Romantic hero(65)
Mi schizzo un po’ di acqua fredda in faccia e riprovo a concentrarmi. Per evitare di comportarmi come una stupida ragazzina infatuata di una popstar che non potrà mai sposare.
Sento River nell’altra stanza chiedere con dolcezza a Squish di ?rispettare i suoi paletti?. Soffoco una risata e il cuore mi si squaglia completamente.
Accidenti.
Già, non sarà affatto semplice.
31
DOPO che la signora Casablancas viene a ritirare Squish – gli occhi che sfavillano perché si è ?data alla pazza gioia notturna? insieme a Desmond –, io e River prendiamo l’auto e andiamo al parco di Hampstead Heath.
?Okay, allora, la missione di oggi per eliminare il blocco dello scrittore di Gertie è imparare qualcosa di nuovo divertendosi? ribadisce River mentre percorriamo i sentieri pieni di rovi sotto il sole di mezzogiorno che picchia. ?Adesso ti dispiacerebbe dirmi che cosa intendi imparare qui al parco? Aspetta, quello là è un lago??
?Non è un semplice parco. E quel “lago” in realtà è uno dei tre stagni balneabili di Hampstead Heath. Devo, ehm, devo confessarti una cosa, River.? Sollevo la borsa di tela che ho portato con me. ?Qua dentro non ci sono cibo e stuzzichini come ti avevo detto. Ho mentito. Ci sono asciugamani e costumi da bagno.?
?Costumi da bagno?? fa lui, allargando le narici. ?Perché, Gertie??
Gli lancio uno sguardo carico di speranza. ?Quando prima ho fatto una scappata per prendere le uova al supermercato, ho trovato dei pantaloncini da mare scontati. E mi è venuta un’idea. Posso insegnarti a nuotare!?
River sbianca. ?Col cazzo!? Gira i tacchi e si incammina verso il parcheggio. Gli corro dietro.
?Ti ho preso dei pantaloncini veri. Della taglia giusta, credo, e di un bel blu marino semplice semplice. Non un paio di slippini e non con una fantasia hawaiana o che so io. Dai! Facciamoci una nuotata! “Impareremo divertendoci!”?
Si volta di scatto. ?Dovresti essere tu a “imparare qualcosa di nuovo divertendoti”. Stando a quei libri, dovrebbe servire a reindirizzare la tua attività neuronale e potrebbe aiutarti a superare il blocco. Se mi insegni a nuotare, sarò io quello che imparerà qualcosa di nuovo… e poi non mi va.?
?Be’, non ho mai insegnato a nuotare a nessuno prima d’ora? azzardo. ?Quindi tecnicamente sarà un’esperienza nuova anche per me.?
River lancia un’occhiata allo stagno balneare, le spalle larghe contratte. ?Mi rifiuto? dichiara. ?Soprattutto davanti a tutta quella gente. Farò una figuraccia. No. Non lo faccio. Scusami, Gertie. Neanche morto. Preferisco farmi picchiare da qualcuno con un sacco pieno di pesci gatto. Non avresti dovuto organizzare tutto senza consultarmi.?
?Okay? dico gentilmente, rendendomi conto con un rimestio allo stomaco che sono stata troppo invadente. ?Non c’è problema. Pensavo che ci saremmo divertiti, ma mi sono sbagliata. Sta’ tranquillo. Ci verrà in mente qualcos’altro!?
River rimane fermo impalato, lo sguardo basso. ?Perché cavolo volevi insegnarmi a nuotare, poi??
?Forse volevo che tornassi a casa consapevole che questo macello non era stato per te solo un’enorme perdita di tempo. Pensavo che una volta imparato a nuotare, ci avresti preso gusto.? Abbasso la voce. ?Il fatto che passiamo la vita convinti di sapere qualcosa di noi stessi non significa che sia vero.?
River serra la mascella.
?E poi pensavo che al tuo ritorno a Bedlam magari saresti potuto andare a nuotare per divertirti o rilassarti, come quando vai al tuo vecchio cedro o nella casetta nel bosco. E speravo che in quei momenti, magari, avresti pensato a me.? Lo guardo in faccia, arrossendo per l’onestà delle mie parole.
Mi fissa, accigliato. ?Oh, ti penserò senz’altro, Gertie? borbotta, scuotendo un po’ la testa. ?Questo è poco ma sicuro.?
Alzo le mani. ?Senti, fai finta che non abbia detto nulla! Imparerò qualcos’altro! A Londra si trovano corsi di qualsiasi tipo. Ho sempre voluto provare a realizzare tappeti con la tecnica del tufting. Potremmo provare quello!?
River tira un calcio a una zolla di fango secco e lancia un’altra occhiatina allo stagno in cui la gente grida e ride; si è creata una piccola fila di persone con le cuffie in testa che aspettano il proprio turno per avere un attimo di tregua dall’afa.
?No? dice alla fine. ?Mi hai fatto davvero girare le palle, ma proverò a nuotare. Ma solo perché siamo già qui, c’è un caldo micidiale e francamente preferisco annegare in pubblico piuttosto che fare una cosa chiamata “realizzare tappeti con la tecnica del tufting”.?
?Sicuro?? domando congiungendo le mani tutta emozionata.
Mi strappa la borsa e dà una sbirciata dentro. ?Proprio niente stuzzichini, eh??
?Ho portato dei biscotti alla crema per dopo. Ma se vuoi possiamo mangiarli adesso. Il mio gesto di scuse per essere stata invadente. Mi dispiace davvero.?
?Facciamo un patto? propone, le labbra che fremono. ?Tu la pianti di scusarti di continuo e io ti perdono.? Mi porge una mano.
?D’accordo? rispondo con una risata. Gli stringo la mano, ricordando all’istante la sensazione che quella stessa mano ha scatenato in me quando mi toccava la nuca, la schiena e il sedere.
Gli si illumina lo sguardo. ?E poi voglio anche la tua parte di biscotti!?
*
?Ecco! Bravissimo! No, non guardare quei tizi che ti fissano, ignorali. Stai andando benissimo. Scalcia. SCALCIA!?