Romantic hero(74)



Guardo il cagnetto che gira su sé stesso sul pavimento del bagno, la lingua penzoloni come se avesse vissuto l’avventura più incredibile della sua vita. Immagino sia vero: si è goduto un meraviglioso istante di libertà per poi scampare a una morte quasi certa.

?Seduto? dico a River, spingendolo giù per metterlo a sedere sul bordo della vasca da bagno.

?Bravissimo!? esclama River.

?Come??

Indica Squish che in risposta al mio ordine diretto a River si è messo a cuccia. ?Anche se prima è scappato, sta davvero migliorando. Ieri gli ho dovuto chiedere solo due volte di mollarmi i calzini.?

? un bel passo avanti. Qualche giorno fa abbiamo dovuto aprirgli a forza la bocca per tirare fuori un paio di calzini. Nel vedere la mia faccia schifata davanti alla mano inzaccherata di bava, River è scoppiato a ridere e come se nulla fosse mi ha elencato tutte le schifezze di origine animale con cui ha a che fare al ranch. Ha finito solo quando mi sono venuti i conati di vomito.

Tiro fuori dall’armadietto il kit di primo soccorso, lo appoggio sulla mensola in vetro sopra il lavandino, lo apro e prendo la boccetta di disinfettante e il cotone idrofilo.

River cerca di allontanarmi. ?Non serve tutta quella roba, Gertie. Mi basta fare una doccia. L’acqua lava via tutto.?

Lo ignoro, verso qualche goccia di disinfettante sul batuffolo e lo strofino sulla sbucciatura. ?Aspetta che…?

?Ti ho detto che sto bene.?

?Sanguini. Ci vorrà solo un secondo…?

?Piantala!? mi interrompe seccato. Si alza e mi strappa il batuffolo di mano. Si volta verso lo specchio e se lo strofina con foga sul taglio in faccia, che inizia a sanguinare ancora di più. ?Sono in grado di badare a me stesso.?

Alzo le mani in aria. ?Va bene. Dio mio, sembra quasi che nessuno ti abbia mai medicato!?

Sbuffa. ?? solo un graffio! Se venisse a sapere che mi fai tutti questi salamelecchi per uno stupido graffio, mio padre mi farebbe un culo grande come una casa.?

Faccio per uscire dal bagno in modo che si arrangi da solo, ma poi ci ripenso.

?In effetti, no? dico ributtandolo con forza sul bordo della vasca.

?Che ti prende?? domanda sconvolto.

?Hai detto tu che dovrei dire quello che penso anziché tenermi tutto dentro e nascondermi dietro la scusa dell’educazione.? Prendo il pacco di cotone e tiro fuori un altro batuffolo. ?Quando una persona si fa male, qualcun altro se ne prende cura, River? puntualizzo. ?? così che si fa. E se non lo sai perché avevi un padre insensibile e anaffettivo – senza offesa –, allora sinceramente non ti farebbe male andare in terapia.?

Lui sgrana gli occhi.

?E poi con la grazia che hai stai facendo un casino con quel taglio, quindi sta’ zitto e fermo, e lascia che ci pensi io.?

Ammutolisce, contraendo la mascella. Finisco di disinfettare la ferita e ci spalmo sopra una pomata all’arnica.

?Togliti i jeans, così do uno sguardo alla gamba? dico spazientita.

Senza proferire parola, River se li leva.

Dopo aver disinfettato, apro una piccola garza sterile e gliela stendo con cura sul ginocchio, poi mi rialzo, prendo un cerottino e lo applico sulla mascella, in modo che sembri che si sia semplicemente tagliato mentre si radeva la barba.

?Ecco? dico una volta finito. ?? stato tanto difficile??

Aspetto una risposta, ma lui non apre bocca. Mentre lo osservo mi accorgo che il suo viso mi pare completamente diverso rispetto al giorno in cui è apparso a casa mia. Non è più solo il viso arrogante e ben fatto di un cowboy cattivo uscito da un mio romanzo. ? il viso del River che ho imparato a conoscere. Che ho vissuto. Un viso che rievoca tante cose. La luce che ha negli occhi quando mi chiama ?gufetta?, il modo in cui protende il mento quando si concentra, o le espressioni buffe che fa quando prova a farmi ridere. La sua saggezza pacata e la dolcezza che a poco a poco ha iniziato a mostrarmi. ? un viso carico di espressioni che ho visto con i miei occhi. Di tutte le espressioni che vorrei continuare a vedere. Mi viene da ridere se penso di aver dubitato anche solo per un istante che River Oakley fosse tutt’altro che… assolutamente adorabile.

Un attimo… L’ho detto ad alta voce? No. Non l’ho detto. Ma lui deve aver intuito cosa sto pensando perché di punto in bianco porta una mano sulla mia guancia e ci preme delicatamente sopra il palmo caldo.

Mi pietrifico, spaventata al pensiero che basti un minimo movimento per indurlo a ritrarla, ma anche di cosa potrebbe succedere se non lo facesse.

River osserva le mie labbra e sbatte piano piano le palpebre; alla fine alza lo sguardo per fissarmi negli occhi.

Solleva l’altra mano e con il pollice mi accarezza con movimenti circolari sotto l’orecchio.

?Gertie? sussurra.

Mi inclina appena la testa, e inspiro profondamente, non riuscendo a fare a meno di abbandonarmi a quella carezza come un gatto.

Il cuore mi sale in gola.

?Non possiamo? dice con voce graffiante. ?Lo sai che non possiamo. A breve me ne andrò. E non tornerò mai più. Sarebbe da incoscienti.?

Deglutisco a fatica. ?Inizio a pensare che avere giudizio sia sopravvalutato.?

Agita le mani tra noi. ?Hai detto tu che era meglio dimenticare quello che è successo nella camera d’albergo a Little Crumpet.?

?L’ho detto perché pensavo che tu ti fossi pentito di avermi baciata. Subito dopo hai iniziato a comportarti in modo strano.?

?Mi comportavo in modo strano perché ero spiazzato da quanto volevo continuare a baciarti.?

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