Romantic hero(50)



?In effetti forse è meglio che vada a parlare subito con Henry. Per dirgli che tra me e te non c’è nulla. Che è stata tutta una messinscena. Che volevamo solo provare a ingelosirlo così che mettesse fine a questa inutile pausa. Non è possibile che abbia già voltato pagina. Non è possibile. Mi aveva detto… Dannazione, come ha potuto baciare così un’altra? Anche se pensava che nessuno lo vedesse, anche se pensava che io e te stessimo… Che vergogna. ? stato lui a chiedere una pausa! Aveva detto che non aveva ancora escluso di tornare insieme. Che mi ama ancora. Perché cazzo non mi ha lasciata e basta, se voleva baciarsi con Marisol Keats??

River se ne sta fermo impalato, con un’espressione vagamente inorridita sul viso solitamente stoico. Chissà quanto sembro ridicola, con questo abito sexy che non mi si addice proprio, il mascara colato e una spazzola incastrata tra i capelli.

?Sì, lo so che aspetto ho? bofonchio tornando in bagno per prendere un batuffolo di cotone e rimuovere un po’ del mascara rimasto. ?Dio mio. Vai a una festa per sedurre il tuo ex e convincerlo a tornare con te e invece fai talmente pena che lo spingi tra le braccia di una donna molto, molto migliore di te.?

River si avvicina lentamente, i pesanti stivali da cowboy che praticamente strusciano sul parquet. Allunga adagio una mano e mi dà una spintarella sulla spalla per buttarmi sul bordo del letto.

?Magari puoi parlargli domani?? suggerisce, il tono più delicato del solito. Si butta accanto a me sul materasso. ?Posso?? dice indicando la spazzola che mi penzola dalla testa.

Annuisco, e alza la mano per districare con destrezza e straordinaria pazienza i capelli fino a toglierla. ?Tieni? dice, porgendomela. ?Un problema in meno.?

Rigiro la spazzola tra le mani con un sospiro, inclinandomi un po’ a sinistra. ?? strano, ma non sto neanche tanto male. Sono solo arrabbiata. Detesto arrabbiarmi. ? come avere una puntura di zanzara che prude senza sosta in un punto irraggiungibile. ? meglio starmi lontano.?

?A volte forse fa bene arrabbiarsi. Magari è addirittura necessario.?

Scuoto la testa e singhiozzo. ?Non è vero. Me lo diceva sempre anche Josie. “Incazzati ogni tanto, Gertie. Fatti valere, Gertie. Tira fuori un po’ di grinta, Gertie!” E poi un giorno mi sono incazzata davvero con lei e… Lasciamo perdere, è inutile che te lo racconti. Grazie di avermi tolto la spazzola dai capelli. Mi dispiace tanto per… insomma, per tutto.? Mi alzo dal letto con un sospiro. Lui mi afferra delicatamente per un braccio e mi ritira giù.

?Racconta? dice. ?Finisci la storia.?

Scuoto la testa e sventolo una mano. ?? triste e noiosa.?

?Mi sono sciroppato tutto il video del discorso per l’uscita del libro di Henry, no? Non sarà mai più triste e noiosa di quello.?

Mio malgrado, mi spunta un sorriso.

?Continua? dice River, lo sguardo venato di apprensione. ?Non ho altro da fare.?

Scaccio l’amarezza in gola. ?Okay. Va bene. Josie era praticamente perfetta sotto ogni aspetto, ma a volte sapeva essere molto egoista. E in genere non mi dava fastidio, era solo un piccolo neo su un quadro d’insieme incredibile. Però un giorno aveva promesso di accompagnarmi a vedere uno spettacolo al National Theatre. Era da una vita che volevo andare a vederlo, avevo pagato un capitale i biglietti, e mezz’ora prima dell’orario in cui avremmo dovuto uscire il tizio che stava frequentando in quel periodo l’ha chiamata per invitarla all’inaugurazione di un ristorante esclusivo a Mayfair. Quando Josie mi ha detto che preferiva andare là invece che vedere uno spettacolo palloso, non si è neanche scusata. Non era minimamente dispiaciuta. Mi sono incazzata di brutto e gliel’ho detto. Sulle prime è scoppiata a ridere, pensava che scherzassi, e la cosa mi ha fatto incazzare ancora di più. Le ho detto che era da egoisti tirarmi il pacco così all’ultimo minuto, che pensava sempre solo a sé stessa. Mi ha chiesto se avessi bisogno che mi “tenesse la manina” per andare a teatro. La notte prima non avevo dormito bene, e in qualche modo abbiamo finito per urlarci addosso. Non era mai successo prima. E quando ha gridato che ogni tanto dovevo permetterle di fare qualcosa per i fatti suoi, non ci ho più visto e le ho dato della stronza autocompiaciuta. Accidenti.? Al ricordo mi si stringe lo stomaco. ?Era esterrefatta dal modo in cui le avevo sputato addosso tutto quel veleno. C’era rimasta malissimo. Non era da me, però quel giorno mi sono proprio incazzata come una iena. Non solo perché mi aveva dato buca per il teatro, ma anche perché sotto sotto sapevo che aveva ragione. Era vero che le stavo troppo addosso e avevo notato che negli ultimi tempi aveva cercato di ritagliarsi degli spazi senza di me. Avrei voluto chiederle scusa, tuttavia non ho fatto in tempo che lei ha alzato una mano e mi ha urlato che ne aveva le palle piene di me. Che voleva uscire a divertirsi con persone che le volevano bene davvero. Nemmeno mezz’ora dopo ha avuto un incidente stradale. Non è più tornata a casa. Sparita. Così… Puf! Finita.?

?Accidenti, Gertie? mormora River. ??… Non posso neanche immaginare che cosa hai passato.?

?Aveva solo ventiquattro anni.? Lo guardo negli occhi. ?E non ho mai avuto il coraggio di andare sulla sua tomba per dirle che mi dispiace. Per dirle che ovviamente non era una stronza autocompiaciuta. Proprio per niente. L’ho detto solo perché ero spaventata dal bisogno che avevo di lei, mentre era chiaro che Josie non avesse affatto bisogno di me. Sono state le ultimissime parole che ho detto a mia sorella. Forse le ultime parole che ha sentito sono state: “Sei una stronza autocompiaciuta”. Quindi sì, ecco cosa succede quando mi arrabbio.?

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