Romantic hero(70)
Mi immagino il suo viso, gli occhi acuti e penetranti che brillano divertiti. So benissimo che cosa mi risponderebbe.
Se ti scusi un’altra volta, ti tiro un ceffone.
?Scusa di tutte queste scuse? farfuglio con una risata, asciugandomi la guancia con il dorso della mano. ?E se non è chiaro dopo tutto questo smoccicare… mi manchi. Quanto mi manchi, Jo. Mi manca sentirti canticchiare al mattino senza bisogno di caffè per cominciare a carburare. Mi manca ridere insieme per cose che nessun altro al mondo troverebbe divertenti. Mi manca ascoltare di nascosto le conversazioni altrui nei bar insieme a te, soprattutto se erano un po’ drammatiche. Mi manca vederti andare in visibilio quando c’era un cane con il prognatismo, e sentirti ringraziare sempre l’autista dell’autobus, anche se a Londra non si usa. Mi manca condividere ogni singola esperienza di vita, dall’andare a una festa allo stare in fila al supermercato; mi manca persino guardare il telegiornale regionale il martedì sera. Insieme a te era tutto più bello, come se la tua semplice presenza rendesse quelli dei momenti preziosi. Mi manca il fatto che mi guardavi come se anche io facessi sentire così anche te. Mi manca il modo in cui mi spronavi a farmi valere. Come mi indicavi la via e credevi in me per entrambe.? Ho il fiato corto. Osservo l’iscrizione nella pietra e mi tremola il labbro.
JOSIE BICKERSTAFF
FIGLIA, SORELLA E AMICA ADORATA
?Cazzo.? Soffoco un singhiozzo. ?Adesso cercherò di farlo da sola. A tirare fuori il coraggio. A tirare fuori la grinta. Ultimamente ci ho provato e avevi ragione: non è facile per niente, ma ogni volta mi sento un pochino più me stessa. Proprio come avevi detto tu. Voglio diventare la Gertie che vedevi in me. Lo diventerò. Giuro. Non voglio più nascondermi. Non voglio più accontentarmi per il quieto vivere. Spero che tu mi veda, Jo, ovunque tu sia.?
Mentre le lacrime scorrono sul viso sempre più scottato dal sole, chiudo gli occhi e mi concedo di pensare con grande nostalgia a mia sorella. Di vivere il dolore. Di dargli spazio. Di lasciare che pervada ogni mia cellula.
Ahia.
Reggo all’incirca trenta secondi, dopodiché lo scaccio.
Trenta secondi sono già qualcosa.
Trenta secondi sono un buon punto di partenza.
Mi alzo in piedi, scrollo i fili d’erba dalle ginocchia e osservo il sole riparando gli occhi con una mano. ?? meglio che ora vada? dico con un sospiro. ?Mi sto ustionando. E poi River mi aspetta. La prossima settimana ti racconto tutto di lui. Vorrei poter dire che non ci crederesti mai, ma probabilmente non ti stupirà. L’aggettivo “impossibile” non ha mai fatto parte del tuo vocabolario. Va bene.? Alzo una mano per salutare. ?Ti voglio bene, Jo. E mi manchi. Ci vediamo presto.?
Depongo il mazzolino di fiori di camomilla ai piedi della tomba. Mentre vado incontro a River, un piacevole calore mi guizza nel petto.
Credo che sia sollievo.
33
?PORCA miseria? dico quando svoltiamo nella via in cui abito. ?Che cosa ci fa qui??
Sui gradini all’ingresso del mio palazzo c’è Henry, bello come non mai con una camicia bianca inamidata e pantaloni grigi a sigaretta. Porta gli occhiali da sole, i capelli ben pettinati, le maniche tirate su per mostrare gli strepitosi avambracci.
?Vuoi che me ne sbarazzi io?? domanda River, aprendo la portiera. ?Perché lo faccio più che volentieri…?
?No, no. ? tutto a posto. Sto bene. Stranamente bene, in effetti. Non provo nulla, a dire il vero.? Quando arriviamo al portone, dico con tono neutro: ?Ciao, Henry. Posso aiutarti in qualche modo in questa bella giornata di sole??
Okay, forse non proprio neutro.
Henry si toglie gli occhiali e guarda River dall’alto in basso con un sorrisetto. ?Convivete già? Ci hai messo poco, Gertie, devo dire.?
?Perché sei qui??
Alza le mani. ?Sono solo venuto a controllare che stessi bene. Mi fa piacere constatare che è così.?
?? tutto??
Infila le mani nelle tasche. ?Senti, mi dispiace non averti detto di Marisol, okay? ? solo che… hai avvisato che venivi alla festa all’ultimo minuto, e Marisol era stata invitata a prescindere da me. Diciamocelo, Gertie, non è che sei famosa per il tuo autocontrollo. Non volevo rovinare il compleanno a Jim, per questo non te l’ho detto. Ma ovviamente avevo intenzione di farlo.?
?Hai proprio un bel coraggio? interviene River, e mi rendo conto che è dal giorno in cui è arrivato qui che non lo sento parlare con tale rabbia. ?Ne ho conosciuti di stronzi in vita mia, ma tu vinci proprio a man bassa. A mani basse, cioè.?
Henry alza gli occhi al cielo. ?Non possiamo parlare in privato, Gertie? Sembra di stare in un reality da due soldi, non ti pare??
?Per favore, lascia che ci scambi io due chiacchiere in privato? mi dice River a denti stretti.
?Vai pure su, River? gli rispondo passandogli le chiavi. ?Sto bene. Giuro.?
Con una faccia tutt’altro che contenta, lui guarda schifato Henry, prende le chiavi, entra nel palazzo e si chiude il portone alle spalle.
?Che vuoi da me, Henry?? domando quando restiamo soli.
?Non rispondi ai miei messaggi.?
?Come, prego??
?Ti ho scritto per sapere se stessi bene e non hai risposto. In genere alla fine rispondi sempre.?
?Mi è morto il cellulare. Comunque sto bene. Benissimo, a dire il vero. Sto tornando dal…?
?Ti stimo? dice allora. ?Lo sai, vero? Ti stimo moltissimo, Gert.?