Romantic hero(33)



Quando apriamo la porta della nostra camera, rimango di stucco davanti a tanta maestosità. ? davvero, davvero stupenda. Soffitto alto, pareti tinteggiate di verde bosco, incantevoli lampade ambrate, tutte accese malgrado siano solo le cinque del pomeriggio, un enorme letto a baldacchino con coperte di cotone inamidate, cuscini di seta color panna e… Un secondo. C’è un letto solo? Porca miseria. Com’è possibile che un’irriducibile scrittrice di romance come me non sia neanche stata sfiorata da questa eventualità? Quando Jim ha detto che avremmo dormito nella stessa stanza, stupidamente avevo pensato che fosse una doppia, dal momento che gli avevo detto che io e River siamo soltanto amici. Mi fiondo verso il letto per vedere se magari è uno di quelli componibili che si possono separare. Non lo è. Maledizione.

?Ehm, River…? inizio a dire. ?Questo coso…?

?Andrà benissimo? dichiara lui, mollando i bagagli sul portavaligie per poi aprire la portafinestra in fondo alla stanza e uscire sul balcone da urlo che si affaccia sulle stupende colline della campagna del Buckinghamshire. Si piazza le mani sui fianchi quasi fosse il sovrano delle terre ai suoi piedi, inspirando a pieni polmoni prima di scoppiare in un: ?Aaaaaah?.

?Oh, wow? dico estasiata quando esco ad ammirare alla luce del sole quella che probabilmente è la campagna più bella che io abbia mai visto: dolci colline lussureggianti che vanno dal verde dorato al giallo girasole, grandi alberi di tasso frondosi che incorniciano un fiumiciattolo. Oddio, ecco gli alpaca incravattati!

?In Inghilterra è tutto così piccolo? riflette River. ?Sembra una favola illustrata da Hockney.?

?? vero che sembra una favola illustrata da Hockney? rispondo con un sorriso. ?? proprio la definizione perfetta.?

?Sì?? River sembra stranamente contento del complimento, ma poi riassume la sua solita placida indifferenza.

?Riguardo al letto…? inizio a dire ?a casa mia dormivi sul divano, quindi…?

Mi blocco, non sapendo come affrontare l’argomento senza che River si offenda perché non voglio dividere il letto con lui, e al tempo stesso senza lasciar intendere che io pensi che ci voglia provare. Ma non ho motivo di preoccuparmi perché, mentre cerco ancora di formulare una frase diplomatica, River torna dentro, afferra la chaise longue ai piedi del letto, varca la portafinestra tenendola sottobraccio ed esce sul balcone, dove la molla con un tonfo.

?Ehm, perché stai portando fuori i mobili??

?Mi piace dormire sotto le stelle.?

?Vuoi dormire all’addiaccio?? domando interdetta.

?Sotto le stelle? mi corregge, sdraiandosi subito sulla chaise longue, talmente corta rispetto a lui che i piedi penzolano nel vuoto. ?Il mio posto preferito per schiacciare un pisolino è ai piedi di un vecchio albero in un prato vicino al ranch. Il tronco è ricoperto di centinaia di scritte incise, del tipo “Sue ama Ezra”, “Minnie e Charlie per sempre”. Mi piace leggerle.?

?Che romanticone? commento, stupita.

?Ah, le leggo perché sono così pallose che mi conciliano il sonno.?

?Ti pareva. Okay, quindi vuoi dormire sotto le stelle. A me va bene! Ti serve una coperta? Qualche cuscino soffice?? Ne raccolgo alcuni sul letto e li porto sul balcone.

River increspa un angolo delle labbra, sdegnato. ?Cuscini soffici??

?Voglio che tu stia comodo? spiego. ?Che dormi bene.?

Mi osserva un secondo. ?Non servono tutte queste moine, bella. Non fanno per me.? Si toglie il cappello e lo posa sul viso per ripararsi dal sole. ?Adesso, per l’amor d’Iddio, mi lasci riposare??


Prima di entrare in doccia, metto in riproduzione l’audiolibro del maggiore successo di Jim Kellerman – il mio romanzo preferito della serie Misteri dell’orologio a pendolo – e approfitto dei campioncini di shampoo, maschera per capelli, scrub e crema corpo. Intanto rifletto sul fatto che nonostante l’idea di rivedere Henry mi agiti parecchio, soprattutto in circostanze così folli, sono sempre, sempre felicissima di vedere il suo viso. Era – è – la persona con cui preferisco stare in assoluto. Mi manca raccontargli cose. Mi manca che lui racconti cose a me. Sono sempre stati i momenti in cui avevamo maggiore sintonia: chiacchierate infinite su qualsiasi argomento possibile e immaginabile. Sicuramente mancheranno anche a lui. Come potrebbe essere altrimenti, cacchio? Persino la settimana prima che mi lasciasse abbiamo parlato fino alle due di notte, lui mi ha svelato alcune idee che gli erano venute per un nuovo romanzo, e io gli ho dato la mia opinione su come avrebbe dovuto sviluppare l’arco narrativo del protagonista.

Dopo aver asciugato e lisciato i capelli crespi, infilo uno dei vestiti comprati insieme a River a Marylebone. ? quello bianco a roselline stile anni Novanta con le maniche un po’ a sbuffo e i bottoni fino all’orlo. ? carino e romantico, e sicuramente piacerà a Henry, visto che adora Sandra Bullock, in particolare in Amore & incantesimi.

Lancio uno sguardo al balcone dalla portafinestra. River dorme ancora, ma ha girato la testa e il cappello è caduto a terra, quindi il sole gli picchia in faccia e gli zigomi alti sono super arrossati.

Non mi va di svegliarlo, perché ho promesso di lasciarlo riposare. Ma non mi va neanche di starmene qui con le mani in mano mentre lui si scotta.

Rovisto nella valigia, tiro fuori la custodia del computer – mi basta guardarlo per avvertire una fitta allo stomaco – e trovo la bomboletta della crema solare protezione 50 che ho portato. ? uno di quegli spray nebulizzanti, quindi se faccio attenzione River non se ne accorgerà nemmeno. Sarà solo una spruzzatina leggera, un delicato alito di brezza marina che gli accarezza la guancia.

Kirsty Greenwood's Books