Romantic hero(36)
?Lui è il mio… lui è River? dico in risposta ai vari saluti. ??, ehm, del Texas. Già, un texano…?
Dio mio. Sto già perdendo ogni dignità.
?River Oakley? interviene lui con voce tonante, per poi scuotere con vigore una mano dopo l’altra. ?Piacere mio. Felice di ribaldeggiare insieme a tutti voi. Che bello rivederti, Henry.?
?Ti chiami River Oakley?? fa Henry, e per poco non sputa la birra. ?Come… il personaggio della tua saga di Bedlam Creek, Gert??
Oh, no. Merda. Henry ha letto solo il primo volume della serie, e sono passati anni. Come fa a ricordarsi il personaggio di River Oakley? Dio mio, ha proprio una memoria incredibile. Cazzo. Che svista madornale. Come ho fatto a non pensare che Henry avrebbe riconosciuto il nome? Che cavolo dovrei fare adesso? Come faccio a spiegarlo senza svelare che sono andata effettivamente fuori di testa? Cazzo.
?Ho… Ho… Insomma…? inizio a dire, senza sapere come terminare la frase. ??, ehm… ho…?
Gli altri invitati mi guardano impassibili. Sir Otto si agita sulla panca.
?Con parole tue, Gertie!? dice Henry, il sorriso un po’ tirato.
?Ecco…?
?In effetti è per questo che ci siamo conosciuti io e Gertie? interviene con scioltezza River, chiamando con un cenno la cameriera per poi accomodarsi a gambe divaricate sullo sgabello rivestito di velluto accanto a me, in modo da spingere Henry – che sta dall’altro lato – a spostarsi un po’ per fargli spazio. ?Un bourbon con un goccio d’acqua? ordina alla cameriera che appare al suo fianco. ?Gufetta?? mi chiede osservandomi con impazienza.
?Gufetta?? Sono una gufetta? Perché mi chiama gufetta?
?Gufetta?? ripete Henry, inarcando un sopracciglio.
?Per via degli occhiali? spiega River con un tenero sorriso che, come per magia, gli addolcisce il volto, dandogli un’aria molto meno intimorente. ?Non vi pare che con quelle lenti tonde sembri un adorabile gufetto??
Oddio. Oddio.
Ieri River aveva accennato alla possibilità di usare un nomignolo davanti a Henry. Ma non abbiamo concordato nulla. Di certo non avrei mai dato il mio consenso per ?gufetta?.
?Ah, sì, in effetti è vero!? conviene sir Otto, scrutandomi e annuendo piano. ?Sì. Una saggia gufetta.?
?Una sexy gufetta? sussurra River rivolgendomi un sorriso diabolico. Allunga una mano e mi accarezza lentamente un braccio scoperto con il dito medio. ? un gesto così sorprendentemente, apertamente e spudoratamente sexy che arrossisco. Con mio grande fastidio, a quel tocco mi viene la pelle d’oca dappertutto. Lancio a River un discreto sguardo d’avvertimento. Quando ci siamo raccontati i nostri trascorsi per sembrare una coppia credibile, non abbiamo discusso di contatto fisico in pubblico. E adesso che ruota con indolenza il dito sulla mia nuca, capisco che avremmo dovuto affrontare l’argomento, perché so di non avere gli strumenti per gestire con eleganza le attenzioni sensuali che mi rivolge, nonostante stia fingendo. Santo cielo. Mi impongo di spostarmi, ma vengo ostacolata dal mio stupido corpo, che invece desidera abbandonarsi alle carezze. Henry ci osserva, gli occhi stralunati. Marisol scruta me e poi River con aria smarrita.
?Oh!? dice infine, indicando prima me e poi lui. ?Voi due…?? Si interrompe. Cerco di non offendermi per il suo sconcerto all’idea che un uomo come River possa frequentare una come me. Non ci riesco.
?Oh, altroché? risponde River con un sorriso indolente, gli occhi che sfavillano di lussuria. ?Tantissimo. Di continuo.?
Noto che Henry serra i denti. ?Quindi non è un semplice amico? farfuglia.
Marisol fa una smorfia. ? alquanto, alquanto imbarazzante.
?Mi dispiace non avertelo detto ieri? dico nel panico. ?Ma non volevo che…? Mi blocco, non sapendo come finire la frase. Come si formula una frase di senso compiuto? Tra l’espressione tradita di Henry che mi trapassa e le dita di River che mi accarezzano sensualmente sotto l’orecchio non riesco a pensare. Sto crollando. Sto crollando del tutto.
Alzo lo sguardo verso la cameriera che si sta avvicinando. ?Mi serve un sidro, grazie. Sì, prendo questo. Grazie mille.?
?Un sidro per la gufetta? dice River alla cameriera. ?Qualsiasi cosa bevano gli altri, offro io.?
?Bravo ragazzo? apprezza Jim, alzando il calice di rosso quasi vuoto verso di lui.
?Stavi per raccontare come vi siete conosciuti? lo incalza Henry, una volta terminate le ordinazioni. Accavalla le gambe e guarda River dritto in faccia. ?Illuminaci, prego! Siamo molto curiosi.?
?Henry? sussurra Marisol. ?Non mettiamoli in imbarazzo. Forse…?
?Oh, lo accontento più che volentieri? risponde River con un sorriso raggiante, cingendomi in vita per tirarmi a sé e appoggiare saldamente una mano sulla cintola. Avverto il calore del suo corpo attraverso la stoffa del vestito. Mi manca il fiato. Sembra una boule dell’acqua calda. Una boule sexy e prestante. Il suo corpo è così imponente e muscoloso da scatenare in me un irritante brividino, un misto di paura e desiderio. Provo subito a soffocarlo, ma in risposta le mie infide membra iniziano a fremere e mi si azzera all’istante la salivazione. Che cavolo mi prende? Non è la prima volta che mi tocca un bell’uomo. Ho trascorso gli ultimi quattro anni della mia vita a farmi accarezzare dall’uomo più bello del mondo.
Uffa. Che caldo che fa. Troppo caldo. Nel panico, agguanto il bicchiere di acqua con ghiaccio di Zo e me lo scolo così velocemente che mi sbrodolo tutto il mento. Con mio grande orrore, River si affretta a togliermi delicatamente una goccia all’angolo delle labbra con l’indice per poi ficcarselo con disinvoltura in bocca e ciucciarlo.