Romantic hero(64)
Scrolla le spalle, le labbra sollevate in un adorabile sorriso sbilenco. ?Di niente, Gertie.?
Prende uno dei fogli su cui abbiamo annotato alcuni spunti per il piano che abbiamo abbozzato ieri sera dopo cena. In cima alla pagina c’è il nuovo nome della nostra missione: OPERAZIONE PAROLA ?FINE?. Sotto sono elencati i tre consigli che, dopo aver letto da cima a fondo i testi che ci ha dato Aled, ci sono parsi i più menzionati allo scopo di superare il blocco dello scrittore. Eccoli:
Imparare qualcosa di nuovo divertendosi.
Sciogliere i nodi emotivi.
Smettere di pensare e iniziare ad agire.
Continuando a stringere il foglio, River stiracchia le braccia, sporgendo un po’ la lingua, e la maglietta si solleva scoprendo una parte del torso. Un pensiero ozioso mi attraversa subito la mente. Scommetto che dev’essere bello appoggiarci sopra una guancia… Il pensiero è seguito a ruota dall’impulso irrefrenabile di avvicinarmi a lui per scoprire quanto bello sarebbe. Una pulsione vera e propria, quasi un istinto incontenibile. Mi redarguisco mentalmente. Smettila, Gertie! Afferro subito il portatile e vado su Instagram nel tentativo di distrarmi.
Meno di trenta secondi dopo alzo gli occhi dal pc e vedo River che distoglie lo sguardo dal foglio per osservare la teiera sul ripiano della cucina. Fa una smorfia, neanche il tè gli avesse fatto fisicamente del male, le labbra sollevate di lato come se non si capacitasse di non essere riuscito a svolgere un compito tanto elementare. Mi viene da ridere. Mi tappo la bocca con entrambe le mani per evitare che mi sorprenda a spiarlo.
Una strana ondata di desiderio mi scalda il corpo.
Mi piace guardarlo.
Mi piace tanto.
D’un tratto ho una folgorazione che mi mozza il fiato. Mi cascano le braccia. Quando ieri Bridget ha confermato che River è una persona reale il mio cuore ha sprizzato gioia. E da quel momento c’è stato un grosso cambiamento. ? diventato tutto più… reale. Questa cosa è reale.
I segnali ci sono tutti. Sono proprio qui. Il brivido che mi corre lungo la schiena quando lui mi guarda negli occhi, il rossore pudico che mi si diffonde sulle guance quando inaspettatamente mi fa ridere, il formicolio che avverto in tutto il corpo quando mi sta vicino e il tenero sorriso indolente che mi è spuntato ieri mentre cercava di addestrare Squish, oppure quando ballava mangiando il cioccolatino e ha fatto venire voglia di ballare pure a me.
Non lo guardo perché è assurdamente simmetrico e ha bicipiti grossi quanto le mie cosce.
Lo guardo perché è… lui.
River Oakley.
Un uomo reale che esiste e respira. Proprio qui. Adesso. Un uomo con trascorsi, desideri, pulsioni, esigenze, emozioni e progetti suoi. Ed è scontato che lo sia. Era impossibile che una persona con così tante sfaccettature fosse solo frutto della mia immaginazione. Diciamocelo: scriverò anche bei romance, ma non sono così brava. Credo che nemmeno la grande Diana Gabaldon in persona avrebbe potuto creare un personaggio così credibile.
Oddio.
Non posso più attribuirlo alla scienza.
Non posso più attribuirlo al fatto che River bacia come se fosse l’inventore dei baci.
Non posso più attribuirlo alla tristezza e al casino con Henry, perché lo scoramento assoluto che pensavo mi avrebbe travolta dopo averlo visto insieme a Marisol non è ancora arrivato.
Mi piace River. Mi prende proprio emotivamente, fisicamente e mentalmente. Non solo perché è bello. Non solo perché viviamo a stretto contatto. Non solo perché è un cowboy strafigo.
Perché è lui.
Lo osservo lavare le tazze con la spugnetta, sciacquarle e posarle sullo scolapiatti.
Dopodiché, quasi avesse percepito qualcosa, si volta di scatto e mi sorprende a fissarlo. ?Mi guardi in modo strano? dice, passando ad asciugare le tazze e a riporle nella credenza. ?Tutto okay? Ti va bene il programma che abbiamo per oggi??
?Oh, sì, certo!? esclamo, ma sembra più che altro un urlo. ?Certamente, ahah!?
Si acciglia. ?Sei sicura??
Uffa.
Ora che l’ho ammesso con me stessa mi sembra di avere una sirena che mi suona nella testa.
Gertie Bickerstaff si è presa una cotta per River Oakley! Una cotta vera e propria! Mi era capitato solo una volta di prendermi una cotta vera, ed era per il busto decorativo del David di Michelangelo a casa della nonna.
Cazzo. D’un tratto mi pare di impazzire, ho la faccia bollente e sudata, come se fossi entrata in una sauna.
Mi do mentalmente un’altra scrollata. Una sbandata per River servirebbe solo a compromettere la mia dignità. Ieri, con quella fuga precipitosa in bagno, ha reso abbastanza chiaro che si è pentito di avermi baciata. E poi dovremmo, anzi, dovrei concentrarmi sulle altre cose molto, molto più importanti che sono in ballo. Terminare la saga che mi ha impegnata per anni, il libro che per contratto devo consegnare e, soprattutto, che permetterà a River di tornare a casa. Dove non vede l’ora di tornare. Dov’è giusto che stia.
Rendendomi malauguratamente conto che esiste un modo del tutto inedito per perdere la testa, cammino all’indietro fino al bagno, chiudo la porta e appoggio la fronte sulle gelide piastrelle bianche mentre cerco di riprendere fiato.
?Ragiona? mi ordino con fermezza, voltandomi verso lo specchio per guardarmi con severità. ?Togliti subito questi pensieri dalla mente, Gertie Bickerstaff. Non servono a nessuno. Datti una regolata.?