Romantic hero(88)



Contro ogni pronostico, pare che riuscirò a terminare il romanzo domattina.

All’improvviso mi sento male, e durante il tragitto per rientrare a casa appoggio la testa sulla spalla di River e cerco di imprimermi nella mente il caldo profumo inebriante della sua pelle, di archiviarlo affinché mi tormenti quando lui non sarà più qui.

Dopo il giretto del quartiere, River mi porta sul terrazzo condominiale per guardare il sole che tramonta sui tetti della città. Con grande premura mi sistema sulla panchina… Questo colosso d’uomo mi tocca con una delicatezza sconvolgente.

?Non voglio che tu te ne vada? mi sfugge. Mi tappo subito la bocca con una mano. Che cosa stupida da dire, che confessione inutile. Ma, pur essendone consapevole, aspetto con impazienza che River mi risponda, con il cuore che batte forte per una speranza certamente vana.

Lui sgrana gli occhi e schiude le labbra in un fugace sorriso gioioso. Dopodiché la dura realtà riporta il dispiacere sul suo volto. Si acciglia, gli occhi verdi mi fissano con intensità quando si volta a guardarmi sulla panchina. Serra le labbra, quasi stesse lottando contro quello che sta per dire.

?Ho provato a non sentirmi così. Ci ho provato davvero, cazzo? dice, gli occhi lucidi. Fa un respiro profondo. ?Ma a quanto pare la cosa più difficile durante il mio soggiorno qui non è stata cercare un modo per tornare nel mio universo. Ho provato a evitare di…? Si zittisce, sbuffando per la frustrazione. ?Hai idea di quante volte avrei voluto baciarti prima che succedesse?? mi chiede allora. ?Non solo per tutelare te, Gertie. Volevo…? Si interrompe come se fosse in imbarazzo, poi scuote la testa. ?Volevo proteggere anche me stesso. Durante il viaggio in macchina per andare a Little Crumpet, quando mi hai spiegato la regola degli spuntini, ho capito che mi trovavo in una situazione precaria. Non pensavo fosse qualcosa di, sai, reale: mi sembrava più una strana reazione alla folle situazione in cui mi trovavo. Ma dopo la serata del falò…? Arrossisce. ?Il modo in cui mi guardavi mentre ballavamo. Quando ti sei sbellicata dalle risate. In quel momento ho capito che ero finito in guai seri. E poi quando mi hai chiesto di baciarti una volta sola? Non ce l’ho fatta a trattenermi. Al diavolo le conseguenze. Hai demolito il muro che ho alzato per tutta la vita mattone dopo mattone. E allora ho capito che una volta sola non mi sarebbe bastata. Con te non mi basterebbe tutto il tempo del mondo, Gertie.?

Gli premo una mano sulla guancia e con il pollice gli accarezzo l’angolo delle labbra. ?Bella merda.?

?Già.? Mi copre la mano con la sua. ?Bella merda.?

?Devi proprio andartene?? domando con voce all’improvviso esile.

Conosco già la risposta.

River deglutisce e annuisce una volta. ?Devo proprio, Gertie.?

Chiudo gli occhi un secondo e gli stringo la mano. Lo capisco. Adora Bedlam Creek. Farebbe di tutto per proteggerla, anche se non avesse fatto quella promessa al padre. E nonostante abbia un rapporto burrascoso con Cassidy, non vorrebbe mai lasciarla nell’incertezza, a chiedersi in eterno che fine abbia fatto il suo fratellastro. ? un uomo con la U maiuscola. Non lo farebbe mai.

?Tu devi proprio restare qui?? mi chiede.

Mi viene il magone. ?Devo proprio.?

Ci ho pensato. A cosa succederebbe se abbandonassi la mia vita. Se mi aggrappassi alla mano di River mentre scrivo al computer la parola ?fine?, nella speranza di ritrovarmi magicamente anch’io a Bedlam. Ma poi?

Se c’è una cosa che ho capito in queste ultime settimane è che annullarsi, mettere in secondo piano i propri desideri per un’altra persona – a prescindere da quanto tu tenga a lei –, non va bene. La verità è che voglio terminare il romanzo. Voglio andare a trovare Josie tutte le settimane. Voglio che la signora Casablancas bussi di continuo alla mia porta. Voglio stare a Londra. Voglio la mia vita. Quella che mi sono costruita. Quella che sto costruendo.

? un lavoro ancora in corso e intendo portarlo avanti.

?Domattina scriverò la parola “fine”? dico a River.

?Fine? ripete lui con voce rotta.

Intorno a noi il cielo si tinge di blu e le luci ambrate dei palazzi circostanti si accendono una dopo l’altra in uno splendido scintillio, quasi che qualcuno avesse allestito la città apposta per un momento simile.

River mi avvolge tra le braccia e un venticello scompiglia i capelli a entrambi.

Emette un lungo sospiro sommesso. ?Magari in un’altra vita, eh??

Appoggio la testa sul suo petto e scaccio il nodo in gola. ?Già, magari in un’altra vita.?


Quella notte, quando facciamo l’amore, sappiamo che sarà l’ultima volta. Iniziamo volutamente piano piano, curiosi. Ci assaporiamo, ammiriamo, sprofondando tra le curve e gli avvallamenti dell’altro, sperando di imprimerceli nella memoria. Di creare ricordi che ci scalderanno in futuro, quando litigheremo con i rispettivi coniugi, quando ci sentiremo soli o ci annoieremo in coda al supermercato, quando saremo vecchi e fragili. Ci ripenseremo e sapremo che un tempo abbiamo vissuto una magia.

Ci stendiamo sul fianco, l’uno di fronte all’altra, io che lo cingo con le gambe mentre lui mi penetra, implacabile, senza scollarmi lo sguardo di dosso. Mi prende il viso tra le mani. Io premo un palmo sul suo cuore, accordando i movimenti al suo ritmo.

Quando veniamo, urliamo e ci stringiamo fortissimo, schiacciandoci in un miscuglio di sudore e lacrime.

Benché io speri di avere la fortuna di rivivere prima o poi un’esperienza che si avvicini anche solo lontanamente a questa, ho il sospetto che non accadrà.

Kirsty Greenwood's Books