Thornbird(58)
Incrocia le braccia. ?E da quand’è che ti interessa??
La sua arroganza mi ferisce. Per un attimo sono tentata di battere in ritirata. Potrei dargli una risposta qualunque e andarmene, ma Everett merita di più.
?Hai una borsa di studio? gli ricordo. ?Rischi di perderla se non vai agli allenamenti...?
Lui ride, ma senza allegria. ?Giusto. Il ragazzo d’oro non deve sgarrare mai.? Si strofina la nuca. ?? solo un allenamento. Non frega niente a nessuno.?
?Everett.? Faccio un’ultima carezza a Bella prima di rialzarmi. ?Ti sei impegnato tanto per arrivare qui. Non mandare tutto all’aria per colpa mia.?
Con le labbra serrate, distoglie lo sguardo e mi dà le spalle per attraversare il prato. Richiama Bella con un fischio, e lei lo segue entusiasta, felice di fare ancora due passi prima di andare a dormire.
Mi affretto a seguirlo anch’io. Infastidita. Capisco che sia arrabbiato perché ho chiuso con lui, ma non c’è bisogno di fare lo stronzo.
?Aspetta, dai.?
L’erba si sta seccando per il freddo autunnale e scricchiola sotto gli anfibi. Everett si decide a guardarmi solo quando arriviamo al limite del prato e superiamo il braciere in pietra.
?Che ci fai qui, Ryan? Davvero.?
?Te l’ho detto, volevo controllare che stessi bene. Non voglio che salti gli allenamenti e ti incasini la vita perché io...?
Mi interrompe con una risata. ?Pensi che sia colpa tua??
Sbatto le palpebre.
?Che me ne sia stato tutto solo a struggermi di dolore per Ryan Shipley? Che non riuscissi a fare un passaggio senza piangere per te??
Adesso mi sento stupida.
?Ho saltato l’allenamento perché c’era una giornalista di merda appostata vicino alla scuola.?
?Che giornalista??
?Non lo so. Una di una rivista importante. Ogni tanto spunta qualcuno di nuovo, sempre a fare domande e a impicciarsi nei cavoli nostri.? Sbuffa, sprezzante. ?Sta scrivendo un articolo per il decimo anniversario e vuole intervistare tutte le persone coinvolte nel caso. Mi ha fatto praticamente un’imboscata alla fine delle lezioni.?
?Ah. Non pensavo che arrivassero a tanto.?
?? un continuo. Ed è così anche con i fanatici del true crime. Venivano persino a casa nostra, finché una volta Nikki non ha sguinzagliato i cani.? Sbuffa. ?Adesso hanno capito che è meglio rispettare i confini.?
?Mi dispiace.? Non immaginavo fosse così dura per la famiglia James.
?Sono avvoltoi senza vergogna? continua lui scuotendo la testa. ?A caccia di cadaveri. Per loro è solo un hobby. Non si rendono conto che ci sono delle vite vere di mezzo.?
Annuisco. Non gli dico che la penso esattamente come lui.
?Continuano a indagare e indagare e fanno tornare sempre tutto a galla. Ma io voglio dimenticare. Mia madre è morta. Niente la riporterà indietro.?
Si allontana verso l’imbocco del sentiero che sparisce tra gli alberi. Mio malgrado, lo seguo. Dovrei andare a casa e farmi gli affari miei. ? colpa di mio padre se Everett è costretto ad avere a che fare con quegli sciacalli. Ma è più forte di me.
Ci spostiamo verso una radura con pochi alberi e una panchina in ferro battuto, di fronte a un piccolo pozzo. Ma non è puramente decorativo come quello che c’è a casa Shipley. ? in pietra vecchia, con tanto di secchio arrugginito.
Everett si lascia cadere sulla panchina con le mani sulle cosce. ?Era il posto preferito di mia madre e mia sorella? mi rivela indicando il pozzo con un cenno del capo. ?Si sedevano sempre qui per farsi le unghie. Lo smalto preferito di mia madre era rosso sgargiante, orribile. Lo metteva anche a Nikki. Alcune mamme dell’asilo si lamentavano con la maestra perché le figlie tornavano a casa e chiedevano di fare la manicure.?
Rido pensando a Nikki in versione piccola peste che esibisce con orgoglio le sue unghiette rosse all’asilo.
?Noi tre venivamo qui per esprimere desideri. Lanciavamo delle monete. Una volta? continua, ridacchiando ?mia sorella aveva quattro o cinque anni, mamma non aveva spiccioli, e Nikki si mise a urlare: “Ho un’idea”. Corse a casa e prese qualche banconota da venti dal portafoglio di papà. Non conosceva il valore dei soldi, sapeva solo che gliene servivano un po’ da lanciare. Sessanta dollari buttati nel pozzo, per esprimere il desiderio di avere una nuova Barbie.?
?Una Barbie costosa.?
?A volte vengo qui per sentirmi vicino a lei.? Sospira. ?Per non pensare alla mia vita di merda.?
Gli prenderei la mano, ma non voglio confonderlo. Per lui posso essere un’amica, ma niente di più. Non finché c’è questo segreto tra noi.
?Va così male?? chiedo, con un filo di voce.
Gli sfugge una mezza risata. ?Male è un eufemismo. Mia madre è morta. Mio padre dà una valanga di affetto ai suoi cani e zero ai suoi figli. Nikki è un disastro ambulante. Ho appena scoperto che va a letto con uno sfigato di Brice per farsi dare la roba. Quindi sì, “vita di merda” mi sembra una buona definizione.?
?Tua sorella ha sempre fatto così, o solo di recente??
?Sempre. O almeno da quando è iniziata la pubertà. Papà dice che è perché non ha una figura materna.? Fa una pausa e si china con fare distratto per accarezzare la testa di Bella. ? seduta ai suoi piedi, le palpebre socchiuse. ?A volte Nikki le parla. A mamma, intendo. Quando pensa di essere sola. Lo faccio anch’io.?
Penso alla foto di loro due al funerale. Erano solo dei bambini, non avevano neanche otto anni.