Thornbird(48)



?Se ne sono andati? mi interrompe. ?E devi andare anche tu.?

Fantastico. Sono piuttosto sicura che Everett sia troppo occupato per darmi un passaggio, e non è che conosca molte altre persone qui. Indugio davanti alla porta, nella speranza che qualche sconosciuto abbia pietà di me. Prima, quando siamo arrivati, sia la strada sia il prato erano pieni di macchine, ma adesso è tutto deserto.

Prendo il telefono e provo a chiamare Maggie, ma risponde la segreteria. Idem per Dan. Mando un messaggio a Jasmine, poi a Connor, ma anche per loro è silenzio stampa.

Ottimo. Mi tocca tornare a piedi.

Una stanchezza improvvisa mi appesantisce le gambe. ? vero che porto gli anfibi, che sono comodi, ma la notizia di stasera mi ha lasciata senza fiato e adesso sono così esausta, fisicamente ed emotivamente, che ho paura di crollare da un momento all’altro.

A metà del vialetto, una voce roca mi chiama dall’oscurità.

?Ehi.?

Quando mi volto, vedo una moto parcheggiata vicino agli alberi. Le cromature brillano appena sotto il chiaro di luna.

E sulla moto c’è Chase, vestito di nero dalla testa ai piedi. Emerge dal buio. Ha uno sguardo cupo e predatorio, fisso su di me. Lento e calcolatore, esce deciso dall’oscurità, dov’era un tutt’uno con le ombre.

Ottimo. Avevo proprio voglia di farmi odiare un altro po’. ?Ehi.?

Fa qualche passo verso di me. ?Che ci fai qui da sola? Pensavo fossi con Everett.?

?Lui e Nikki hanno alcune... questioni da risolvere. E me ne sto tornando a casa.?

Mi volto per proseguire. Mi aspetta una bella camminata. Per arrivare in macchina ci abbiamo messo più o meno un quarto d’ora. A piedi quanto ci vorrà? Almeno un’ora. Forse due.

?Non ti conviene andare a piedi.?

Mi volto di nuovo, ma questa volta me lo ritrovo dietro. Troppo vicino.

Fa un cenno quasi impercettibile con il mento. ?Le strade sono buie e strette. Se passa una macchina e non ti vede...?

Lo fisso in attesa che aggiunga altro. Pensavo che quell’eventualità non gli sarebbe dispiaciuta, considerando che mi guarda sempre come se volesse uccidermi.

?Non ho più il passaggio? gli spiego, con voce piatta. ?Non ho molta scelta.?

?Sì che ce l’hai.? Indica un punto alle sue spalle. ?Salta su.?

?No, non ti...?

?Sali e basta, Ryan.? Non alza la voce, ma il tono è sicuramente perentorio. Mi blocco seduta stante.

Poi mi acciglio. ?Non dirmi cosa fare. Non ci salgo su quella trappola mortale. Quindi grazie, ma no grazie.?

Mi allontano di un passo, poi avanzo ancora. Proprio quando penso che mi lascerà andare, sento: ?Trappola mortale?? Sembra divertito.

?I motociclisti hanno il ventinove per cento in più di probabilità di morire in un incidente stradale? recito. Più parlo, più mi sento in imbarazzo. Da dove mi è uscita questa statistica? Non so nemmeno se è vera.

Chase inarca un sopracciglio. ?Va bene. Ma senza rischi che vita è??

?Una vita sicura??

?Una vita noiosa? mi corregge. ?Dubito che ti piacerebbe. Dai, vieni.?

Tentenno. Mi aspetta una lunga camminata. Se accettassi il passaggio, potrei buttarmi a letto tra venti minuti. ?Va bene.? Torno decisa verso la moto e la fisso con aria torva. ?Come faccio a salire??

Chase mi raggiunge subito. ?Rilassati un attimo.? Mi passa il casco. ?Metti questo.?

?E tu?? protesto. ?Serve anche a te.?

?Me la caverò. Mettilo e basta.?

Un po’ riluttante, prendo il casco e me lo infilo. Profuma di sandalo e di qualcosa di maschile, tipo olio per motori. Mi sento ridicola, con questo coso in testa. Chase sale sulla moto e si sposta in avanti sulla sella, per poi alzarsi e dare un colpo secco al pedale. Il motore si accende con un ruggito così forte da farmi vibrare i denti. Cerco di ignorare il battito del mio cuore e il modo in cui accelera ogni volta che Chase sposta lo sguardo su di me. I capelli dorati gli ricadono sul viso.

?Sali? ordina, con voce roca. ?Dietro di me.?

Dovrò stargli praticamente attaccata. Non ho scuse. E non è che ci sia chissà quanto spazio, dietro Chase. Se non voglio cadere dalla sella, mi toccherà stringermi a lui e sperare di non morire.

Appoggio piano le mani sui suoi fianchi e cerco di non toccarlo troppo con l’interno coscia. Bene. Ottimo.

Peccato che parta così in fretta da costringermi praticamente ad abbracciarlo, e in un secondo mi ritrovo schiacciata contro la sua schiena come se fossimo una cosa sola. Affondo il viso tra le sue scapole e urlo.

?Tutto bene?? mi chiede prendendo una curva.

Stringo i denti. Finirò spiaccicata sull’asfalto, me lo sento. Però Chase ha un buon profumo. Sa di sapone e di un dopobarba legnoso. Probabilmente sarà l’ultima cosa bella che ricorderò di questo mondo.

?Ehi, insomma... Puoi anche farmi respirare? urla, per sovrastare il rumore del vento.

? vero. Lo sto stritolando, tant’è che le mani iniziano a farmi male. Quando mi sento più tranquilla, allento la presa e allontano il viso dalla sua schiena.

Devo ammettere che non è poi così male. ? come quando ho imparato ad andare in bicicletta: quella sensazione di libertà, mio padre che applaudiva orgoglioso mentre pedalavo lontano da lui.

Mio padre.

Si è impiccato.

? morto.

Ingoio il nodo che mi stringe la gola e scaccio i ricordi. L’ultima cosa di cui ho bisogno è avere un crollo nervoso anche io, e pure davanti a Chase. Già non gli piaccio. Mi concentro sull’aria fresca nei polmoni e sul brivido da montagne russe che mi attraversa. Siamo quasi a casa. Un po’ mi dispiace che sia finita.

E. Kennedy's Books