Romantic hero(41)



?Grazie, Gertie? risponde a bassa voce. Dopodiché si avvicina sul divano e con aria contemplativa mi fissa negli occhi. Per un istante penso che voglia baciarmi. Al solo pensiero mi manca il fiato, ma con mia enorme delusione si limita ad allungare una mano per picchiettare due volte un dito sui fogli posati sulle mie ginocchia. ?Ti andrebbe di darci una letta? Darmi un riscontro? Sei sempre stata la mia prima lettrice. Insomma, sei la persona di cui mi fido di più in assoluto.?

Per il libro che gli ha fatto guadagnare la candidatura al Booker Prize avevo svolto una revisione completa e riscritto di sana pianta almeno tre capitoli. Direi che ho fatto molto di più che dare una letta. Reprimo il pizzico di fastidio che avverto nel petto.

Probabilmente mi si legge comunque in faccia, perché Henry mi prende una mano e me la stringe tre volte… Il nostro modo per dirci ?ti amo? senza parlare. ?Lo sai che non mi fido a far vedere a nessun altro le mie prime bozze.? Abbassa lo sguardo sulle ginocchia e scrolla un pochino le spalle. ?Ho bisogno di te, Gert. Credo che, malgrado tutto, avrò sempre bisogno di te.? Mi guarda negli occhi con aria supplichevole.

Mi sciolgo subito.

?Certo? rispondo, stringendogli a mia volta la mano tre volte. ?Certo che ti darò un riscontro, sciocchino. Per quando ti serve??

Henry sorride e finge di togliersi il sudore dalla fronte. ?Il prima possibile, se riesci? Speravo di inviarlo a breve al mio agente. Credo davvero che potrebbe essere qualcosa di speciale. Che ne dici della settimana prossima??

?Nessun problema? dichiaro, anche se ovviamente qualche problema c’è. Il romanzo in enorme ritardo che dovrei scrivere io, per esempio. E pure il cowboy nella stanza attigua. Ma il motivo principale per cui sono venuta qui con il suddetto cowboy è far capire a Henry che ha commesso un errore madornale a chiedere una pausa. Spingerlo a darci un taglio, a piantarla con queste sciocchezze e a tornare a casa da me. E se gli negassi l’aiuto che mi sta chiedendo, in sostanza non farei che confermare che aveva ragione ad avere qualche dubbio su di noi… Questa è un’ottima occasione per orientare la sua decisione a mio favore facendo quello che mi riesce meglio: aiutare. ?Lo leggerò con piacere.?

?Urrà!? esclama Henry saltando sul divano. ?Sei davvero la numero uno, Gertie.?

Mi alzo insieme a lui. ?Ti andrebbe, ehm, un’altra tazza di tè? Speravo che potessimo parlare di…?

Mi interrompo, perché a Henry scappa uno sbadiglio enorme. ?Oops. Scusami. Dio mio, sono sfinito. Il quiz è stato tosto, eh? Recuperare tutte quelle informazioni di cultura generale è sfiancante. Come frugare in un vecchio scantinato alla ricerca di oggetti che non ricordavi neanche di aver perso. Possiamo parlare domani??

Mi cascano le braccia. Non mi ha invitata in camera per fare sesso, men che meno per parlare come si deve del nostro rapporto. Scaccio l’amarezza che mi sta salendo in gola.

?Okay!? esclamo con tutta l’allegria che riesco a racimolare. ?A domani, allora.?

?Buonanotte, Gert? mi dice aprendomi la porta della camera. ?Parliamo a breve di tutto, okay??

?Certo, okay. Buonanotte, allora, Hen.?

Mi trascino fuori, quanto mai avvilita di tornare già nella mia stanza. Non siamo stati insieme neanche un’ora. E nonostante sia evidente che a Henry non piaccia River, ed è sicuramente un po’ geloso, non mi pare proprio che si stia strappando i capelli perché sono qui insieme a lui.

Apro adagio la porta della camera e trovo River che dorme vestito di tutto punto: non sul balcone sotto le stelle, ma nel letto in cui, secondo i nostri accordi, avrei dovuto dormire io da sola. Sospiro. Malgrado i vari omicidi, in effetti, L’ispettore Barnaby è soporifero. E, a giudicare dai tre piatti vuoti sul vassoio lasciato accanto alla porta, River si è spazzolato una quantità di cibo sufficiente a provocare un mega abbiocco.

In camera nostra non c’è un divano come in quella di Henry, c’è solo la chaise longue, ancora sul balcone dove l’ha lasciata River, e non ci penso neanche a dormire sotto le stelle. Perciò afferro alcuni soffici cuscini per creare una barriera tra noi, un’altra coperta per coprirmi e, senza fare rumore, mi stendo al capo opposto del letto, testa-piedi rispetto al mio compagno di stanza.

Dopo tutte le emozioni intense di questa giornata, mi addormento subito e faccio un sogno inquietante, nel quale mi trovo in uno sterminato corridoio d’ospedale, completamente da sola. Nel sogno chiamo Henry per chiedergli di aiutarmi a uscire.

E lui non risponde.





21




MI sveglio con una mano pesante che mi scuote delicatamente una spalla.

?Uffa? farfuglio, la bocca secca, l’alito non ottimale. ?Che ora è??

?Le sei e mezzo.?

Mi si rivolta lo stomaco e mi drizzo di scatto, del tutto spaesata. ?Josie sta bene??

?Cosa??

Ci metto un attimo a capire dove mi trovo, chi sono, chi c’è e chi non c’è. Do un colpetto di tosse.

?Oh, scusami. Nulla. Cioè, è successo qualcosa??

River socchiude gli occhi. ?Perché dovrebbe essere successo qualcosa??

Prendo il telefono e lo avvicino al naso. ?Ehm, perché sono le sei e mezzo del mattino??

?Pensavo di averti lasciata dormire un bel po’? risponde bonariamente.

?Quindi non c’è nessuna emergenza??

?Di che parli? Ovvio che non c’è nessuna emergenza. Credi che me ne starei qui a cincischiare se ce ne fosse una??

Kirsty Greenwood's Books