Thornbird(53)



? PASSATA quasi una settimana dalla festa di Everett. Mi trascino in cucina, Jasmine e Gillian sono accampate a tavola, concentrate su caffè e toast. Gillian ha dormito qui perché dovevano finire una presentazione di storia americana da consegnare oggi. Sono rimasta sveglia fino a tardi, grazie a loro due che ridacchiavano e spettegolavano.

Spero di riuscire a prendere qualcosa al volo senza farmi vedere. Peccato che Gillian si illumini nel momento stesso in cui varco la soglia della cucina.

?Eccola lì? esclama. Un sorrisetto malizioso si fa strada sul suo volto. ?La famigerata scaricatrice di Everett James.?

Trattengo un sospiro. Ieri sera mi hanno dato il tormento con questa storia. Direi che non si sono ancora stancate.

Jasmine si infila in bocca l’ultimo pezzo di pane tostato. ?Ancora non ci credo che l’hai lasciato per messaggio. Che mossa spietata.?

Mantengo un’espressione neutra e prendo una mela. ?Non siamo mica stati insieme dieci anni. Siamo solo usciti qualche volta.?

?Oh, ma dai? ribatte. ?Potevi dirglielo in faccia lo stesso. Se lo meritava.?

?Nah.? Gillian si schiera dalla mia parte. ?La gente si fa troppi problemi quando si tratta di rompere con qualcuno. A me piace l’approccio di Ryan: un taglio netto, un messaggio, e zero drammi.?

Zero drammi? Per poco non scoppio a ridere. Questi ultimi giorni sono stati solo drammi. Everett mi guarda come un cane bastonato ogni volta che lo vedo in classe o lo incrocio in corridoio. In pratica non ci parliamo dalla festa, perché mi invento una scusa ogni volta che ci prova. L’ho pure bloccato. So che lui non capisce: aspetta una spiegazione che però non posso dargli. Adesso che sta arrivando il weekend, la mia strategia è rintanarmi negli angoli dei corridoi per evitarlo, oppure fingere di non vederlo quando vado a scienze politiche.

Jasmine mi guarda accigliata. ?Ancora non capisco perché hai voluto chiudere.? E non lo capirà mai. Posso pure ripeterle all’infinito la scusa che ho rifilato a tutti – tanto ormai la so a memoria – ma è inutile. Non riesce a concepire un mondo in cui qualcuno possa rifiutare Everett James.

?Non voglio un ragazzo? ripeto, per l’ennesima volta.

?Ma è così figo? ribatte Gillian.

I miei zii entrano in cucina. Li ringrazio tra me e me per l’interruzione. Dan versa prima il caffè a Maggie, da vero gentiluomo qual è. Lei lo ringrazia e gli stampa un bacio sulla guancia. Questa settimana hanno fatto i piccioncini più del solito. Avranno fatto pace dopo quella discussione. I rumori sommessi che ieri venivano dalla loro camera da letto non facevano pensare a un litigio, questo è poco ma sicuro.

?Oggi vengo a prenderti dopo scuola o vai al rifugio?? mi chiede Maggie.

?Vengo con te.? Addento la mela. ?JP deve formare due nuovi volontari, l’aiuto non gli manca.?

Dan si appoggia al bancone e mi osserva da sopra il bordo della tazza. ?Ti trovi ancora bene, lì??

Deglutisco prima di rispondere. ?Sì, un sacco. Quanto vorrei che avessimo un cane.?

?Ehi, sai che potresti fare?? Gli occhi di Jasmine brillano divertiti. ?Va’ a casa di Everett. Là trovi tutti i cani che vuoi. Ah, aspetta. L’hai scaricato.?

Gillian ride.

Maggie e Dan non fanno commenti, ma il volto di mia zia brilla di empatia. Suppongo che Dan le abbia raccontato del mio crollo mentale in mezzo alla natura. Per fortuna non mi ha detto niente.


A scuola, prima della lezione di inglese faccio un salto all’armadietto. Qualcosa sbatte con forza su quello accanto mentre metto la combinazione.

? Chase. Porta dei jeans scoloriti, una maglietta nera e i suoi immancabili anfibi. Quanto odio che abbiamo gli stessi gusti in fatto di scarpe. Non voglio avere niente in comune con lui, neanche il senso dello stile.

?Non hai perso tempo? esordisce.

La sua presenza mi rende così nervosa che sbaglio la combinazione. ?Eh??

?L’hai fatto. E prima di quanto pensassi.?

Finalmente riesco ad aprirlo. ?Non so di che parli.?

?Everett.? Serra la mascella. ?L’hai illuso.?

Lo guardo a bocca aperta. Ha messo il muso per Everett? Sul serio? Come se fossero affari suoi.

Mi sposto la coda dalla spalla per far ricadere i capelli lungo la schiena. ?Perché non pensi a tenere il culo fuori dal riformatorio, invece di preoccuparti dei sentimenti di Everett? ? un bimbo grande, ce la farà.?

Il suo sguardo si fa ancora più truce. Si allontana dall’armadietto e se ne va lungo il corridoio.

Prendo i libri con le mani che tremano. E prima di inglese abbiamo pure l’appello insieme. Lo sguardo di Chase mi trafigge la nuca per tutto il tempo. La campanella della seconda ora è una benedizione, almeno finché non mi rendo conto che in quel corso c’è anche Everett.

Quando entra in classe, sono già seduta al mio posto. I suoi occhi cercano i miei. Un sorriso esitante gli solleva gli angoli della bocca, ma distolgo subito lo sguardo. Per sessanta minuti filati me ne sto impalata lì, lo sguardo fisso davanti a me, nella speranza che il tempo scorra più in fretta.

Nel momento stesso in cui la tortura finisce, mi fiondo verso la porta. Sono già diretta all’armadietto quando sento i suoi passi dietro di me.

?Ryan. Ryan, aspetta.?

Accelero.

Alla fine Everett mi raggiunge davanti alle vetrate vicino all’armadietto e mi afferra un braccio per costringermi a voltarmi.

?Non è il momento? dico. ?Devo prendere la macchina fotografica prima della prossima ora.?

E. Kennedy's Books