Romantic hero(63)



?No, tutto no? risponde con leggerezza lui.

?Ah, no??

?Insomma, stiamo per mangiare tacos? dice indicando i piatti. ?Due persone diversissime, provenienti da due mondi diversissimi, che mangiano una cena fatta in casa nel centro di Londra. Siamo al caldo, al sicuro, in compagnia di un cane balordo e beviamo un vino…? Ne prende un sorso. ?…passabile.? Scoppio a ridere. Anche lui. ?E ridiamo. Quindi qualcosa di buono in questa giornata tremenda c’è stato.?

Perciò brindiamo stoicamente a quello, accompagnati dal lieve brontolio dei tuoni in cielo. Quando i bicchieri tintinnano, cerco in tutti i modi di non pensare che questa cena assomiglia moltissimo a un appuntamento galante.


Una volta mangiati i tacos – che alla fine si rivelano deliziosi quanto quelli che preparava Josie – River apre la credenza e tira fuori una scatolina di cartone. Me la sventola in faccia, un luccichio negli occhi.

?Cos’è che ti entusiasma tanto??

?Ho preso delle deliziose palle di Mozart? annuncia, osservando divertito la confezione. ?Assurdo che abbiano chiamato così dei cioccolatini.? La appoggia sul tavolo e recupera uno dei libri presi in biblioteca che giace aperto sul divano. ?Stavo leggendo questo.?

?Trovato qualcosa di utile?? domando drizzandomi.

?Forse. Stavo pensando che magari dopo cena potremmo dare una letta a tutti e provare a elaborare un piano. Ci stai??

Al che serra la mascella, e mi rendo conto che malgrado l’allegra spavalderia è molto preoccupato al pensiero di non riuscire a tornare nel suo mondo in tempo per l’asta del terreno, di non salvare il posto che ha giurato al padre di custodire.

?Certo? rispondo, raccogliendo con un dito un po’ di cera colata dalla candela. ?Ottima idea.?

?Probabilmente andrà per le lunghe, per questo ho comprato i cioccolatini? spiega. ?Ho pensato che potessero darci la carica giusta.?

?Cioccolata e libri… un’accoppiata sempre vincente.?

?Su questo siamo d’accordo.?

Sistema i cioccolatini su due piattini, ne piazza uno sul tavolo davanti a me, poi se ne caccia uno in bocca, sospirando in estasi.

?Questo Mozart è proprio fortunato? dice, facendo uno strano balletto gioioso mentre si riaccomoda a tavola, guardandomi negli occhi. ?Ha davvero delle palle deliziose, cazzo.?

Ne mangio uno anch’io. ?Già. Le palle più buone che io abbia mai assaggiato.?

A queste parole River mi guarda di nuovo negli occhi, un accenno di sorriso che prova a reprimere.

Mi sento arrossire e uno strano brivido mi affiora nel petto.

?Che c’è?? domando, visto che lui continua a guardarmi.

?Niente? risponde abbassando lo sguardo sui cioccolatini. ?Proprio niente.?

?Stavi per dire qualcosa!? esclamo con una risata.

River scuote la testa. ?L’avrò rimossa.?





30




Henry

Jim pensa che tu mi abbia visto con Marisol. Rispondi al telefono, Gert, fammi spiegare. Ti prego. H

MESSAGGIO NON RECAPITATO



QUANDO l’indomani mattina mi sveglio, River è già in piedi. ? seduto al tavolo della cucina con la caffettiera e legge con attenzione uno dei libri che ci ha dato Aled; Squish è steso ai suoi piedi. Noto che il cuscino e le coperte che ha usato sono piegati con cura sul bracciolo del divano.

?Da quant’è che sei sveglio?? domando sfregandomi gli occhi per poi prendere gli occhiali sul comodino.

?Mi sono alzato al sorgere del sole. Forza dell’abitudine.?

Lancio un’occhiata alla sveglia. ?Il sole è spuntato tre ore fa. Che cosa hai fatto per tutto questo tempo??

Posa il libro. ?Ho portato Squish a fare una corsa.?

?Davvero??

?Sì. Abbiamo trovato dei giardinetti qui vicino. E guarda un po’.? Si alza, sovrastando il cagnetto. ?Seduto, Squish!?

Il cane si siede all’istante, sollevando la testa con orgoglio.

?Wow, Squish! Bravissimo!?

Felice del complimento, mi corre incontro e salta sul letto per darmi un bacino sul naso.

River scoppia a ridere. ?? più sveglio di quanto sembri. Mi ci sono voluti solo trenta tentativi e due salsicce intere.?

?Sbalorditivo.?

Scendo dal letto, infilo la vestaglia e vado a controllare il cellulare ancora sepolto nella vaschetta piena di riso sul tavolo della cucina, come il centrotavola meno estetico al mondo.

?Non si è ancora ripreso? dice River. ?? la prima cosa che ho controllato, ma nada. Magari, se hai modo, potresti provare a parlarci. Ho letto da qualche parte che i cellulari sentono anche se sono in coma. E pure il semplice fatto di sapere che sei loro vicino, che fai il tifo per loro, può fare la differenza.?

?Che belle parole, River.?

?Ah, e poi? prosegue ?ho provato a preparare il tè. Dovrebbe essere ancora caldo.?

Indica con orgoglio il ripiano della cucina alle sue spalle dove vedo la teiera avvolta dal copriteiera fatto a maglia che ho acquistato dalla signora Casablancas nel periodo in cui era in fissa con la lana.

Mi avvicino tutta contenta, mi riempio una tazza e bevo un sorso, ma sputo subito tutto.

?Oh, no? dico prendendo all’istante un bicchiere d’acqua. ?Nooooo.?

?Che c’è?? fa River, dispiaciuto. ?Ho sbagliato qualcosa? Com’è possibile? Non basta immergere la bustina nell’acqua bollente??

Scoppio a ridere. ?Oh, anima candida! Entrano in gioco molti fattori. La percentuale d’acqua per ogni bustina, la temperatura precisa dell’acqua, il tempo di infusione. ? un’arte. Però apprezzo il tentativo. Sei stato molto carino e gentile, ti ringrazio, River.?

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