Romantic hero(13)



Con il cuore in gola, mi arriva una scarica di adrenalina così potente che tutto il mio corpo inizia a tremare. Affannata, alzo il coltello del pane. Mi preparo a combattere.





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SEMBRER? strano, ma ho sempre avuto il sospetto che prima o poi sarei uscita di testa. A volte uno capisce che è il genere di persona a cui può capitare: frequenti crisi d’ansia per situazioni obiettivamente banali, una dipendenza incontrollabile da qualsiasi tipo di sottaceti, il fatto che mi sia esercitata a baciare con una riproduzione del busto del David di Michelangelo a casa della nonna e subito dopo abbia cercato su Google ?essere umano si innamora di una statua?. I segnali c’erano tutti. E adesso è successo davvero. Sono completamente impazzita, di sicuro a causa dello stress per la scomparsa di Henry dalla mia vita, a cui si è aggiunto il terrore di non riuscire a rispettare i termini del contratto per il romanzo, oltre all’abuso di cocktail di Stanley Tucci. L’uomo davanti ai miei occhi è davvero reale? Oppure è una strana materializzazione del blocco dello scrittore che mi affligge? Sia come sia, adesso il cowboy mi sta talmente vicino che riesco a sentirne il profumo. Do un’annusata discreta. Fuoco di legna, whisky e… torta di mele?

?Ascoltami bene? mi dice con voce roca e sommessa, gli occhi verdi che anneriscono come onice. ?Ti conviene…?

?Ti faccio a pezzi!? strillo come una forsennata. ?Credimi, se ti avvicini di un solo passo ti… ti… faccio fuori.?

Sembrerà esagerato, ma se c’è una cosa che ho imparato dai libri, dai film e dalla mia infanzia tra le strade malfamate del paesino di Fichingfield è che in queste situazioni mostrarsi convinti di quello che si sta facendo è già metà dell’opera. E anche se non sono una persona sicura di sé, ho frequentato insieme a Josie un laboratorio di recitazione estivo. Abbiamo portato in scena il musical Chicago, e noi due interpretavamo delle assassine rinchiuse nel carcere della contea di Cook. Socchiudo gli occhi e sollevo il mento con fare omicida. ?Dico sul serio!?

River serra la mascella. E poi, così velocemente che non faccio in tempo a svicolarmi, mi afferra per il polso con una grossa mano callosa e mi strattona. Le mie dita si spalancano inutili e il coltello cade a terra con un tintinnio.

?Ahia? mi lamento, anche se in realtà non mi ha fatto alcun male. Cerco subito un’altra arma. A-ha! C’è il coltello per tagliare le verdure! Lo agguanto e per un istante mi domando se io abbia perso la bussola come Edward Norton nella scena di Fight Club in cui si picchia da solo. Che io stia parlando all’aria? Che io stia brandendo il coltello per le verdure contro… il nulla? Devo chiamare un medico?

?Hai intenzione di affettarmi come una zucchina, bella?? mi chiede River con sarcasmo a malapena celato. ?Metti giù quel cavolo di coltellino per la frutta.? E poi, con un tono un po’ più delicato: ?Mi dispiace se ti ho fatto male?.

Non sapendo cos’altro fare, rimetto il coltello sul piano di lavoro.

Quando River allunga una mano per afferrarmi di nuovo il polso trasalisco. ?Datti una calmata? sussurra. ?Non ti faccio niente.? Mi accarezza leggermente il polso con il pollice. ?Fa male??

Scuoto la testa.

Ruota il mio polso lentamente. ?E così??

?No.?

?Allora presumo che te la caverai.?

Fa un passo indietro e infila i pollici nella cintura per poi espirare piano schiudendo le labbra in un cerchio perfetto. ?Insomma, a quanto pare ci troviamo in un bel casino. Tu non mi vuoi qui e io di sicuro non voglio starci. Eppure, è così. Allora che ne dici di darmi le chiavi del pick-up e chiudiamo la faccenda? Va bene? Così posso andarmene. Se non le hai, allora per l’amor del cielo puoi dirmi dove mi trovo di preciso? Controllerei la posizione sul telefono, ma a quanto pare non ce l’ho dietro. Ho solo un borsone pieno di jeans e l’armonica a bocca di mio padre.?

Lancio uno sguardo allo strumento davanti al televisore. L’armonica di suo padre? Mmm. Big Chip Oakley non ha mai avuto un’armonica… Non ho mai scritto nulla di simile…

Nel sentire dei poderosi colpi alla porta per poco non mi prende un colpo. Faccio per andare ad aprire, ma River mi anticipa, una sua falcata equivalente a quattro passi delle mie gambe corte. ?Mi auguro che sia Buddy McGinty con le mie chiavi? dice inviperito. ?Questa storia è durata fin troppo.?

Riprendono i colpi alla porta, stavolta più insistenti.

?Gertie? Gertie! Stai bene?? urla la signora Casablancas attraverso il buco della serratura. ?Ho sentito un gran baccano! Gertie! Sono io, la signora Casablancas! Gertie? Che cos’era tutto quel rumore? Aprimi!?

Con un borbottio infastidito, River spalanca la porta. Mi aspetto quasi che la signora Casablancas lo attraversi come se fosse un fantasma, perché una parte di me è ancora convinta che questo tizio che sostiene di essere il personaggio di uno dei miei libri sia solamente frutto della mia immaginazione. Invece no. Anzi, la mia stravagante vicina si appoggia con indolenza al telaio della porta, lo sguardo che vaga spudoratamente sui pettorali, ed è… comprensibile.

?Che cosa ci fa qui Matthew McConaughey?? bisbiglia con gli occhi sgranati, accarezzando lentamente lo scollo della maglia. Sposta lo sguardo su di me. ?Be’, be’, be’… Gertie Bickerstaff. Buon. Per. Te.?

?Lo vede anche lei?? mi sfugge di bocca.

A queste parole i due mi osservano come se fossi impazzita, cosa evidentemente vera.

Kirsty Greenwood's Books