Romantic hero(71)
Mi stima?
?Che cavolo vuol dire?? Inclino la testa di lato.
?Vuol dire che non capisco perché i rapporti tra noi debbano guastarsi.? Assume un’aria dolce. ?Voglio che tu faccia parte della mia vita. Magari non più in… senso romantico, ma non sopporto il pensiero di perderti.?
Avvampo d’indignazione. ?Sei stato tu a volere una pausa, Henry!? urlo furibonda. ?Sei stato tu a voler sospendere la nostra storia pur sapendo che non avevi alcuna intenzione di riprenderla. Con la tua “pausa” mi hai bloccata in un limbo per tenerti tutte le porte aperte mentre io non ne avevo nessuna!?
?Mi pare un tantino esagerato, non trovi?? commenta con una risata nasale. ?Anche tu esci con un altro! Ti sei divertita parecchio a sbattermelo in faccia a Little Crumpet, in effetti.?
?Quella sera, in hotel, ti ho chiesto se stavi frequentando un’altra. Hai risposto di no. Mi hai detto che ti serviva solo tempo per riflettere sul nostro rapporto. Ma era una menzogna bella e buona. Sapevi benissimo che cosa stavi facendo. Volevi tenermi sulla corda. Come ruota di scorta, casomai le cose con Marisol fossero andate male. Da quant’è che la frequenti??
Mi accorgo che mi ribolle il sangue, che ho le spalle contratte. Sono agitata. E non è la lieve agitazione piacevole che si prova quando capita qualcosa di nuovo ed elettrizzante: all’improvviso ho piena consapevolezza dell’aspetto che ho, del tono che ho, delle parole che dico, e se sono stupide, abbastanza intelligenti o utili, oppure troppo emotive. ? una sensazione pesante che mi irrigidisce all’istante. Mi sfrego la nuca. Ero a tal punto divorata dalla tristezza e dall’autocommiserazione da non rendermi conto che con la scomparsa di Henry è svanita anche la necessità di dovermi preparare ai rimproveri e agli scherni costanti? Chissà se è per questo che non ho pianto quando l’ho visto baciare Marisol. Sotto sotto, in realtà, è stata una liberazione?
?Perché ti arrabbi tanto?? mi chiede Henry protendendo una mano per posarmela sul braccio. ?Rilassati, santo cielo.?
Me la scrollo di dosso. ?Magari perché sono arrabbiata? rispondo lanciandogli un’occhiata omicida. Non mi era mai capitato, ma deve riuscirmi bene, perché in risposta lui trasalisce un po’.
?Hai un comportamento davvero fuori dal normale.?
?Ah, sì? E quale sarebbe il mio comportamento normale? Quello da zerbino? Da ruota di scorta??
Con un sospiro, Henry si stringe il labbro inferiore tra il pollice e l’indice. Chissà se intende chiedermi scusa. Porgermi delle scuse sincere per avermi tenuta sulla corda per tutto questo tempo, per avermi illusa che avremmo potuto tornare insieme quando a questo punto è palese che non ha mai avuto intenzione di tornare con me. Solo che non voleva che io lo sapessi. Non voleva sbilanciarsi, nell’eventualità che cambiasse idea o, più probabilmente, che la cambiasse Marisol. Voleva che me ne stessi buona buonina a struggermi per lui, e lo avrei fatto. Avrei continuato a farlo.
Con un respiro profondo, mi preparo ad ascoltare quello che ha da dire.
Ma non si scusa. Affatto. Nemmeno un po’. Tutt’altro.
Si dondola sui talloni. ?D’accordo. Ho iniziato a vedere Marisol prima che me ne andassi di casa, ma devi capire che non ero sicuro che fosse la ragazza giusta per me. Pensavo di volere più emozioni, una persona più indipendente… Ma Marisol… forse è un po’ troppo stimolante. Mi piace il tocco che tu aggiungi alla mia vita. Ne ho bisogno. Mi tieni con i piedi per terra. Possiamo comunque restare amici, Gertie.?
Lo guardo allibita. ?Già, adesso devo andare, Hen. Grazie dell’interessamento. Non scrivermi più, tanto non rispondo.?
Mentre salgo i gradini, mi chiede: ?E il manoscritto??
Mi volto lentamente. ?Eh??
Si rimette le mani nelle tasche. ?Forse non è il momento adatto per chiederlo, ma già che sono qui… hai avuto modo di dare uno sguardo al manoscritto che ti ho dato? Anche solo un’occhiatina veloce? Qualsiasi riscontro è ben accetto. Tra una settimana ho appuntamento con il mio agente, quindi…?
Mi vengono in mente le settimane immediatamente successive alla morte di Josie. Il modo in cui mi ero aggrappata a quest’uomo, quanto usavo il suo affetto per distrarmi da ciò che provavo. Ho persino smesso di andare in terapia, tant’ero convinta che potesse cancellare il dolore che provavo. Che con il suo amore, i suoi gesti romantici e adulatori, e il braccio che mi buttava addosso nel cuore della notte potesse in qualche modo guarirmi. Adesso capisco quanto mi sbagliavo. Henry non ha mai cancellato nulla. Il dolore è ancora ben presente, in ogni cellula che ho in corpo, nell’attesa che io lo accetti. Lo chiede a gran voce. Stare insieme a Henry lo ha solo messo in pausa.
D’un tratto veniamo colpiti da un raggio di sole così forte che Henry socchiude gli occhi. Noto che ha una minuscola pellicina secca che gli penzola dal naso. Bleah.
?Aspetta un attimo? dico suonando il citofono per farmi aprire il portone da River.
Corro su per le scale, un’improvvisa botta di adrenalina mi fa salire gli scalini a due a due. River mi aspetta tenendo la porta aperta. Lo supero e vado a prendere la cartellina del manoscritto. Dopodiché mi fiondo alla finestra e la spalanco. Ridendo, mi sporgo e vedo Henry ancora fermo impalato sul marciapiede, a osservare perplesso il portone del palazzo, come se si aspettasse di vedermi tornare da un momento all’altro con le mie osservazioni.
?Ehi, Henry!? grido. E poi, quando lui alza lo sguardo, urlo ancora più forte: ?Ecco il mio riscontro al tuo manoscritto!?