Romantic hero(32)
?Interessante!? esclamo. ?Pensavo che ti piacesse la musica country, il bluegrass o qualcosa di… Insomma, per via dell’armonica e il resto.?
River reprime una risata. ?Sarebbe un gran bel cliché, Gertie, non trovi??
Osservo il suo Stetson, il viso scontroso, lo sbaffo di carbone che ha sulla guancia – anche se, da quel che mi risulta, non siamo mai entrati in contatto con del carbone –, i jeans che gli fasciano le cosce muscolose e, ovviamente, gli stivali un po’ lisi. ?Gli stivali da cowboy ci stanno? dico sottovoce.
La verità, però, è che in effetti sembra che ci siano tante altre cose al di là dell’odiosa spacconeria ostentata di cui ho scritto nei libri, e fatico ancora parecchio a raccapezzarmi.
Quando ci avviciniamo al parcheggio della magione di Little Crumpet, lui si volta verso di me, serissimo.
?Okay, Gertie, pronta a entrare in azione??
Faccio un respiro profondo. ?Pronta.?
? una menzogna. Non sono affatto pronta. Il pensiero di rivedere Henry? Di fingere di stare già con un altro? Il pensiero che questa missione possa causare stravolgimenti alla vita di River oltre che alla mia? Tutte queste cose mi sballottano le budella come un calzino in lavatrice.
Dalla porta dell’hotel spunta Jim Kellerman, che attraversa il parcheggio a passo molleggiato, i ricci rossi arruffati, un paio di pantaloni scozzesi e un cravattino nero a estrinsecare la divertente estrosità che lo ha reso uno degli scrittori di gialli più celebri del Regno Unito.
Appena scendiamo dall’auto River si stiracchia in modo esagerato. ?Beata libertà? bofonchia.
?Ciao!? esclama con gioia Jim. Mi stampa un bacio sulla guancia, il volto da cherubino raggiante come sempre. Anch’io sarei raggiante, se guadagnassi quanto lui. ?Santo cielo, che bello vederti, Gertie. Benvenuti alle mie ribalderie di compleanno!?
?Scusa se ho avvisato solo all’ultimo minuto!? dico, ricordando subito quanto mi piace questo adorabile scrittore originale e di buon cuore che merita veramente tutto il successo che ha.
Si volta verso River. ?Accidenti, tu devi essere il misterioso River, giusto?? Gli porge una mano mentre lui recupera lo Stetson dal sedile posteriore della Mini e se lo calca bene in testa.
?River Oakley. Il piacere è tutto mio, Jim.?
?Che meraviglia. Cavolo, sei ben piazzato, eh? L’amico di Gertie…? Socchiude gli occhi. ?…dell’Oklahoma, giusto? Come il mio musical preferito.?
?In realtà vengo dal Texas, non molto lontano da Austin? lo corregge River con una lieve risata, stringendogli e scuotendogli così forte la mano di dimensioni normali che Jim ballonzola quasi in sincrono. ?Ma permettimi di correggerti, Jim. Io e Gertie non siamo amici. Stiamo insieme.?
Oh, porca puttana.
Qualche ora fa ho scritto a Jim per dirgli che alla fine sarei venuta alla festa insieme a un amico. Ho pensato che se avesse saputo che volevo venire con un uomo, in quanto migliore amico di Jim, avrebbe tirato fuori qualche scusa per dissuadermi e la missione sarebbe andata a monte prima ancora di cominciare. Intendevo rivelare che io e River ?stiamo insieme? con maggiore finezza. Tipo prendendo Jim da parte per scusarmi della situazione imbarazzante, profondermi in mille spiegazioni e scusarmi di nuovo. Insomma, la solita tiritera inglese.
Faccio una smorfia. ?Perdona l’annuncio a sorpresa, Jim. Forse avrei dovuto dirti che io e River… ci stiamo frequentando.?
Dio benedica Jim e la sua educazione ineccepibile: lo shock che attraversa il suo viso dura mezzo secondo, subito sostituito dalla sua solita espressione cortese e calorosa. ?Ah. Sono felice per te, naturalmente.? Mi rivolge un sorriso gentile. ?Andrà tutto bene. Lo scopo di questo weekend è divertirsi in modo sano come si faceva una volta, e River ha proprio la faccia di uno che sa come farlo.?
Quando gli piazza una mano sulla spalla, River la fissa sconvolto, come se in tutta la sua vita nessun uomo basso quanto Jim avesse mai osato sfiorarlo.
?Però vi avviso… dormirete nella camera accanto a quella di Henry? continua Jim, dando tre pacchette al bicipite mostruoso di River. ?Non è affar mio, ma forse potreste, ehm, contenere, ehm, le effusioni. Per Henry.?
?Come mai? Credi che sarebbe geloso?? mi sfugge prima di provare ad assumere un’espressione un po’ meno festante all’ipotesi che Henry possa ingelosirsi.
?Va bene, allora!? esclama Jim, dribblando la mia domanda. ?Ci vediamo dopo al bar dell’hotel per il quiz letterario??
?Senz’altro!? rispondo con brio. ?Non vedo l’ora.?
River socchiude gli occhi profondi al bagliore dorato del sole pomeridiano per osservare l’orizzonte. Dopodiché mi guarda con una dolcezza esagerata. ?Andiamo a familiarizzare un po’ con il nostro alloggio, dolce gufetta mia.? Fa l’occhiolino a Jim. ?Contenendoci, ovviamente.?
Quando tira fuori tutti i bagagli dall’auto e si incammina verso la hall dell’albergo a una tale velocità che mi tocca corrergli dietro, Jim non può far altro che fissarci a bocca aperta.
18
ESSENDO un edificio settecentesco di interesse storico, l’albergo non ha l’ascensore. Perciò, quando River insiste per portare da solo tutte le valigie fino all’ultimo piano, non ho nulla da eccepire.
Mentre percorriamo il lussuoso corridoio con la moquette fitta diretti alla nostra camera, mi guardo intorno, sbalordita dallo splendore del posto… Ed è soltanto il corridoio! Le pareti sono tappezzate di delicate illustrazioni di flora e fauna, e sebbene ci siano soltanto due stanze – la nostra e quella di Henry – il piano è costellato di tavolinetti in legno lucidato con opulente composizioni di rose e peonie. Henry adora le peonie.