Thornbird(54)
Ma lui liquida subito la scusa: ?A Hicks non frega niente se arrivi in ritardo?. Provo a dileguarmi, ma i suoi occhi azzurro ghiaccio si riempiono di frustrazione. ?Dimmi solo una cosa.?
Mi fermo e aspetto, senza guardarlo in faccia.
?Perché?? mi chiede, con voce spenta. ?Che ho fatto??
?Niente. Te l’ho detto, ora come ora non voglio uscire con nessuno. Devo concentrarmi sulla scuola.?
?Stronzate.?
Serro le labbra. ? chiaro che è una scusa del cavolo, ma è sempre meglio di dire che mio padre ha ucciso sua madre. Lancio uno sguardo oltre le sue spalle larghe. Non c’è nessun altro in corridoio, ma, con la luce del sole che filtra dalle finestre, mi sembra di essere sotto i riflettori.
?Senti, so che è successo qualcosa alla festa. Mi dispiace, ti ho lasciata sola e...?
?Non è quello il punto.? Non ho proprio voglia di ripensare a quella sera. ?Non me ne frega niente della festa. Ma le cose tra noi andavano davvero veloci. Troppo, per me.?
?Non ti credo.? Serra la mascella. ?? per mia madre.?
Il cuore mi salta in gola. ?In che senso??
?Mi porto un bel macigno sulle spalle, eh? La mia famiglia è legata al Massacratore di Starling e lo sarà sempre. Ci saranno sempre degli idioti morbosi che proveranno a infiltrarsi a casa nostra per fotografarla. Perché è casa sua. La casa della vittima numero sei.? La tristezza nel suo sguardo mi spezza il cuore. ?E quindi sì, è un macigno bello pesante. Ti capisco se non vuoi accollartelo.?
Non venirmi a parlare di macigni. Quanto vorrei dirglielo. Vorrei abbracciarlo. Fargli sapere che ho cambiato idea. Ma la mia famiglia è responsabile di tutto ciò che ha sofferto. Devo essere decisa.
?Non è per quello, te l’assicuro. E so cosa vuol dire portare un peso, fidati.?
?Allora parlamene? mi incalza. ?Ho capito, sei riservata. ? una delle cose che mi piacciono di te. Che te ne stai sulle tue, lontano dai drammi.?
Una risata isterica mi sale in gola. Se solo sapesse.
?Ma non devi nasconderti da me. Puoi parlarmi. Della tua vita in Svizzera, dei tuoi genitori. Tuo padre ha preferito mandarti qui che tenerti con sé, giusto? Parlami di questo.?
Non posso, perché è tutta una bugia.
?Quando ci siamo incontrati, ho sentito subito che mi capivi. Che vedevi anche altro, dentro di me, e non solo ciò che appare in superficie. Beh, è lo stesso per te, me lo sento. Quindi parlami.?
Ed ecco che avverto di nuovo quella frustrazione legata alla sua insistenza. Odio sentirmi costretta a parlare di certe cose. Fammi aprire con i miei tempi, porca miseria. Tipo mio zio, lui lo capisce. Quel giorno, nel bosco, Dan ha scelto il silenzio al posto della forza, e io mi sono aperta.
Peccato che Everett e il silenzio non vadano per niente d’accordo.
?Everett. Mi piaci davvero? lo rassicuro. ?Ma ho bisogno di fare un passo indietro. Di prenderla con calma. Okay??
?Come ti pare, Ryan.?
Se ne va, e non lo fermo.
Il senso di colpa è soffocante, mi serra la gola. Quando lo rivedo dopo pranzo, però, non mi sento più così in colpa. Giro l’angolo ed eccolo lì, appoggiato all’armadietto. Sofia è praticamente incollata a lui, una mano sul suo petto, e gioca con la zip della giacca da football.
Per un istante mi viene il dubbio che Everett voglia farmi ingelosire. Poi noto il suo sguardo assente. Sembra non accorgersi nemmeno della mano di Sofia che lo sfiora o della sua risata incessante e stucchevole. Ha la mente altrove, lontana anni luce dal corridoio affollato e dalla ragazza avvinghiata a lui.
Sofia, invece, incrocia il mio sguardo, e il suo sorrisetto trionfante dice tutto: Ho vinto io.
Finite le lezioni, passo qualche ora al lavoro con Maggie. ? il solito pomeriggio tranquillo che ormai conosco: annunci da aggiornare, documenti da archiviare, chiamate a cui rispondere. Dalla piccola reception riesco a vedere il suo ufficio. Maggie è rossa in faccia, una ruga le solca la fronte da una parte all’altra. ? stressata: sta parlando al telefono da venti minuti con un vecchietto che ha messo in vendita casa sua la settimana scorsa. Adesso ha deciso che vuole continuare a viverci. Nel senso che vuole vendere la casa senza andarsene.
?Stanley? sta dicendo Maggie, con un’allegria chiaramente forzata. ?Temo proprio che sia impossibile. Se vendiamo la casa, i nuovi proprietari vorranno andare a viverci. Senza di te. Sì... sì... Beh, certo, è comprensibile che tu non voglia trasferirti, ma in quel caso dovremo togliere l’annuncio.? Diventa paonazza. Poveretta, sta impazzendo. ?Sì, capisco che tu voglia vendere, ma...?
Con un sorriso, smetto di ascoltare e apro la mail aziendale per controllare se ci sono nuovi messaggi nella sezione ?Contattaci? del sito. Ne trovo almeno una decina non letti. Di solito dobbiamo ringraziare se ne arriva uno. Apro il primo:
Sto cercando informazioni sulla proprietà intestata a Sarah e Gabriel Thorn, a Starling. Potrebbe fornirmi i dettagli...
Leggo il successivo:
Potrebbe dirmi chi è il proprietario della casa al numero 1249 di Rockridge Way? Ho fatto qualche ricerca ma non ho trovato niente. Cerco informazioni per discutere con il proprietario dell’utilizzo dell’immobile...
Il 1249 di Rockridge Way. Il mio vecchio indirizzo.
La casa del Massacratore di Starling, il mio caro vecchio papà.
L’utilizzo della proprietà. In altre parole, vuole scavare dappertutto. Tredici ettari pieni di buche, ci scommetto.