Romantic hero(40)
Tre ore dopo Henry stava nel mio letto, e quando l’indomani mattina gli ho chiesto di non andarsene mi ha detto: ?Va bene!?, come se non avesse neanche dovuto pensarci. E poi nel pomeriggio, quando stavo per andare dalla psicologa, mi ha avvolta tra le braccia dicendo che aveva elaborato una tecnica dal successo assicurato per raggiungere la felicità, e che questa prevedeva che restassi a letto con lui mentre mi faceva i grattini sulla testa raccontandomi aneddoti buffi del suo passato.
Aveva ragione. Abbozzolarmi insieme all’adorabile Henry, sprofondare tra le sue braccia, era stato molto più semplice che parlare con una sconosciuta del terrore assoluto che ormai mi attanagliava quasi costantemente.
Sono quattro settimane che aspetto l’occasione di parlargli come si deve. Da dove comincio? Avrei così tante cose da dire che mi sembra quasi di vibrare. Vorrei sedermi sulle sue ginocchia, accoccolarmi contro di lui, posare un orecchio sul suo petto, ascoltare il suo cuore battere come un vecchio disco e lasciarmi cullare da quel suono familiare fino a addormentarmi.
?Mi fa piacere che mi hai chiesto di vederci? dico timidamente. ?Speravo che potessimo parlare di tutto… decidere come…?
?Allora, questo River?? mi interrompe. ?Devo dire che è stata una bella sorpresa. Avrei preferito che mi dicessi che non eravate semplici amici. Appena l’ho visto a casa tua ho capito che non era vero. Non è proprio da te, Gertie. Mentirmi così spudoratamente…? Serra i denti. ?E poi non è affatto il tuo tipo. Mi pare un po’ un cinghiale.?
Mi sembra un tantino esagerato, soprattutto dopo che al quiz ci ha asfaltati. ?L’hai detto tu che durante la pausa potevamo avere altre frequentazioni, no? Hai detto chiaro e tondo che magari vedendo altre persone saresti riuscito a capire meglio cosa provavi. O intendevi forse che valeva solo per te? Aspetta un secondo…? D’un tratto avverto un colpo al cuore. ?Tu ti vedi con qualcuna??
?No, Gertie? risponde secco, quasi offeso dall’insinuazione. ?Mi ci vuole un po’ per voltare pagina.?
?Sei stato tu a chiedere una pausa.?
Mi posa una mano sul braccio. ?Una pausa, sì. Mica ho chiuso.?
Il morale mi si risolleva un po’. ?Quindi escludi di voler chiudere??
Si passa le mani tra i capelli. ?Non so cosa voglio. Il problema è questo. ? solo che… a volte nella vita arrivi a un bivio, no? E capisci che qualsiasi strada sceglierai imprimerà una svolta al resto dei tuoi giorni. Desidero solo prendere la decisione giusta. Essere sicuro di noi, insomma. Del nostro futuro. Lo capisci, Gert??
Accascio le spalle, il morale mi scende sotto i tacchi alla stessa velocità con cui si era risollevato.
Quindi la messinscena con River non ha ancora funzionato. Henry è ancora indeciso. Va bene. Sono qui per aiutarlo a chiarirsi le idee. Gli servono certezze? Posso dimostrargli che siamo fatti per stare insieme. Come ha detto River, Henry ha solo bisogno di una spintarella nella direzione giusta. Ce la posso fare.
?Capisco, sì? rispondo, anche se non è vero. Per niente.
Sto per accennare alla possibilità di fare terapia di coppia, quando di punto in bianco Henry prende una grossa cartellina dal tavolino in mezzo a noi e me la piazza tra le mani. ?To’? dice. ?Dai un’occhiata.?
?Che cos’è?? domando, e il primo pensiero assurdo che mi viene in mente è che sono i documenti per il divorzio, anche se non siamo sposati.
?Ho scritto un nuovo romanzo? risponde con emozione contenuta.
?Cosa?? Apro di scatto la cartellina e vedo il frontespizio di un manoscritto intitolato La strana bellezza. ?Quando??
Scuote la testa con una lieve risata. ?Nelle ultime quattro settimane. Lo so! ? folle. Mi è venuta questa assurda frenesia e, perdona il cliché, ma le parole sono scorse a fiumi. Sembrava quasi che fossi in comunicazione con un’altra realtà, in una sorta di canale di trasmissione creativo. ? stata l’esperienza di scrittura più appagante che abbia mai vissuto, Gert. Appena Jim mi ha avvisato che saresti venuta alla festa, ho pensato che dovevo mostrarti il manoscritto. In fondo sei stata tu a incoraggiarmi a sviluppare quest’idea.?
Che cosa? Nelle quattro settimane in cui se n’è andato via di casa ha scritto un libro intero? Le uniche cose che ho scritto io nelle ultime quattro settimane sono state tre e-mail a Bridget in cui mentivo vergognosamente su come ero messa con il libro e poi ?migliori curry a base di carne vicino a Bloomsbury? nella barra di ricerca su Google.
?Un libro intero?? Apro la cartellina e sfoglio le pagine ordinate, fresche e fruscianti e cariche di potenzialità.
?Già? risponde tutto orgoglioso. ?Per la prima volta non mi sono dannato su ogni frase e credo davvero che abbia migliorato parecchio il processo creativo. Che abbia migliorato me. Che mi abbia liberato. Non so se è solo perché ho provato a distrarmi dalla sofferenza che provavo per… questa situazione? dice indicando entrambi ?ma è scattato qualcosa e le parole sono venute praticamente… spontanee.?
?Wow? dico con brio. ?Bravissimo. Davvero. ? meraviglioso, Henry.? Malgrado lo shock, sono sincera. Ci aveva messo tre anni a ultimare l’ultimo romanzo, finito poi in lizza per vari premi. Quindi il fatto che abbia scritto qualcosa in così poco tempo è davvero meraviglioso. E… assurdo. ?Sono molto felice per te, wow? ripeto, ignorando il megafono nella mia testa che mi ripete che ci ha messo solo quattro settimane. Che abbia iniziato a scrivere il giorno stesso in cui se n’è andato di casa? Cazzo. Che io abbia soffocato la sua creatività per tutto questo tempo? No. Non è possibile. Una volta Henry ha detto che ero la sua musa. Sono la persona con cui discute tutte le idee che gli vengono. Ho contribuito concretamente a sviluppare il malloppo di fogli che ora tengo tra le mani.