Romantic hero(49)



Henry. L’unico motivo per cui ci troviamo qui. Cazzo. Mi ero quasi dimenticata che lo scopo di questo ballo era far ingelosire Henry. Mi osservo intorno per vedere se ci sta guardando, se davvero questo ballo lo sta ingelosendo. Oh, non lo vedo da nessuna parte. Dov’è? Mi fermo e mi stacco da River per alzarmi in punta di piedi. Scruto i dintorni: c’è Jim che balla con altri giallisti, e Zo che ci prova di brutto con un pubblicista che so per certo essere gay. Di Henry neanche l’ombra. ?Dov’è finito…??

Con la coda dell’occhio scorgo uno sprazzo viola. Lancio uno sguardo agli alberi al capo opposto della radura, ma qualsiasi cosa io abbia visto è sparita.

Attraverso piano piano la pista, insinuandomi tra le coppiette che ballano per avvicinarmi alla zona in ombra.

?Sarà andato in bagno o…? River si interrompe, lo sguardo che si indurisce di colpo quando la sua attenzione viene catturata da qualcosa sulla sinistra, in fondo al terreno boschivo. Perplessa, seguo il suo sguardo.

Mi si ferma il cuore.

Ecco dov’è Henry.

In parte nascosto dal tronco di un albero enorme, illuminato solo dal chiaro di luna.

Henry.

Intento a baciare Marisol Keats.

Intento a baciare Marisol Keats con una passione che mi fa sentire una guardona.

Intento a baciare Marisol Keats come se non fosse la prima volta che la bacia.

Ah.

No, no, no.

?Oh, Gertie? dice River. ?Stai…?

?Sto benissimo!? dico mettendomi a ridere come una matta. ?? tutto a posto!? Dopodiché mi tolgo le scarpe con i tacchi, le butto a terra e scappo.





24




HO fallito in molte cose nella vita, alcune più importanti, altre meno. Applicare l’eyeliner senza sbavarlo o conficcarmelo in un bulbo oculare, superare l’esame di Sociologia, prendere un solo sottaceto dal barattolo, andare al cimitero e riuscire a varcare il cancello.

Ma questo? L’Operazione amore vero? Pensavo davvero, e lo dico con una mano sul cuore, che potesse funzionare. Sapevo che non sarebbe stato semplice, ma credevo che gli anni trascorsi insieme a Henry, la mia assoluta determinazione per riconquistarlo contassero qualcosa. Invece no. Era là. A baciarsi con Marisol Keats. A limonarsi Marisol Keats. Porca miseria, sono stata io a fargli conoscere le sue poesie qualche mese fa! A mostrargli il suo profilo Instagram. A dirgli e ridirgli quant’è fantastica. Quanto avrei voluto essere figa come lei.

Che vergogna, cazzo.

Entro barcollando nella camera d’albergo e mi fiondo subito in bagno per togliermi il trucco dalla faccia. Mi tocca lavare il viso tre volte di fila per rimuovere il mascara che avevo messo e che ora, come se non bastassero già tutte le altre cose andate a puttane, mi sta colando negli occhi e brucia da morire.

Stranamente non piango. Mi stupisce che io non stia piangendo, soprattutto perché ho bevuto molto più del solito e in genere l’alcol mi dà subito alla testa. Sono arrabbiata, profondamente imbarazzata, ma, cosa strana, non a pezzi.

Tolgo i vistosi orecchini d’argento e li butto sul mobiletto del bagno. Cazzo. ? per questo che Marisol è venuta alla festa di Jim? Non perché è una sua buona amica, ma perché sta uscendo con Henry? Insomma, se è così, sarà stata un’idea sua portarla… D’altronde ha scoperto che io sarei venuta solo all’ultimo. Dio mio, che l’abbiano spostata in quattro e quattr’otto in un’altra stanza quando hanno scoperto che c’ero anch’io? Mi giravano tutti intorno intimoriti per paura che lo scoprissi? E io che ero talmente presa dallo stupido piano escogitato da non accorgermi di nulla.

Che idiota che sono. Un’emerita idiota.

Mi tampono gli occhi con un asciugamano; il ricordo del giorno in cui ho conosciuto Henry affiora spontaneamente nella mia mente. Quel giorno ero proprio straziata dal dolore ed ecco che era arrivato quell’uomo. Quello splendido uomo intelligente e realizzato che sembrava convinto che anch’io fossi splendida, intelligente e realizzata. Il sollievo di potermi gettare a capofitto in una nuova storia d’amore aveva lenito il mio cuore infranto. Mi aveva rasserenata. Aveva messo in pausa il mio dolore. Lo ha tenuto in pausa negli ultimi quattro anni. E adesso? Al pensiero che ritorni quella tremenda sensazione di vuoto, com’è successo dopo che lui ha chiesto una pausa, mi sento morire e ribollire dentro. Non ho la forza di sentirmi ancora così. Non ce la faccio. Stavolta non me la caverei.

Nell’istante in cui esco dal bagno come una furia, River entra in camera.

?Ti senti bene?? mi chiede, il viso che esprime la stessa tristezza che provo io. ?Cazzo. Che… batosta.?

?Ho deluso sia me sia te? bisbiglio. ?Sei venuto qui per aiutarmi a riconquistare Henry e ho fallito. Come finirò il libro? Cazzo. Resterai bloccato qui per sempre? Oddio.?

Mi passo le mani tra i capelli, strillando di dolore perché le dita si impigliano nella lacca che ho usato per mantenerli lisci e lucenti. Con uno sbuffo di frustrazione, torno in bagno e prendo una spazzola per passarla con furia tra le mie stupide ciocche. Chissà se Henry mi ha compatita quando mi ha vista così agghindata. Chissà se ha detto a Marisol: ?Che tenera, ha cercato di sistemare bene i capelli?.

La lacca extra forte non demorde e la spazzola rimane impigliata. Provo a toglierla, ma non cede senza strappare i capelli dalla radice. Uffa.

Lascio la spazzola a penzoloni sulla testa, torno nella camera da letto e infilo un paio di scarpe da ginnastica.

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