Romantic hero(29)
?Si chiama Yorkshire pudding? rispondo stizzita, seguendo il suo sguardo. ?Non sei celiaco, vegetariano o intollerante al lattosio, vero??
Inarca un sopracciglio. ?Non lo sai già??
A quanto pare non so più niente. Né dei miei personaggi, né della mia relazione e nemmeno di me stessa.
?Per favore, di’ al barista di aggiungere un goccio di vodka al succo? ribatto secca per poi trascinarmi al buffet. ?Anzi, ci ho ripensato, facciamo due.?
16
GRAZIE all’alcol mi sento un pochino meglio. Più di un pochino, a dire il vero. E anche se l’atteggiamento strafottente e la sbalorditiva arroganza di River continuano a darmi sui nervi, riusciamo a chiacchierare senza beccarci troppo. Perciò, quando propone di ordinare qualcos’altro da bere, accetto volentieri.
Tre ore dopo io sono sbronza, invece lui sembra sobrio come quando siamo arrivati, sebbene si sia scolato diversi bourbon.
Mentre il cielo fuori si tinge di un lilla crepuscolare, in un angolo del pub inizia a suonare una band. River osserva i musicisti battendo i piedi; sulle labbra ha un sorriso soddisfatto. E poi, quando il primo pezzo finisce, con tutta la sicurezza di chi non è mai stato rifiutato, si alza da tavola e si dirige verso il palco.
?River! Che cosa stai…? cerco di urlare, ma non faccio in tempo a terminare la frase che in men che non si dica tira fuori l’armonica dalla tasca dei jeans e quando la band attacca un pezzo di Tom Petty si inclina verso il microfono del cantante e inizia ad accompagnare il gruppo come se nulla fosse.
Che cosa sta facendo? Non ci si può mica autoinvitare a suonare senza essersi preparati prima! Hanno fatto le prove! Hanno un programma da seguire! Una scaletta e una gerarchia!
A quanto pare, invece, ci si può assolutamente autoinvitare a suonare senza essersi preparati prima. Almeno, può farlo River Oakley. Nel giro di trenta secondi, riesce a eclissare il cantante e a rubargli la scena, e sembra che al tizio non dispiaccia affatto. Anzi, insieme a praticamente qualsiasi altro essere umano presente, guarda River con un sorriso raggiante, neanche si trovasse al cospetto di un mostro sacro. Un paio di avventori tirano fuori il cellulare. Una donna particolarmente emozionata estrae un ventilatore da borsetta per placare le caldane anche se l’aria condizionata è sparata al massimo.
River suona a occhi chiusi, facendo scivolare abilmente le dita sull’armonica, battendo allegramente un piede a terra, perso in un mondo tutto suo.
?Quello Yorkshire pudding era come una soffice nuvoletta che si scioglie in bocca? riflette River quando usciamo dal pub e barcolliamo brilli verso casa.
?Ti toccherà farli in casa? suggerisco. ?Ho un’ottima ricetta. Quella di mia sorella. Facilissima, viene sempre bene.?
?Hai una sorella?? mi domanda lanciandomi uno sguardo mentre percorriamo Clipstone Street e un profumo di patatine ci solletica le narici. ?Litigate quanto me e Cassidy o avete un rapporto sano??
Scuoto la testa. ?Io e Josie abbiamo litigato una volta sola. ? morta quattro anni fa.? Tiro fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni e gli mostro l’immagine salvaschermo, che mi ritrae insieme a lei a un picnic a Regent’s Park. Josie sta facendo una faccia buffa mentre io sono piegata in due dalle risate. ?Eccola qui.?
River sospira rattristato. ??… una gran gnocca.?
Mi scappa una risata, e alzo lo sguardo per fissarlo negli occhi. ?Lo so. Era meravigliosa. E non esagero se dico che non era solo più bella, ma migliore di me sotto qualsiasi aspetto possibile e immaginabile.?
?Ma era capace di evocare uomini adulti nel suo appartamento contro la loro volontà, senza che avessero idea di come ci fossero finiti??
?Tu scherzi, ma probabilmente ne sarebbe stata capace. Riusciva a fare qualsiasi cosa si mettesse in testa. Era una ragazza più unica che rara.?
Annuisce. ?Com’è mor…?
?Ed era un’ottima cuoca. Appena arriviamo a casa ti mostro la sua ricetta dello Yorkshire pudding. Sta da qualche parte in fondo all’armadio.?
La strada è invasa da macchine che strombazzano il clacson, autobus a due piani e una miriade di biciclette che consegnano la cena a domicilio agli affamati di tutta la città. Mentre aspettiamo che il semaforo diventi rosso per loro per attraversare, mi accorgo che River mi si è parato davanti, come se volesse proteggermi dal traffico.
?Peccato che a casa non abbia mai tempo per cucinare? dice quando arriviamo sani e salvi al capo opposto della strada.
?Un po’ di tempo ce l’avrai di sicuro, no? I proprietari dei ranch non hanno un giorno libero??
Scoppia in una flebile risata. ?Non proprio. Cioè, in teoria ce l’avrei. Ma in genere c’è sempre qualcuno che mi chiama per un motivo o per l’altro. Un cavallo malato, un artigiano da pagare, qualche problema con il personale, dei guasti imprevisti. E poi ci vivo, al ranch. ? bellissimo, ed è una grande fortuna, ma, insomma, va a finire che non stacco mai dal lavoro.?
Imbocchiamo la via di casa mia, i vecchi lampioni dalla luce ambrata lungo i marciapiedi creano un’atmosfera vittoriana. ?Però il tuo lavoro ti piace, no??
Il River dei miei libri adora il ranch Oakley, ne è ossessionato, vuole averne il controllo assoluto, anche a costo di escludere Cassidy dall’eredità che le spetta di diritto.
Lui fa spallucce. ?Sono nato per farlo, credo. La vita da mandriano ce l’ho nel sangue. E il ranch Oakley? Be’, è un posto che sta a cuore a tanta gente. Adesso che mio padre non c’è più, sono l’unico a mandare avanti la baracca come si deve.?