Romantic hero(87)
?Ohi!? esclamo. ?Sembri uno psicopatico. Perché te ne stai lì imbambolato??
?Mi sa che sto vivendo i primi postumi da sbornia della mia vita? risponde, il viso di un pallore malsano. ?Il whisky non mi ha mai fatto questo effetto.? Si guarda le mani, torturandosi le unghie. ?Mi… Senti, mi dispiace se mi sono comportato da stronzo.?
Scuoto la testa. ?Dispiace a me di non averti detto di Cassidy. Pensavo – e lo penso ancora – che fosse la cosa giusta da fare. Tanto non possiamo fare nulla comunque.?
?? dura, eh?? Chiude un attimo gli occhi. ?Sono davvero nel pallone. Dannazione. Come va la caviglia?? mi chiede indicando il gesso.
?Non malissimo. In… In effetti sono a buon punto con il libro. Dovrei finirlo domani? gli dico. ?Ho passato quasi tutta la notte a scrivere. Se ha ragione Bridget, tornerai a casa in tempo per l’asta.?
Espira lentamente. ?E tu rispetterai la data di consegna. Fantastico, gufetta. Davvero fantastico.? Mi sorride, ma gli occhi dicono altro e le spalle si accasciano un po’. ?Ci siamo quasi, allora!?
Annuisco lentamente. ?Ci siamo quasi!?
Ci fissiamo un attimo.
Sollevo il piumone. ?Vieni a letto o no??
Annuisce, sale sul materasso e mi tira a sé, facendo attenzione a non urtare il gesso. Chiudo gli occhi e inspiro il suo profumo, accarezzandogli il collo per poi arruffargli i capelli ancora un po’ bagnati. Mi stampa un bacio sulla testa lasciando che le sue labbra indugino un po’ più del solito.
E poi restiamo distesi così, avvinghiati, mentre il sole che spunta fuori dalla finestra ci getta sulla pelle sprazzi di luce giallo narciso. Di tanto in tanto uno dei due apre la bocca come per dire qualcosa, ma poi fa marcia indietro quando non arrivano le parole giuste. Perché non esistono parole giuste.
Perché in questo momento, in cui condividiamo un tiepido silenzio, ci basta stare così, attorcigliati come due collane in un portagioie.
Mi siedo sul divano, la gamba sollevata sul pouf, e passo tutta la giornata a scrivere, facendo il possibile per non lasciarmi sviare da quello che Aled mi ha detto ieri sera.
E sebbene con ferrea determinazione io riesca a restare in carreggiata con il numero di cartelle, appena mi fermo per grattarmi o andare in bagno o fare due passi in giro per la stanza con le stampelle per riattivare la circolazione, le sue parole riaffiorano nella mente. Un cowboy innamorato?
Non è possibile che River si sia innamorato di me. So che gli sto simpatica e gli piaccio fisicamente. Che mi considera una persona gentile e intelligente, dotata di bei gomiti e un sedere perfetto. Ma innamorarsi? Non ha neanche mai avuto la ragazza. Per sua stessa ammissione ha sempre tenuto chiuso il cuore a doppia mandata. Non molto tempo fa ha dichiarato che non sono nemmeno il suo tipo. E adesso? No. Non può essere. Cerco di dimenticare le parole di Aled, ma è come quando qualcuno parla di un’auto gialla e all’improvviso per strada vedi solo macchine gialle. Ripenso agli ultimi giorni e mi accorgo che ci sono stati diversi momenti in cui effettivamente River si è comportato da cowboy innamorato. O, quantomeno, da cowboy invaghito.
I segnali ci sono tutti. Per esempio, ieri mi ha portato una tazza di tè assolutamente perfetta: non era né troppo annacquato né troppo forte, lasciato in infusione per il tempo necessario, con la quantità di latte giusta. Sono rimasta piacevolmente colpita.
?Ho guardato dei video su YouTube? mi ha spiegato scrollando le spalle con nonchalance. ?Ci sono dei tutorial.?
Ha guardato dei video su YouTube? Per prepararmi una tazza di tè perfetta? ? un segnale.
E poi c’è stata la volta in cui, dopo aver accennato casualmente che per un certo periodo io e Josie siamo state in fissa con i Beach Boys, River ha scaricato una loro playlist da usare come colonna sonora per la nostra cena insieme. Altro segnale.
La sua reazione quando sono caduta da cavallo. Come se vedermi in preda al dolore causasse dolore anche a lui. Altro segnale. E poi il sesso… il modo in cui mi mangia con gli occhi, in cui mi stringe, come se fossi un oggetto prezioso. Il modo in cui mi sorride subito dopo. Sembra l’espressione adorante con cui lo guarda Squish quando lui gli dice: ?Bravo cagnetto?. Altro segnale.
E adesso che è martedì sera, mentre osservo con malinconia fuori dalla finestra, la caviglia che mi duole, sfinita dalle chiacchiere ininterrotte di Cassidy e stufa di stare chiusa in casa, come se nulla fosse River mi solleva per prendermi a cavalluccio sulla schiena e mi porta in giro per il quartiere, fermandosi davanti a tutti i miei negozi e alimentari preferiti per permettermi di guardare le vetrine. Battibecchiamo, ridiamo e ci comportiamo come se non fossimo due persone che a breve non si rivedranno mai più. E invece di scacciare questo pensiero, come ho cercato in tutti modi di fare negli ultimi giorni, lo lascio sedimentare.
? un’eventualità talmente triste da mozzarmi il fiato. Tutti questi momenti divertenti, questa sensazione di novità e di forza che deriva dal semplice fatto di vedermi attraverso gli occhi di questo insolito uomo sciocco, scorbutico, carismatico e sorprendente… svaniranno. Non proverò più questa gioia per il semplice fatto di esistere al mondo in contemporanea a lui. Sparirà tutto. Sparirà River Oakley. Sia dai miei romanzi sia dalla mia vita. Non ci saranno messaggi né telefonate. Non potrò raccontare la storia della mia vita insieme a lui. Non saprò mai come finirà la sua.
Ormai sono quasi arrivata al termine del libro. Le parole scorrono a fiumi. E ora che a Bedlam sono tutti del parere che River sia ancora vivo e se ne sia andato di sua spontanea volontà (e abbondano le cattiverie sul motivo per cui lo avrebbe fatto), Cassidy è più che mai decisa a gestire il ranch Oakley in pianta stabile. Sta lavorando giorno e notte per finalizzare il contratto con un grosso cliente e sembra che ci riuscirà. Finalmente si sente realizzata. Forte, sicura e in grado di affrontare le tempeste della vita come mai prima.