti a una lapide… non riesco fisicamente a tollerarla. Non mi va. Punto. La verità è che preferisco pensare che Josie se ne sia andata per un po’, che sia partita per qualche folle avventura, sicura che prima o poi tornerà. Questa finzione, questi diversivi costanti sono molto più facili da gestire per il mio fragile cuore. Josie è sempre stata la più coraggiosa tra le due. E poiché non è qui a mostrarmi come fare, tirare fuori il coraggio mi sembra un puzzle di cui non sono in grado di venire a capo.

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