Romantic hero(67)
Al che scoppia a ridere, e il viso scontroso si illumina di gioia.
?Visto? Ti è bastata giusto qualche indicazione!?
E a queste parole River si volta verso il gruppetto di fan e fa un piccolo inchino, al quale loro rispondono esultando ancora più forte.
Durante il viaggio in auto per tornare a casa, River mi racconta di tutti i posti nei pressi di Bedlam in cui potrebbe andare a nuotare. A quanto pare c’è un lago vicino a Blue Egg Meadow, e una sorgente naturale a una decina di minuti di cavalcata da lì. Il suo entusiasmo mi strappa un sorriso, ma al pensiero che non potrò assistervi non posso fare a meno di provare un tuffo al cuore.
?Grazie? mi dice, guardandomi dritto negli occhi. ?Grazie di quello che hai fatto. Di avermi convinto a farlo. Non so perché ho aspettato tanto. ? stato… corroborante.?
?A volte per trovare il coraggio bisogna avere accanto una persona che ti sostiene.?
?? quello che faceva Josie con te, eh??
Lo guardo in faccia, commossa dall’attenzione che evidentemente ha prestato a quello che gli ho confidato.
Annuisco. ?Mi diceva sempre: “Tira fuori un po’ di grinta, Gertie!”?
?Grinta?? ripete ridendo.
?Grinta, sì. Nel senso: facci vedere di che pasta sei fatta. Metticela tutta! Questo genere di cose.?
?Grinta. Mi piace.?
?Ti sarebbe piaciuta anche lei? sussurro.
?Credo di sì.?
Allungo la mano per alzare il volume dell’autoradio nel tentativo di alleviare il dolore che provo ogni volta che penso a Jo. Nell’abitacolo risuona Crazy in Love di Beyoncé, gli ottoni allegri e baldanzosi.
?Chi è?? domanda River iniziando a battere le mani sulle gambe e muovendo un pochino la testa avanti e indietro al ritmo della batteria. ?Mi piace. Mi piace un sacco.?
?Questa è Beyoncé!? esclamo ridendo. ?Mamma mia, non ci credo che nel tuo universo non esiste!?
Quando il pezzo finisce, River riabbassa il volume. ?? fenomenale. Beyoncé. Cavolo. Sono io che non posso credere di vivere senza di lei.?
?Allora chi sarebbe la popstar più famosa nel tuo mondo?? domando. ?Ariana Grande? Rihanna? Non sarà mica Shawn Mendes, vero??
?Sono famosi, certo, ma non si avvicinano neanche lontanamente a Dangerlady and the Cool Cats, ovviamente.?
?Chi, prego??
?Dangerlady and the Cool Cats!?
Lo guardo di traverso. ?Okay, devi raccontarmi tutto di Dangerlady and the Cool Cats. Immediatamente.?
?Nel vostro mondo non ci sono??
?Ehm, no??
River si drizza sul sedile passeggero. ?Allora, gufetta, devo proprio cantarti il loro più grande successo: è una specie di fusion yacht rock con influenze elettroniche e si intitola In a World of Hot Hot Dance.?
Al che, con mio grande sconcerto e grande delizia, River si mette a cantare, con tanto di mossette di accompagnamento così penose che tecnicamente dovrebbero farmi girare dall’altra parte.
Invece no.
Per niente.
Mi fanno l’effetto contrario.
Quando arriviamo a casa rido così tanto per la sua interpretazione di In a World of Hot Hot Dance che un’ondata di ottimismo unita alla breve tregua dall’angoscia che mi annodava lo stomaco da settimane mi spinge a prendere subito il portatile per capire se il nostro esperimento ?impariamo qualcosa di nuovo divertendoci? mi abbia davvero sgombrato il cervello com’era scritto nei libri presi in biblioteca. Mi appollaio sul bordo del divano, porto le dita speranzose sopra la tastiera e inizio a pregare che Cassidy faccia qualcosa, dica qualcosa. Che il film che ho visto nella mia mente per anni si sblocchi e riprenda a scorrere.
Eddai…
Chiudo gli occhi con forza. ?Ti prego, ti prego, ti prego? bisbiglio.
No.
Niente.
I miei personaggi sono ancora bloccati, pietrificati nella piazza del paese; Ethan attende ancora la risposta di Cassidy alla sua proposta di matrimonio.
Accascio le spalle. ?Cazzo? bofonchio.
?Ancora niente?? mi chiede River con una smorfia mentre accende il bollitore.
?Niente.?
Quando suona il campanello di casa, abbasso lo schermo del portatile e vado a rispondere al citofono.
?Sono Bridget? dice la mia agente; il suo accento elegante è storpiato da uno stridore metallico. ?Posso salire??
Le apro ed esco per accoglierla in corridoio. Alle solite sembra indaffarata e un po’ stanca, ma i capelli rossi sono tornati al classico caschetto ordinatissimo, e il tailleur smanicato color panna che indossa è talmente immacolato che mi domando, e non è la prima volta, come faccia una persona ad attraversare in moto tutta Londra in mezzo allo smog e avere sempre un aspetto così impeccabile.
?Non posso fermarmi!? dice quando la invito a entrare in casa. ?Ma visto che hai ancora il cellulare rotto ho pensato fosse meglio venire a dirtelo di persona.? Espira brevemente e mi guarda negli occhi. ?Allora… ho fatto il possibile per posticipare la consegna del libro, ma nonostante le cose che ho detto – e ne ho dette parecchie – i tuoi editori non hanno voluto o potuto concedere una proroga… nemmeno di due settimane. Quindi purtroppo, a meno che tu non muoia prima della scadenza, hai solo nove giorni per consegnare il libro.?
?Cazzo. Cazzooo.?
?Concordo? commenta dandomi una pacca sulla spalla. ?Mi dispiace, Gertie. Te la caverai? Ti direi di non stressarti, ma mi sa che sarebbe una balla, e forse è arrivato il momento che io ammetta con me stessa che lo è sempre stata. In effetti adesso lo stress c’è, e parecchio!?