Romantic hero(76)



?Sbalorditivo?? suggerisco, perché è evidente che gli serve aiuto. ?Magnifico??

?Sbalorditivo e magnifico? riesce a dire, con una voce molto più squillante del solito. Allora capisco che il tremolio era dovuto al tentativo di trattenere una risata. Viene da ridere anche a me.

La signora Casablancas ignora i complimenti e con disinvoltura si avvicina a River per prendere Squish, che oppone una strenua resistenza. ?? il mio lavoro, caro. Non dimenticarti di portarmi anche i jeans, appena hai un secondo. Ho un sacco di idee anche per quelli. Non serve che mi paghi oggi il cappello, okay? Possiamo saldare il conto quando ritiri i pantaloni.? Lancia a entrambi uno sguardo benevolo, poi se ne torna tutta impettita a casa sua, canticchiando tra sé e a favore di Squish.

Non appena chiude la porta, River si copre la bocca con entrambe le mani, gli occhi a palla. Si piega in due dal ridere, le spalle che si agitano con forza. ?Ma… Ma che cavolo ha combinato??

?Shhh!? sussurro ridacchiando. ?Oddio.?

Gli corro incontro, mi alzo in punta di piedi e gli tolgo il cappello dalla testa. Lo analizziamo insieme. In mezzo agli strass arancioni e alle paillettes verdi ci sono dei cuoricini realizzati con delle perline nere.

River passa una mano sul feltro. ?In effetti ha fatto un ottimo lavoro con lo strappo.?

?Ah, guarda, i brillantini sono solo sul nastro!? esclamo indicandolo. ?Pfiu! Quando te ne andrai potrai toglierlo e nessuno verrà a sapere che cosa è successo oggi.?

Mi strappa il cappello di mano e se lo rificca in testa. ?E perché mai dovrei toglierlo? Non credi che mi dia un po’ di sprint??

Al che fa una piroetta con le mani sui fianchi e un sorriso smagliante che mette in evidenza la fessura tra gli incisivi. Scoppio a ridere, e quando i nostri sguardi si incrociano, il sorriso gli passa, la mia risata si spegne e la tensione sessuale che avvertivamo qualche minuto fa in bagno torna all’ennesima potenza. River avanza di un solo passo allungando una mano, ma poi si blocca prima di toccarmi.

?Forse dovremmo, ehm, riprendere da dove ci siamo interrotti? dico, la voce che già trema di desiderio. ?Insomma, se non ti spiace.?

Il viso di River si spalanca in un sorriso indolente. Mi accarezza il collo e sfiora la pelle lasciata scoperta dallo scollo del vestito. Dopodiché si china e mi sussurra all’orecchio: ?Ti darò una tale strapazzata che vedrai dove andranno a finire le tue buone maniere?.

E con questa frase – che balza subito in cima alla classifica delle battute più sexy che io abbia mai sentito – River mi agguanta per il vestito, e con impazienza me lo sfila dalla testa per gettarlo sul divano. Passa velocemente le mani sulle coppe del reggiseno e lo sgancia con maestria per poi premere il viso sul mio seno con un sospiro liberatorio. Quando si stacca per sbottonarsi la camicia, inspiro profondamente. Eccolo lì, in jeans e basta. Proprio come il giorno in cui è apparso qui. Com’è possibile che da allora siano successe così tante cose? Com’è possibile che siano cambiate così tante cose?

River mi osserva lentamente, contemplandomi come se fossi un’opera d’arte. ?Sei bellissima, cazzo? mormora con leggero affanno.

Penso un secondo al seno sinistro leggermente più grande del destro. Alle due cicatrici uguali che ho sul ventre dovute all’intervento per l’endometriosi che ho subìto sei anni fa. Alle mutandine che non sono né sexy né di pizzo, ma semplici slip di cotone nero presi da Marks & Spencer. Ma River sta offrendo un’ottima interpretazione di un uomo che crede davvero a ciò che dice. Abbasso lo sguardo. Il rigonfiamento nei jeans è la dimostrazione inequivocabile che intende sul serio ciò che ha detto.

Mi viene in mente l’ultima volta che io ed Henry siamo stati insieme, all’incirca ventidue ore prima che mi dicesse che voleva prendersi una pausa. Mi ero accorta che c’era qualcosa di strano. Un nodo allo stomaco mi aveva avvertita che qualcosa non andava. L’amplesso era stato meccanico, io avevo cercato di essere più stuzzicante, avevo messo le mutandine rosa aperte sul davanti perché qualche tempo prima lui mi aveva detto che gli mancava un po’ di pepe nella vita. E avevo immaginato che con ?vita? intendesse ?me?.

Quando mi aveva vista con il completino di pizzo era scoppiato in una risatina. Avevo riso anch’io: chi mi credevo di essere? Sapevamo entrambi che non sono una bomba sexy. Non lo sono mai stata. Sì, faccio quello che c’è da fare, ma non sono certo una femme fatale. Era assurdo anche solo pensare che potessi diventarlo.

Ma il modo in cui River mi mangia con gli occhi…

Mi solleva con scioltezza, mi porta in braccio fino al letto, mi stende sulle lenzuola e mi osserva come se volesse divorarmi in un sol boccone. Appoggia le mani sulle mie cosce e le stringe con un gemito. ?Dimmi di cosa hai bisogno? dice succhiandosi il labbro inferiore, lo sguardo ardente. ?Voglio sentirtelo dire. Esplicitamente.?

Nessuno me lo aveva mai chiesto prima. Di cosa ho bisogno. E non so neanche se avrei saputo cosa rispondere. Invece adesso lo so. So benissimo cosa rispondere.

?Usa la bocca? dico con il fiato corto, alzando la voce per farmi sentire tra gli altri versi che emetto stentando a credere che provengono proprio da me, Gertie Bickerstaff.

?Sì, cazzo.?

Rantola mentre ci affanniamo a sfilarmi l’intimo. Quando finalmente preme le labbra affamate contro di me, appiattendo la lingua e leccando ritmicamente come se fossi un gelato e lui un uomo che muore per il caldo, perdo il controllo.

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