Romantic hero(12)



L’uomo serra la mascella e non posso far altro che restare un tantino ipnotizzata da come quel movimento faccia brillare la sua barba incolta alla luce del sole.

?Ti ho già detto come mi chiamo? risponde scocciato, quasi fossi stupida. ?River Oakley.?

Okay, la situazione sta diventando imbarazzante. Che segua il metodo Stanislavskij come Robert De Niro?

Corro in bagno a prendere la vestaglia e la infilo sopra l’asciugamano. ?Ahah, be’, sappiamo entrambi che non è il tuo vero nome! Ahahah. Sul serio, però, puoi smettere di recitare adesso. “Buona la prima!” Bravo!?

A quel punto mi accorgo che sul pavimento, accanto al divano, c’è un borsone di cuoio. Lo indico. ?Ti sei portato dietro una maglietta?? gli chiedo, cercando di non fissare i pettorali che, non posso fare a meno di notare, sono straordinariamente forti e definiti, il genere di muscoli derivanti da un pesante lavoro fisico più che da esercizi in palestra. Che di giorno faccia l’operaio edile? Il taglialegna? Il taglialegna, sì. Per un attimo me lo immagino così, prima di schiaffeggiarmi mentalmente da sola e vergognarmi come una ladra per la mia clamorosa perversione. Che cosa mi prende? Come non mancava mai di dire Henry, non ho la fissa del sesso. Allora perché adesso, proprio in un momento come questo, mi viene da chiedermi quale sapore abbiano le labbra di questo sconosciuto? Chissà perché sono portata a pensare a un tortino al cioccolato con il cuore fondente e una nota alcolica. Cognac, magari. Controllati, Gertie. ?Vuoi metterti la maglia prima di andare?? chiedo con brio, cercando il più possibile di sembrare educata. Indico di nuovo il borsone di pelle. ?Se vuoi puoi cambiarti in bagno.?

?River? segue il mio sguardo fino al borsone e si acciglia come se si fosse accorto solo in questo istante della sua presenza. Come se non lo avesse portato lui. ?Il mio borsone?? farfuglia. Lo agguanta, apre di scatto la zip e tira fuori un paio di jeans sbrindellati. Dopodiché rinfila la mano dentro, rovista e tira fuori… un altro paio di jeans, stavolta con una tasca posteriore scucita. E poi un altro paio ancora, con uno strappo sulla gamba.

?Solo jeans? bisbiglia.

Do una sbirciatina all’interno. Già. ? pieno di jeans. Che strano.

?Aspetta un attimo…? dice, lo sguardo perso nel vuoto, quasi gli fosse appena venuta in mente una cosa. ?Questo borsone stava nel mio pick-up. Stavo per portare i jeans dalla sarta, quando mi ha chiamato Cassidy… e poi… non ricordo…? Si interrompe e le sue spalle imponenti si incurvano.

Okay, inizio ad avere la sensazione che qualcosa non va. Che quest’uomo possa non avere tutte le rotelle a posto. Magari non è un attore. Magari è un fan sfegatato fuori come un balcone, tipo la protagonista di Misery di Stephen King. Mi immagino legata al letto mentre questo tizio mi imbocca cucchiaiate di carne in scatola scadente e mi costringe a scrivere al pc il lieto fine che sogna per i personaggi di Bedlam Creek. E nonostante io abbia senza dubbio bisogno d’aiuto per scrivere il libro, dubito altamente che questo specifico metodo potrebbe agevolare il mio processo creativo.

?Ehm, potresti andartene, per favore?? dico, tornando in cucina per prendere alla cieca un altro coltello dal ceppo, casomai senza saperlo Bridget avesse ingaggiato un attore che effettivamente è anche un assassino. Per la seconda volta estraggo il coltello per il pane. Che sfiga tremenda.

?Aspetta, mi stai dicendo che posso andare?? risponde lui, sgranando gli occhi. ?Non sono prigioniero qui??

?Ehm, no?? Per poco non scoppio a ridere. ?Ci mancherebbe. Ovvio che puoi andartene. Vai pure, prego. Sul serio. Per favore, vattene.?

L’uomo tasta le tasche dei pantaloni e, non trovando quello che cerca, ritira fuori dal borsone i jeans e inizia a tastare le tasche anche di quelli. ?Ma dove diavolo sono?? sbraita. Nella tasca posteriore di un paio trova un’armonica a bocca, e la butta sul divano con apparente disgusto. L’armonica rimbalza sui cuscini e sbatte sui listoni del parquet, per atterrare davanti alla tv. Al che il tizio si gira di scatto verso di me, si passa convulsamente le mani sulla testa spettinando un po’ le morbide onde. ?Signorina, mi auguro che tu abbia le chiavi del mio pick-up. Siamo tanto lontani da Bedlam Creek? A Double Horn? Marble Falls? Oatmeal? Spero proprio che non siamo a Oatmeal, cazzo.?

Strabuzzo gli occhi. Double Horn? Marble Falls? Oatmeal? Sono i nomi dei paesi realmente esistenti nella contea texana di Burnet che confinano con la cittadina immaginaria di Bedlam Creek. Come fa a conoscerli questo attore? Mi sono annotata i nomi solo durante le ricerche per il libro, quando ho iniziato a scrivere la saga quattro anni fa. Non li ho inseriti in nessun romanzo. Non ho mai raccontato a nessuno dove si trova esattamente Bedlam Creek, visto che me la sono inventata di sana pianta.

A quel punto noto che il tizio ha una piccola cicatrice sullo zigomo. A forma di S. Esattamente come il River Oakley della saga. Abbasso lo sguardo sulla fibbia della cintura: c’è incisa una luna presa al lazzo, il simbolo del ranch degli Oakley.

Deglutisco.

Non può essere.

Non è possibile.

?No? dico con fermezza. ?Assolutamente no, cazzo.?

Con un borbottio infastidito, l’uomo avanza deciso verso di me, gli occhi scuri, due chiazze rosse che spuntano sulle guance. Oh, cazzo. Se è davvero il River Oakley dei miei libri, potrebbe uccidermi a mani nude all’istante. Ne sarebbe capacissimo. Sotto quello splendido viso nasconde un cuore di pietra. Al rodeo organizzato a Bedlam per il 4 luglio ha picchiato tre spacciatori senza riportare un graffio. Da bambino era perfido con Cassidy, le rubava le caramelle e le infilava vermi vivi negli scarponcini. Una volta ha lottato con un bisonte inferocito e poi lo ha cucinato alla griglia per il suo pranzo di Natale in solitaria e, presumo, per tanti altri spezzatini di bisonte. Quindi che sia vero o immaginario, che io mi stia sognando tutto, sia bloccata in una realtà parallela o stordita da farmaci nel reparto di un qualche ospedale psichiatrico, in qualsiasi situazione io mi trovi, il mio istinto di sopravvivenza si risveglia di colpo.

Kirsty Greenwood's Books