Romantic hero(83)
?Noi ci siamo sempre, Gertie, come ci siamo sempre stati…?
?Lo so.? Mi mordo il labbro. ?Ho smesso di venire a trovarvi perché non volevo più parlare di Josie. Non sopportavo di vedervi così infelici, era più semplice nascondere la testa sotto la sabbia. Ma mi sono appena resa conto che siete gli unici a ricordare quelle cose di lei. Le piccole cose. Nessun altro conosce quei banali episodi quotidiani, a parte noi.? Sospiro. ?E… Non so nemmeno che cosa voglio dire…?
?Sapevamo che ti serviva tempo, cucciola? dice papà con un lieve tremolio nella voce. ?Facciamo tutti del nostro meglio per andare avanti.?
?Però ci manchi da morire? aggiunge la mamma. ?Ci manchi davvero da morire, amore.?
?Verrò a trovarvi in treno? dico, il cuore più leggero appena pronuncio queste parole. So che lo farò sul serio. ?Prima devo risolvere un paio di questioni a casa.? Lancio uno sguardo a River, che finge educatamente di leggere le indicazioni su come lavare le mani. ?Ma poi vengo, okay??
?Preparerò l’arrosto per cena? propone papà. ?E potremmo guardare gli album delle foto.?
?Ce ne sono alcune stupende di te e Jo? aggiunge la mamma.
?Mi pare un’ottima idea? rispondo. E spaventosa, triste e difficile. Ma necessaria.
Riaggancio e faccio un respiro profondo.
? ora di tirare fuori un po’ di grinta.
39
MENTRE River mi porta in braccio su per le scale, la signora Casablancas fa capolino dalla porta di casa sua. ?Oh, no! Che cos’è successo??
?Frossssty Topsss? biascico. ?Sono caduta da una cavallina chiamata Frossssty Topsss.?
?Si è rotta la caviglia? spiega River.
?Oh, mamma!? esclama sconvolta la mia vicina, mentre Squish schizza fuori dalla porta per venire a salutarci. Appena vede River inizia a guaire come un disperato.
?Smettila? gli ordina lui a bassa voce. Squish si tranquillizza subito e si siede per bene, in attesa di ulteriori ordini dal suo eroe.
?Da non credersi!? commenta la signora Casablancas, guardando meravigliata il cagnetto. ?A me non obbedisce così.? Lancia uno sguardo leggermente addolorato a Squish e all’improvviso provo un travolgente moto d’affetto.
?Signora Casablancas, lei è troppo, troppo gentile? farfuglio a fatica. ?Ci tenevo a dirglielo. ? importante che lei lo sappia. Perché non diciamo mai queste cose, eh? Perché abbiamo così tanta paura? ? stupido. Lei è davvero, davvero carinissima, signora Casablancas, e mi sta molto simpatica. E quello che ha fatto al cappello di River…?
?? meglio che entriamo? interviene lui mentre la mia vicina prende le chiavi che penzolano dal suo dito per aprirci la porta. ?Morfina? aggiunge per chiarire.
?Oh, adoro la morfina!? esclama la signora Casablancas, un attimo malinconica. ?? l’unico aspetto positivo di una rottura alla caviglia. Okay. Be’, mi fate sapere se vi serve qualcosa??
?Certo? risponde River. ?La ringrazio.?
Quando ci chiudiamo la porta alle spalle, River mi porta fino al divano, mi stende e avvicina un pouf per piazzarci sopra il mio piede intrappolato in un orrendo gesso giallo.
?Perché è giallo?? chiedo ad alta voce.
?Sei stata tu a dire che lo volevi giallo? spiega. ?Hai detto che aveva la sfumatura precisa di una pannocchia, e che era ingiusto riservare i colori divertenti solo ai bambini. Ricordi??
?Mi pare giusto? dico stringendo le labbra.
Allunga una mano e mi sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio. ?Come stai, gufetta??
?Vedo delle piccole scie di luce e colori, e mi sembra tutto bellissimo. Spero che Frosty Toooops non ce l’abbia con me.?
?Sono certo che non sia la prima volta che le capita.?
?Sono tutta sudata. Ho vomitato??
?Parecchio.?
?Devo lavarmi i denti.?
?D’accordo. Vuoi che ti prepari un bagno caldo? Che accenda una candela? Se vuoi posso avvolgerti il gesso nella pellicola trasparente.?
?Cellofan.?
?Quello che è.?
Dopo aver avvolto il gesso giallo nel cellofan, mi immerge nell’acqua calda, la gamba appoggiata sul bordo della vasca. Quando mi bagna la testa e le spalle con il soffione, sospiro beata. L’acqua non mi è mai sembrata tanto meravigliosa.
?? molto sensuale? dico alla fine.
?Non voleva esserlo? ribatte lui, abbozzando un sorriso. ?Però hai ragione. Siamo due pervertiti??
?I segnali ci sono tutti.?
Mi massaggia la cute per alleviare il cerchio alla testa che mi affligge da un’ora. Dopodiché, con una lentezza estrema, quasi avesse tutto il tempo del mondo, mi lava con delicatezza, facendo attenzione a non urtare la caviglia, e mi chiede di continuo se sto bene, se mi serve qualcosa. L’orologio ticchetta. La candela balugina. E mi calano le palpebre.
?Ti sei spaventato?? chiedo a occhi chiusi. ?Quando sono caduta? Sembravi spaventato.?
?Scherzi? Ero terrorizzato, cazzo? risponde lui, sciacquando il balsamo dai capelli. ?Il pensiero che ti fossi fatta male mi… Volevo che provassi le emozioni che provo io quando vado a cavallo, ma ho esagerato. Mi sono lasciato prendere troppo dall’entusiasmo. Non mi è mai successo. Non è proprio da me. Mi dispiace.?
?Sto benissimo!? replico liquidando le sue scuse. ?Stai tranquillo, non sto poi così male.?
?? stato il chiaro segnale che è meglio che io mi limiti a fare quello che so fare. ? evidente che insegnare non fa per me.?