Romantic hero(35)



Mentre attraversiamo il corridoio dell’hotel, mi intravedo in uno specchio con la cornice dorata. Non male. ? stata una bella idea sbottonare il vestito. Magari Henry apprezzerà. Magari ha ragione River ed Henry si renderà conto di cosa si sta perdendo: una ?pelle di ottima qualità?.

?Mi auguro che servano da mangiare durante ’sta roba? dice distrattamente River mentre svoltiamo verso le scale. ?Ho una fame che potrei mangiarmi le palle di un toro.?





19




SENTIAMO i rumori della classica convivialità inglese prima ancora di vederla: tintinnii di bicchieri, un vociare generale, un pianoforte che suona un allegro pezzo jazz perché Jim è un grandissimo fan di Duke Ellington. River allunga la sua grossa mano forte, inglobando completamente la mia di dimensioni normali. La ritraggo subito per evitare che Henry se ne accorga, ma poi mi viene in mente che è proprio il motivo per cui ci troviamo qui: lui deve vedere un altro uomo che mi tiene per mano, rendersi conto che non lo sopporta, mettere fine a questa pausa e tornare a casa. Perciò, quando River prova di nuovo a prendermi la mano, non oppongo resistenza. La stringe un secondo per darmi un piccolo incoraggiamento.

?Ce la puoi fare? si limita a dire.

Lo guardo, stupita dalla dimostrazione di fiducia, ed entriamo insieme nel bar dell’hotel.

Non avrei dovuto temere che un gruppo di facoltosi scrittori britannici potesse metterlo in soggezione: River fa il suo ingresso come se fosse il padrone del bar, facendo risuonare gli stivali da cowboy sul parquet lucidato. Deve chinare un po’ la testa per non sbattere sulle travi antiche, e a causa della statura e dell’aspetto cattura subito l’attenzione di chiunque si trovi nelle vicinanze. Insomma, a causa di quello e del fatto che solleva lo Stetson e tuona un ?salve a tutti!? in una caricatura di sé stesso.

Io mi trascino al suo fianco, osservando la sala, in particolare il grande tavolo in una nicchia rischiarata da tante lucine a cui siedono Jim e gli altri ospiti, che fissano River a bocca aperta. A quest’ingresso in grande stile, il pianista, e questo va a suo merito, stecca solo una nota.

In maniera vaga mi torna in mente che Henry mi aveva fatto l’elenco degli invitati. Cerco di individuare tutti per evitare gaffe… Da quando ho iniziato a scrivere ho scoperto che gli scrittori si legano al dito qualsiasi cosa percepiscano come un affronto.

Ovviamente c’è Jim. Indossa un gilet a motivo jacquard sopra una camicia bianca candida con appuntata una grossa targhetta rossa con su scritto FESTEGGIATO!

Accanto a lui, in uno splendido abito giallo limone con scollo all’americana, è seduta Marisol Keats, la cui prima raccolta di poesie è stata contesa da otto editori a un’asta il mese scorso. ? una donna bellissima e spigliata. Il suo profilo Instagram – dove posta scatti dei suoi componimenti, dei lavori di ristrutturazione nella sua elegante casa a Mayfair e della sua pelosissima gatta persiana Bella – è seguito da ottocentomila accoliti, dei quali faccio parte anch’io. Scosta i lucenti capelli mori su una spalla e mi rivolge un sorriso leggermente tirato.

Poi c’è sir Otto Derberville, che sembra un giovane Barack Obama che ha perso la testa per un’azienda di tweed. Sir Otto è il titolare della Derberville & Falcon, una catena di librerie indipendenti molto apprezzata nel Regno Unito. L’ho incontrato solo una volta, alla festa per i finalisti del Booker Prize a cui avevo accompagnato Henry. ? stato carinissimo, ma quando gli ho spiegato di cosa parlano i miei libri mi è sembrato un tantino spaesato. Ho avuto l’impressione che non avesse mai letto un romance in vita sua, ed è un gran peccato.

E poi c’è Henry, seduto proprio a capotavola, che stringe un boccale della sua amata Pale Ale. Il bellissimo e posato Henry, quanto mai fascinoso con la sua camicia di lino bianco, le maniche sollevate per mostrare gli splendidi avambracci torniti così sexy che mi avrebbero convinta a fare qualsiasi cosa. Dopo che gliel’ho confessato, ha iniziato a piazzarmeli in faccia ogni volta che aveva una richiesta da farmi. Dimenava scherzosamente gli avambracci scoperti e mi chiedeva una tazza di tè o una fellatio, quasi volesse ipnotizzarmi. Quando i nostri sguardi si incrociano mi rivolge un sorriso affettuoso. Fa un occhiolino discreto che mi provoca subito il magone. Devo ricorrere a ogni briciolo di autocontrollo per evitare di precipitarmi da lui e gettarmi tra le sue braccia. Sarebbe troppo patetico persino per me, e River ha detto che dovrei comportarmi come se senza di lui stessi alla grande. ? strano, ho avuto diverse storie, sono stata quasi ininterrottamente fidanzata dai quattordici anni in poi, e sono stata mollata tante volte, per ragioni che spaziavano da ?me ne torno in Canada? a ?devo concentrarmi sulla carriera in banca? a ?per caso ti ho sentita fare la pipì e mi è passata la voglia?. Ma è stato molto più semplice accettare la fine di quelle relazioni che questa ?pausa?. Ho l’impressione di trovarmi sull’orlo di un precipizio, senza sapere se il mio destino sia venire salvata o buttata giù.

Una ragazza minuta con la faccia simpatica e lunghi boccoli rosa e viola ci fa segno di accomodarci a tavola. Dà una pacchetta sulla panca per dirmi che posso sedermi accanto a lei.

?Ciao a tutti? saluto, il cuore che batte a mille mentre mi avvicino per accomodarmi di fianco alla tizia che dice di essere Zo, l’assistente di Jim.

?Gertie!? cinguetta Jim, come se non mi avesse vista appena due ore fa nel parcheggio. ?Conoscete tutti Gertie, vero?? domanda agli altri ospiti. La maggior parte di loro annuisce educatamente. ?? una straordinaria autrice di romance, oltre che una persona davvero squisita.?

Kirsty Greenwood's Books