Romantic hero(5)



?Sei appena tornata single!? trilla la signora Casablancas, prendendo un biscotto dalla scatola di latta aperta sul tavolo per sbocconcellarlo. ?Non dovresti uscire con le amiche? Lanciarti in avventure bollenti e senza strascichi? Andare a ballare nelle discoteche di Soho e darti alla pazza gioia??

?Non sono tipa da avventure bollenti e senza strascichi.? Mi indico. ?“Nei secoli dei secoli, amen?” ? questo che voglio. Lo voglio da morire. Darmi alla pazza gioia senza coinvolgimento sentimentale? Non fa per me.?

La signora Casablancas annuisce un po’ contrariata. ?Va bene. Ma sicuramente uscire con le amiche ti tirerebbe un po’ su, giusto? Almeno ti svagheresti e ti sentiresti meno sola, no? Apriresti un nuovo capitolo della tua vita.?

Non voglio aprire un nuovo capitolo della mia vita. A me andava benissimo il vecchio. Rivoglio quello.

?Hai chiamato le tue amiche? Sono certa che sarebbero ben felici di aiutarti a superare questo momento difficile.?

Mi mordo un angolo del labbro. Mi vergogno, ma la verità è che dopo aver conosciuto Henry, per qualche ragione, ho perso le amicizie per strada. Non sono mai stata una persona che ha bisogno di un sacco di amici, perché ho sempre avuto al mio fianco Josie. Però, a mano a mano che mi isolavo nella mia relazione, i pochi che avevo sono spariti. Le amicizie vanno coltivate, e il bozzolo che mi ero creata con Henry fagocitava ogni secondo libero che avevo. E quando non stavo con lui, ero assorbita dalle vite dei miei personaggi. Non mi sentivo mai realmente sola, quindi per la maggior parte del tempo ero abbastanza soddisfatta.

Mi viene in mente Alicia, che ho conosciuto l’anno scorso alla festa di un editore. Le ho dato buca per il cinema perché Henry si era beccato un’influenza tremenda. La seconda volta le ho tirato bidone all’ultimo minuto perché il New Yorker aveva appena rifiutato un racconto di Henry, e lui mi aveva chiesto di restare a casa per tirarlo un po’ su di morale. Da allora mi ha scritto molto meno e… ci sta. Al pensiero di quello che ha detto Henry, sul fatto che la mia vita girasse intorno a lui, avverto una fitta al cuore.

Mi schiarisco la voce. ?Be’, anche se mi piacerebbe andare nelle discoteche di Soho con tutti gli amici che ho, devo convogliare ogni briciolo di energia nella stesura dell’ultimo volume della saga di Bedlam Creek.?

La signora Casablancas ingoia il resto del biscotto, sgranando gli occhi. ?Non hai ancora finito? Oh, mamma santissima!?

Le rabbocco la tazza di tè e scoppio in una risata cupa. ?Negli ultimi tempi non sono molto ispirata. E poi, insomma, i lamenti in bagno mi hanno impegnata parecchio.?

?Lo scorso inverno ho avuto lo stesso problema? mi confessa, bevendo un bel sorso. ?Di punto in bianco, totale stasi creativa.?

?Mi spiace. ? tremendo.?

?Puoi dirlo forte. Per tre settimane intere non ho realizzato un bel niente. Zero cappelli, zero vestiti, nemmeno una fodera di cuscino, e sai quanto mi piaccia confezionarle.?

Lancio un’occhiata al mio divano: trabocca di cuscini con le fodere acquistate nel corso degli anni dalla signora Casablancas. ?Lo so, sì.?

?Quand’è successo, mi sono detta: “Ci siamo! Ho esaurito tutta la mia vena artistica. Tanto vale che muoia! Che senso ha una vita senza creare?” Ma poi ho letto un post sulla manifestazione dei propri desideri e mi ha incuriosito subito. Hai mai sentito parlare di “manifestazione creativa”, Gertie? ? stupefacente. Aled della biblioteca mi ha dato alcuni libri, ho trovato degli articoli su internet e ho guardato un video su YouTube intitolato Scatena la tua magia con le manifestazioni. Il giorno dopo – il giorno dopo, hai capito bene – la mia vena creativa ha ripreso a scorrere come il Gange.?

?Manifestazione? Fantastico, ma di preciso cosa…?

Non faccio in tempo a terminare la domanda che la signora Casablancas sbatte entrambe le mani sul tavolo della cucina, facendomi prendere un colpo. Dalla sua tazza fuoriesce un po’ di tè che bagna il taccuino in cui non ho scritto neanche mezza parola. ?Facciamone una per te, Gertie!? esclama. ?Una cerimonia di manifestazione. Stasera ci sarà la luna piena, un elemento imprescindibile affinché funzioni. ? destino! Facciamola! Ti aiuterà a uscire dal blocco dello scrittore, te lo garantisco.? Si alza da tavola e inizia a rimettere i cappelli nel Tupperware. ?Sta’ tranquilla, penso a tutto io.?

Faccio una smorfia. Come faccio a dirle di no senza offenderla?

?Una cerimonia di manifestazione? Per quanto io mi consideri una persona spirituale, signora Casablancas, mi sembra un pochino…?

?Fuffa da fricchettoni? L’ho pensato anch’io quando ho letto quel post. Ma ero talmente disperata che ero disposta a provarle tutte. E tu non sei disperata, Gertie??

Penso a Ethan in ginocchio che regge una scatolina con all’interno l’anello. A Cassidy che lo osserva, combattuta tra l’amore che prova per lui e la paura di quanto quell’amore la faccia a tratti sentire impotente. Entrambi bloccati nell’ultimo capitolo del quarto volume, in eterno. Non posso lasciarli in quel limbo. ? da quella assurda mattina sconsolata di quattro anni fa in cui sono apparsi nitidamente nella mia testa che non vedo l’ora di regalare a Ethan e Cassidy il loro lieto fine.

Era il 20 agosto, il giorno del compleanno di Josie, e non era passata neanche una settimana dal suo funerale. Ero entrata nella vasca per piangere immersa nella schiuma dal rasserenante profumo di lavanda quando d’un tratto mi era apparsa una ragazza che si chiamava Cassidy Oakley, sgargiante e vivida come un’immagine ad alta definizione. Aveva all’incirca venticinque anni, i capelli biondi e le guance rosee, e stava guidando: superava a tutta velocità un cartello in legno che recitava BENVENUTI A BEDLAM CREEK, TEXAS, cosa che mi era parsa strana, dal momento che non sono mai stata in America, figuriamoci in Texas. Eppure eccola lì, come in un film proiettato nella mia mente, diretta al funerale del suo padre cowboy, Big Chip Oakley, agitata al pensiero di incontrare River, il suo malefico fratellastro cowboy, ma desiderosa di rivedere il ranch Oakley, il luogo in cui era cresciuta, dopo quasi dieci anni. Avevo letto di alcuni autori a cui era arrivata l’ispirazione così: l’apparizione fulminea di personaggi già formati e pronti a partire. Era quindi successo anche a me in bagno, durante un crollo emotivo?

Kirsty Greenwood's Books