Romantic hero(85)
?Ohi. Ohi. Cazzo. Ohi? borbotto a mano a mano che mi avvicino a destinazione. Una volta in bagno faccio leva sulla fiacchissima parte superiore del corpo per issarmi sul water, strillando di dolore. Alla fine, in modo alquanto mortificante, riesco a sedermi.
Ecco.
Ce l’ho fatta.
Questa sì che è una ragazza indipendente. Josie sarebbe fiera della grinta che ho tirato fuori. E probabilmente anche un po’ imbarazzata per me.
Ci vogliono all’incirca altri quindici minuti e dei versi stranissimi per tornare a terra senza sbattere la caviglia contro qualcosa. Sudo sette camicie, ma ce la faccio. Con un borbottio di frustrazione ricomincio a trascinarmi sul sedere per tornare a letto, e quando noto che devo pulire decisamente meglio sotto il divano, con mio grande sollievo, sento un tintinnio di chiavi fuori dalla porta.
?Grazie a Dio? bofonchio, appoggiandomi al muro.
Quando la porta si apre, però, non vedo solo River. River, all’apparenza sbronzo marcio, è accompagnato da… Aled il bibliotecario?
?Chiuda gli occhi!? grido appena Aled mi vede sul pavimento e diventa rosso come un peperone. ?Non sono presentabile. Si giri, Aled!?
Si volta subito verso il muro. ?Cavolo? sussurra, infilando le mani in tasca. ?Cavolo.?
?Che cacchio fai lì per terra?? biascica River lasciando cadere la borsa della spesa che tiene in mano, dirigendosi pesantemente verso dove sono rimasta bloccata, sollevandomi e adagiandomi malfermo sul letto, dove mi copro subito con il piumone e i due cuscini… una sorta di muraglia per coprire le nudità.
?Sei ubriaco?? domando a River, squadrandolo. Ho visto quest’uomo ingollare quantità esorbitanti di birra e whisky e nemmeno una volta mi è parso tanto ciucco.
?Forse è colpa mia? confessa Aled con il suo caldo accento dello Yorkshire, girando le spalle al muro per guardarmi con una smorfia dispiaciuta. ?Stavo per staccare dal lavoro quando è arrivato in biblioteca. Siccome sembrava piuttosto giù di corda, ho pensato di portarlo a bere una birretta. E poi, insomma, una birretta ha tirato l’altra.?
?Ma che diavolo ha bevuto?? gli chiedo.
River fa vagamente cenno ad Aled di accomodarsi, poi prende la busta della spesa e la porta barcollando in cucina.
?Guinness? risponde Aled, contrito. ?Quattro pinte di Guinness.?
River si volta, lo sguardo acceso. ?Hai mai provato la Guinness, gufetta? ? un elisir magico. Tipo… tipo un vellutato frappè alla birra.?
?E poi abbiamo attaccato bottone con una comitiva di studenti di Fisica che lo hanno introdotto, ehm, ai cicchetti di Aftershock.?
?Oddio!? Mi tappo la bocca con una mano. L’ultima volta che me ne sono bevuta uno avevo diciannove anni. ? un liquore micidiale.
River caccia una mano dentro la sporta e tira fuori una confezione di palle di Mozart.
?Già? risponde Aled con una smorfia. ?Dopo il secondo, River si è messo a chiedere a tutti di trovargli un portale. Alcuni erano ben felici di discuterne, ma quando poi River ha detto che stava cercando un modo per tornare nella sua dimensione, ho pensato, insomma, che fosse sbronzo e fosse meglio riaccompagnarlo a casa.?
?Cavolo? sussurro, fingendo di non sapere il motivo per cui River possa aver blaterato di simili stupidaggini. ?Accidenti. Be’, grazie, Aled. ? stato molto gentile.?
?? un po’ la mia specialità? risponde con un luccichio negli occhi. ?Consegno a domicilio gli ubriaconi della zona. Non volevo entrare in casa, ma lui è stato tanto gentile da…?
?L’ho invitato a mangiare il dessert? rivela River, tirando fuori i cioccolatini dalla scatola per metterli su due piattini.
?E io ho accettato perché in effetti ho un certo languorino.? Aled prende un piatto e si avventa su un cioccolatino.
River si butta pesantemente sulla poltrona, facendo tremare un po’ il pavimento. Si guarda intorno, le sopracciglia dorate corrucciate, lo sguardo smarrito. ?Dov’è Squish? Dov’è il mio bravo cagnetto??
?Stasera stava a casa con la signora Casablancas, ricordi, River?? Abbasso la voce e domando ad Aled: ?Accidenti, quanti Aftershock si è bevuto??
Si morde il labbro. ?Dopo il terzo ho perso il conto.?
?Mi manca Squish? farfuglia River, cacciandosi un cioccolatino in bocca, quasi non mangiasse da giorni. ?Mi sa che gli voglio pure bene. Hai sentito, Gertie?? dice chinandosi in avanti. ?? possibile che io voglia bene a un ciarlino.? Si copre il viso con le mani. ?Non è neanche una razza vera!?
?Mia moglie Frida vorrebbe uno spizzino? interviene Aled. ?Un incrocio tra uno spitz di Pomerania e un barboncino!?
River si alza di colpo e si dirige zigzagando verso l’angolo cucina per mettere il piattino nel lavello. Dopodiché prende quello di Aled – che non ha ancora finito di mangiare – e ripone via anche quello.
Mentre torna barcollando alla poltrona si intravede allo specchio e si ferma a guardarsi, il naso schiacciato sul vetro. ?Che ne è stato di me?? si lamenta affranto. ?Non mi riconosco più.? Infine si volta verso di me. ?Visto, Gertie, è per questo che mia madre mi diceva sempre di tenere duro e proteggere il mio cuore. Basta aprire uno spiraglio a una persona e ti cambia. Prima sei l’uomo più duro del paese. Un uomo che conduce una vita semplice. Un’autentica vita semplice da gran lavoratore. Ti accende un fuoco dentro? No, ma è sempre meglio che niente, ed è già una gran fortuna. E poi SBAM! Un secondo dopo ti affezioni a un ciarlino, porti un cappello da cowboy luccicoso, mangi palle e biscottini alla crema, e diventi il migliore amico di un bibliotecario!?