Romantic hero(6)



La curiosità, il diversivo offertomi da quella visione mi avevano dato grande sollievo, soprattutto dal momento che l’unica emozione che provavo dalla morte di Josie era un dolore implacabile accompagnato da un senso di colpa lacerante. Ricordo che le lacrime si erano placate a mano a mano che mettevo a fuoco quella biondina spigliata dall’aria decisa alla guida della sua decappottabile rossa, talmente presa a cantare Kate Bush che per un pelo non aveva investito l’affascinante dottorino che attraversava in bicicletta la strada polverosa. Quel ragazzo era Ethan Calhoun, e non era rimasto positivamente colpito. L’immagine mi aveva folgorata. Di cosa aveva bisogno Cassidy? Che ruolo aveva quel bel ragazzo intelligente incontrato per strada? E che cosa sarebbe successo al famoso ranch Oakley ora che Chip era morto? Cassidy avrebbe avuto l’occasione di tornare a vivere nel luogo che amava tanto? Oppure il malvagio fratellastro sciupafemmine le avrebbe messo come suo solito i bastoni tra le ruote?

Josie mi aveva sempre incoraggiata a perseguire le mie ambizioni letterarie, a non accantonare più i miei desideri. Diceva sempre: ?Tira fuori un po’ di grinta, Gertie!?, un invito a dimostrare al mondo di cosa ero realmente capace. Perciò avevo preso l’apparizione improvvisa di Cassidy, proprio quel giorno, come un segno: forse dovevo provare davvero a scrivere un libro. Ed ecco i personaggi e l’ambientazione serviti su un piatto d’argento. Se non altro mi avrebbero distratta dal dolore insostenibile che provavo… Da allora Cassidy, Ethan e i bizzarri abitanti di Bedlam Creek hanno fatto compagnia a questa inglese appassionata di narrativa rosa.

Almeno, così è stato finora.

Penso alle e-mail sempre più insistenti di Bridget. Ai messaggi dei lettori e delle lettrici che mi scrivono di aspettare con ansia l’uscita del volume finale della saga. Di essere impazienti di vedere Cassidy Oakley ottenere tutto ciò che ha sempre voluto, Ethan Calhoun terminare la specializzazione in Chirurgia e River Oakley ricevere finalmente la punizione che merita. Penso a quanto mi manchino queste persone che per anni hanno affollato la mia mente. Ne ho nostalgia.

?Insomma, la faccia disperata ce l’hai di sicuro? mi dice la signora Casablancas. ?Senza offesa.?

?Si figuri? mento. ?E ha ragione: sono davvero disperata. Ma non credo che una cerimonia…?

?Gertie, se non fosse per la cerimonia di manifestazione che ho officiato per me stessa, adesso non avresti in testa quel cappello spettacolare. Quel cappello non esisterebbe neanche! Mi spiace, ma devi uscire dal tunnel in cui sei finita. Non reggo più quei lamenti. Nemmeno per una sera. Sul serio, che cos’hai da perdere??

La signora Casablancas solleva il contenitore di plastica con i cappelli e si avvia verso la porta. La precedo per aprirgliela. L’ultima cosa che vorrei fare stasera è partecipare a una folle cerimonia con la mia vicina di casa. Avevo un bel programma per la serata: altri cocktail di Tucci, altre pietanze da asporto a base di carne e altri pianti soffocati dal cuscino anziché nella vasca da bagno. Ma non riesco a dire di no alla signora Casablancas: non solo perché non sarebbe molto carino da parte mia, ma anche perché in questo periodo è l’unica persona che ho accanto. Ci sono sempre la mamma e il papà, mi ricorda una vocina nella testa. La scaccio come al solito.

?D’accordo? dico alzando le mani in segno di resa. ?Ci sto. Ha ragione: è pietoso non avere nulla da perdere.?

?Brava la mia ragazza. Vieni qui, Squish!? ordina al cagnolino, che si è nascosto accanto alla libreria per mangiucchiare le ciabatte di Henry, le stesse che forse ieri sera mi sono stretta al petto nei momenti più penosi.

Squish la ignora.

?Squish! Panino al roastbeef!? azzarda allora. In risposta l’animale molla subito la ciabatta e si fionda da lei per sedersi ben composto al suo fianco. La signora Casablancas abbassa la voce e mi dice: ?Non c’è nessun panino al roastbeef, in realtà. Mi sono fatta una vellutata di piselli, ma tanto, essendo un cane, lui non lo sa?. Mi fa l’occhiolino. ?Alle venti in punto. Sul terrazzo condominiale. Porta i tuoi romanzi. Prima ti recapiterò il caftano.?

?Un caftano? Aspetti, perché??

?Fidati? risponde, voltandomi le spalle per tornare con calma a casa sua, con Squish che le zampetta dietro sognando il panino. ?In men che non si dica la tua vena creativa straborderà.?





5




TRASCORRO una malsana porzione del pomeriggio a mangiucchiare cetriolini sottaceto, scorrendo vecchie fotografie di me ed Henry sul cellulare per cercare di capire, per la milionesima volta, il momento esatto in cui sono cambiati i suoi sentimenti. Sono passati appena due mesi dal giorno in cui mi ha organizzato un picnic a sorpresa, mi ha fatto mangiare dei macaron e mi ha suonato una serenata con la chitarra. Adesso invece quando si degna di rispondere ai miei messaggi si limita a un monosillabo o all’emoji con il pollice in su. Butto il cellulare sul letto e lancio uno sguardo all’orologio del forno. Sono le 19.50. ? l’ora della cerimonia di manifestazione non richiesta.

Raccolgo la pila di volumi della saga di Bedlam Creek come ordinato dalla signora Casablancas, infilo la porta e salgo la scala che porta all’enorme terrazzo condominiale che domina i tetti di Bloomsbury e, in lontananza, il profilo argentato e sfocato di Londra. Inspiro il fresco profumo del fazzoletto erboso e l’intensa fragranza emanata dal piccolo orticello di piante aromatiche che la signora Casablancas ha interrato in primavera. Lanciando uno sguardo al cielo violetto scorgo la luna, tonda e bianca come un piatto. Rilasso un po’ le spalle. Adoro il plenilunio.

Kirsty Greenwood's Books