Thornbird(47)
Prima che io possa dire una parola, un’altra cheerleader la afferra per un braccio e dice: ?Sof, lascia stare, non perdere tempo con lei?.
Sofia si allontana barcollando. Adesso mi sento osservata pure più di prima. Cerco un alleato, ma Connor è in piscina con Kab e Layla a ridere a crepapelle per chissà cosa. E Jasmine è... dall’altra parte della piscina a flirtare con Bo, il compagno di squadra di suo fratello. Ha una cotta per lui, palese.
Faccio un sospiro e mi infilo in casa alla ricerca di Everett.
Anche l’interno è spettacolare. C’è un salotto enorme con un ballatoio e un imponente camino in pietra. Accanto, un’enorme cucina in stile rustico con ripiani in granito. Sembra uscita da una rivista di arredamento del sud degli Stati Uniti.
Everett non si vede da nessuna parte. Continuo a camminare finché non trovo un salotto più piccolo. Lo studio, immagino. Alcuni dell’ultimo anno sono sdraiati su un divano componibile in pelle marrone a guardare un televisore enorme. C’è anche Nikki, appollaiata sulle ginocchia di un ragazzo dai capelli scuri. Dagli sguardi annebbiati, direi che sono o fatti o ubriachi.
Lancio un’occhiata allo schermo. C’è il telegiornale. La scritta sotto il giornalista dice: COUNTDOWN PER L’ESECUZIONE DI THORN.
Sul serio? Cos’è, Capodanno?
Il mio stomaco minaccia di ribellarsi. ? in questo momento che spunta Everett.
?Eccoti? esclama. Mi prende in disparte, mi spinge contro un pilastro vicino alla scala a chiocciola, e mi dà un bacio. ?Andiamo in camera mia??
Non ho neanche il tempo di rispondere, perché qualcuno lancia un urlo così acuto da rompere i timpani.
Everett sgrana gli occhi allarmato. ?Pulce?? Si allontana dal pilastro e corre nello studio. ?Che succede??
Lo raggiungo subito: Nikki è seduta sul divano, la schiena dritta e il volto contratto dall’orrore. Tutti fissano la tv con un misto di shock e perplessità, Everett incluso. Trattiene il respiro. Un battito di ciglia, ed è subito in ginocchio davanti alla sorella, le mani strette nelle sue.
?Ehi, va tutto bene, pulce? la rassicura. ?Ascoltami, Nikki. Va tutto bene.?
Non capisco cosa stia succedendo finché non leggo la notizia appena apparsa sullo schermo.
GABRIEL THORN SI IMPICCA ALLA VIGILIA DELL’ESECUZIONE.
Gabriel Thorn si è impiccato in prigione.
Mio padre si è impiccato.
Mio padre è morto.
Per un attimo continuo a fissare la frase. Non riesco a fare altro. Non riesco a comprendere davvero quelle parole. Le lascio sospese nell’aria, perché non so come dovrei sentirmi.
Nikki si libera dalla presa di Everett e affonda le unghie nelle palpebre. ?Non è possibile! E la giustizia? Dovevamo avere giustizia!? strilla.
Perché Everett ha quella faccia? Ha lo sguardo perso, forse pure gli occhi lucidi.
Perché sono così sconvolti? Capisco che tutta Starling detesti mio padre, ma Nikki sta tremando dalla testa ai piedi, molto più di chiunque altro...
Lentamente, inizio a capire.
Everett mi ha detto che sua madre è morta.
Ma... non mi ha mai detto come è morta. In un istante, i pezzi vanno al loro posto e nella mia mente si compone un puzzle perverso e malato. Sua madre non è semplicemente morta.
L’ha uccisa mio padre.
18
Trappola mortale
NEL giro di un secondo, l’atmosfera cambia. Fine della festa. Everett fa sgombrare la casa ai ragazzi della squadra, che scattano in azione senza farselo ripetere due volte. La cosa, però, è più complicata del previsto: c’è un sacco di gente ubriaca che continua a starsene lì, confusa sul perché la festa sia finita così presto.
Io stessa esito ad andarmene. Non so che fare.
Mio padre. Mio padre ha distrutto la loro famiglia. Ha ucciso la madre di Everett e Nikki.
Il mio sguardo scivola sulla tv, con le foto delle vittime in sovrimpressione. Lei qual era? Nessuna di loro aveva il cognome James. Esamino le foto. Non è Anabel White. Non è Lydia Singh.
Poi un volto attira la mia attenzione. Una bella donna dai capelli scuri, Leah Devereaux. L’ultima vittima di papà. L’ultima ?ufficiale?, almeno. Mia madre non la contano quasi mai.
Adesso che guardo meglio la foto, in effetti noto qualche somiglianza con i suoi figli. Gli occhi azzurri. Le fossette.
?? ora di andare? sento dire da uno dei compagni di Everett. Spinge qualcuno lungo il corridoio.
La folla inizia a diradarsi. Io sono ancora qui, immobile, sulla soglia dello studio, a guardare Nikki che piange e si dondola avanti e indietro in preda a un crollo mentale in piena regola. Everett la abbraccia e cerca di consolarla. Non mi guarda. Mi ha dimenticata.
Almeno finché Nikki non mi vede, e il volto rigato di lacrime si contorce in una smorfia rabbiosa.
?Ma che cavolo fissi, deficiente? Vattene? sbraita.
?Scusate? sussurro. Everett alza a malapena lo sguardo e continua a consolare sua sorella, un’espressione indecifrabile in volto.
Mi giro e corro via. Un paio di ragazzi della squadra stanno indirizzando la gente verso il parcheggio. Riesco a evitarli e mi infilo in cortile, nella speranza di trovare i miei cugini. Niente da fare. Non vedo neanche Kabir.
Mi fermo davanti a Bo, il ricevitore dei Falcons con cui Jasmine stava flirtando poco fa. ?Ciao. Hai visto Jasmine, Kab o...??