Romantic hero(39)



Mi copro la bocca. Perché cavolo sto raccontando questi dettagli intimi a uno che è praticamente un perfetto estraneo? Perché so che la sua presenza qui è temporanea? O forse perché sembra ascoltare solo a tratti quello che dico ed è tutto concentrato a guardare con cipiglio L’ispettore Barnaby?

?Probabilmente tornerò domattina? aggiungo.

?Sì, in bocca al lupo, gufetta? risponde sovrappensiero, già rapito da uno dei tesori nazionali della televisione britannica.

Mi avvio verso la porta e all’ultimo momento mi volto perché mi viene in mente di ricordargli di chiedere al concierge di portare altre bustine di tè. Mi sorprende vedere che River mi sta guardando uscire, con un’aria strana in volto. ?Oddio, che c’è?? domando tornando di corsa allo specchio. ?Ho i capelli arruffati dietro??

?Che cosa? I capelli sono a posto. Forza, che cosa aspetti?? mi esorta con un sospiro. ?Sbrigati, Dio mio! Vai a fare l’amore con il tuo pallone gonfiato e lasciami guardare in santa pace questo bello sceneggiato poliziesco. Su, vai.?

?D’accordo!? ribatto, appiattendomi con imbarazzo i capelli sulla nuca prima di uscire. ?Divertiti con i gagliardetti.?


Appena arrivo davanti alla porta della camera di Henry mi vengono le palpitazioni. Busso tre volte. Dopo mezzo minuto viene ad aprire, avvolto nel soffice accappatoio bianco dell’hotel, i capelli bagnati. Si sarà fatto una doccetta veloce. Mmm. Forse aveva ragione River: Henry mi ha davvero chiesto di vederci per fare sozzerie. Magari il vestito sbottonato gli ha dato il giusto stimolo.

?Ciao!? dico con un timido cenno della mano, il che sembra un po’ strano considerando che quest’uomo ha visto ogni singola parte del mio corpo da distanza ravvicinata e in alta definizione.

?Accomodati? risponde con un sorriso. ?Vuoi qualcosa da bere??

?Ooh. Be’, sì. C’è il minibar? Una birra??

?O una tazza di tè??

?Sì, okay. Va benissimo.?

?Ti spiace mettere su l’acqua mentre infilo il pigiama??

Il pigiama? Quindi non mi ha invitata per fare sozzerie? Va… bene. Benissimo. Henry non è mai stato il tipo da saltarmi addosso nemmeno ai bei tempi, anche se gli è sempre piaciuto fare sesso in albergo… Diceva che così sembrava che avessimo una relazione clandestina. Quindi è vero che vuole solo parlare. Avere una discussione seria. Capire come risolvere quello che è andato storto. Magari potrei proporgli la terapia di coppia? Sarebbe un buon punto di partenza. E intanto lui potrebbe tornare a casa. E una volta tornato a casa, smetterei di sentirmi così triste e sola. Non avrei praticamente più tempo per pensare a Josie. Darei un taglio ai lamenti in bagno e ai cocktail di Stanley Tucci. Se Henry tornasse a casa, riuscirei a scrivere, a visualizzare i miei personaggi, e la mia mente verrebbe occupata dai loro casini anziché dai miei.

?Certo.? Vado all’angolo dove si trova il necessario per il tè e preparo due tazze.

Quando torna con indosso un pigiama di cotone verde che non ho mai visto prima, gli porgo la tazza. Beve un sorso ed emette un sospiro deliziato.

?Nessuno lo prepara come te? dice, sedendosi sull’elegante divano in velluto per poi farmi cenno di accomodarmi.

?Quando hai genitori originari dello Yorkshire è inevitabile. Ce l’hai nel sangue, non posso prendermene il merito.?

?Stanno bene Greg e Annie? Li hai visti di recente? Greg è riuscito finalmente a ultimare la pavimentazione del patio??

A sentir nominare i miei genitori mi viene il magone. Da quando è morta Josie, i rapporti con i miei si sono raffreddati. Ogni volta che andavo a trovarli nello Yorkshire, non facevano che piangere e parlare di lei. Lo capisco, ma per me è troppo. E ho cominciato a inventare scuse per rimandare o disdire ogni volta che facevamo programmi per vederci. Perciò sono sei mesi che non ne facciamo più. Henry non si è mai accorto che ho smesso di andare a trovarli, e io non ho mai tirato fuori l’argomento. Era molto meno doloroso fingere che ci sentissimo per telefono e che fosse tutto a posto.

?Ah, stanno benissimo? mento, stampandomi un sorriso in faccia. ?Va tutto bene, sì.?

Henry mi fissa un attimo, lo sguardo venato d’affetto. Fa un respiro profondo. ?Mi fa molto piacere vederti, Gert.?

Gli do un colpetto con la spalla. ?Anche a me, Hen.?

Ci fissiamo ancora un istante e, mentre osservo il suo viso, mi si risolleva il morale. ? il volto che amo di più al mondo: di primo acchito austero e spigoloso, ma poi, se lo guardi bene, addolcito dalle lentiggini sparse sul naso aquilino perfetto e dagli occhi azzurri e buoni che sembrano sempre animati da pensieri acuti e interessanti.

La prima volta che l’ho visto ricordo di aver pensato: questo sì che è un uomo maturo. Ed è una cosa strana da pensare quando incontri una persona per la prima volta. Ma Henry aveva un atteggiamento così sicuro, così padrone di sé, che quasi mi metteva in soggezione. Si era avvicinato perché per sbaglio mi ero seduta al suo tavolo, il posto migliore della biblioteca, affacciato su St James’s Square. Poi aveva dato una sbirciata al mio pc e mi aveva chiesto che cosa stessi scrivendo. Quando gli avevo risposto che stavo cercando di scrivere un libro per la prima volta nella vita, il suo sguardo si era illuminato. Mi aveva detto che lui scriveva da anni e che se mi serviva qualche dritta sarebbe stato ben lieto di aiutare una collega. Mi aveva fatto piacere che mi avesse definita una collega, come se avessimo qualcosa in comune, nonostante io fossi alle prime armi e non sapessi bene come muovermi. Ricordo che avevo avvertito un piacevole calore nel petto e un grande sollievo nel provare qualcosa di diverso dal dolore.

Kirsty Greenwood's Books