Thornbird(50)
?Non sei tenuto a farlo? mormoro.
?A fare cosa?? Dan fa finta di non capire.
?Capisco perché mi hai portata qui. Sei specializzato nell’aiutare ragazzi incasinati che stanno attraversando un periodo di merda. Ma non troverai le parole magiche per farmi sentire meglio, quindi è inutile che ci provi. Sto bene.?
?Dici??
?Benissimo.?
?Ottimo. Allora non sarà un problema se facciamo due passi nella tua vecchia casa.?
Mi ha messa all’angolo. Stringo i denti e annuisco. ?Non vedo l’ora.?
Parcheggia sul vialetto di ghiaia davanti alla baita principale. Fisso le lettere rosse, cariche di rabbia. MARCISCI ALL’INFERNO. Chiunque abbia scritto quella frase ha avuto ciò che voleva, direi.
Per un attimo mi sento schiacciare dal peso del passato. Le finestre sono buie e senza vita, la ringhiera del portico è mezza scrostata. ? come se, con la morte di mia madre, il tempo stesso avesse rinunciato a mandare avanti questa casa.
E adesso è morto anche mio padre.
L’uomo che popolava i miei incubi, l’uomo che ha rovinato tutto, se n’è andato. Ma nel mio cuore non c’è sollievo, non c’è pace. Solo il vuoto, come un buco nel petto. Più lo ignoro, più mi mangia dentro.
?Non prendertela? continua Dan, spegnendo il motore. Sceglie con cura le parole, come se sapesse che potrei crollare in pezzi al primo passo falso. ?Ho pensato che potesse aiutarti. A chiudere con il passato, intendo. L’ho fatto anche con alcuni ragazzi della Anders Home: li ho riportati nei luoghi che racchiudono brutti ricordi e li ho aiutati a superarli.?
Annuisco di nuovo perché della mia voce non mi fido. Apprezzo il suo tentativo, ma chiudere con il passato è quasi un’utopia, per me. Come posso andare avanti sapendo che mio padre è un assassino? Sapendo che ha ucciso la madre del ragazzo con cui sto uscendo?
Non riesco a smettere di pensare a Everett. A Nikki. A JP. A tutto quello che hanno passato per colpa di mio padre. ? insopportabile.
Scendiamo dal pickup e ci avviamo verso la radura dietro la casa. Camminiamo in silenzio per un po’, accompagnati dallo scricchiolio delle foglie sotto le scarpe e dal fruscio del vento tra i rami. Dan non mi mette fretta, non cerca di riempire il silenzio con chiacchiere inutili. Cammina al mio fianco e basta. Una presenza solida e rassicurante, come sempre.
?Cioè... va bene? sbotto, come se stessi riaprendo una conversazione che non abbiamo mai iniziato. ?Forse sono un po’ triste. Alla fine, era pur sempre mio padre. So che non dovrei essere dispiaciuta perché era un mostro. Ma ha fatto anche delle belle cose per me. E per nessun altro, a quanto pare. Ma hai capito...?
Dan non dice una parola. Solo adesso mi rendo conto di aver già confessato più di quanto non volessi. ? per il suo modo di fare, credo. ? gentile, premuroso e non insiste. Dev’essere il miglior consulente della Anders Home.
Quando ci imbattiamo nelle prime casette per uccelli, ne indico una dipinta di rosa e ricoperta di stelle bianche. O almeno, così era un tempo. Ormai la vernice è talmente sbiadita che i colori si vedono a malapena. Ma io me li ricordo, perché l’ho dipinta io.
?Vedi quella? Era una delle mie preferite. Si era arrampicato in altissimo per appenderla. Avevo una gran paura che cadesse.?
Dan alza lo sguardo e sorride. ?Ne avete appese molte??
?Decine. Disegnammo anche una piccola mappa per ritrovarle tutte. E papà lasciava sempre in giro dei semi per paura che gli uccellini non avessero da mangiare. Erano ovunque, come una scia di briciole di pane. Quindi, quando gli danno del rifiuto umano perché ha ucciso quelle donne, perché è morto senza rivelare dove sono i corpi, penso sempre a questo. L’uomo che conoscevo non era solo cattivo.?
?? difficile trovare persone solo cattive.?
Lo guardo. ?Tu sei solo buono.?
?Nah.?
?Che vorresti dire? Sei una specie di santo, per la tua famiglia. E per tutta Starling.?
Per un attimo, Dan rimane in silenzio a guardare le casette intorno a noi.
?A vent’anni ho fatto un incidente? racconta. ?Guida in stato d’ebbrezza. All’epoca ero un idiota. Bevevo come una spugna, fino a stordirmi. Volevo sposare tua zia, ma tua nonna non ne voleva sapere. Pensava che fossi un buono a nulla.?
Non mi sorprende. La nonna aveva un bel caratterino. Dubito facesse i salti di gioia, sapendo che sua figlia usciva con uno del genere.
?Ma tua zia era testarda. ? scappata di casa senza guardarsi indietro.? Fa un bel respiro. ?? per questo che lei e tua nonna hanno troncato i rapporti. Non si sono più sentite neanche con tua madre. A volte penso che mi avrebbero accolto in famiglia, se non fossi stato tanto incasinato. E invece ho allontanato Maggie. Se non l’avessi fatto, se fossi stato presente, chissà... magari le cose fra tua madre e tuo padre sarebbero andate diversamente. Me lo chiedo sempre.?
Resto a guardarlo. Non ne sapevo nulla. ? assurdo che si ritenga responsabile di ciò che è successo ai miei genitori. ?Non è colpa tua se sei stato escluso dalla famiglia di Maggie.?
?Se Maggie e Sarah fossero state in buoni rapporti, magari Sarah le avrebbe detto di Gabriel. Avremmo potuto aiutarla.?
?Non è colpa tua? ripeto.
Serra le labbra, ma non risponde. Non mi crede, immagino.
?Anch’io mi sento molto in colpa? confesso. ?Quella sera, mia madre stava cercando di andarsene. E io l’ho trattenuta. Continuavo a mettermi in mezzo mentre faceva le valigie. E poi lui era un mostro e non me ne sono mai accorta...?