Romantic hero(81)



?Ti piace?? mi domanda euforico River, gli occhi che brillano, pieni di gioia. ?Non è la sensazione più bella del mondo, cacchio??

?Insomma… è okay? rispondo con una risata e una scrollata di spalle. ?Mi fanno un po’ male le chiappe, però sì, non è male.?

River scuote la testa. ?“Non è male”? Be’, allora bisogna accelerare un po’ il passo.?

Scuoto subito la testa. ?No, grazie. Va benissimo così. ? proprio la velocità giusta.?

?Non ti va di sentire il vento tra i capelli?? fa ridendo.

?Siamo ad agosto. Non tira neanche un alito di vento.?

?Il vento lo creiamo noi!? esclama con teatralità, lanciandomi un’occhiata provocatoria. ?Eddai, secondo me ti piacerà.?

Quando il sentiero si spalanca in un lungo sterrato deserto, in me si accende un desiderio improvviso di lasciarmi andare: una cosa che pare succedere sempre più spesso quando sono in compagnia di River Oakley. Quest’uomo ha una sicurezza contagiosa. ?D’accordo? rispondo. ?Va bene.?

?Adesso, Gertie, voglio che tu stringa le gambe come se stessi strizzando una spugna per eliminare l’acqua. In questo modo chiederai alla cavalla di trottare.?

Seguo le indicazioni e funziona! Frosty Tops parte e d’un tratto ballonzolo così in alto sulla sella che temo mi ritroverò ricoperta di lividi.

?Porta avanti il bacino e abbassalo. Segui il suo ritmo. Piega i gomiti e poi stendi le braccia. Tutto qui. Piega e stendi.?

?Lo sto facendo nel modo giusto?? grido, iniziando a sentire un venticello tra i capelli.

?Stai creando il vento!? risponde River con una risata trionfante, adeguandosi alla mia andatura mentre attraversiamo al trotto il terreno boschivo. ?Stringi i polpacci? riprende. ?Testa alta, mento parallelo al terreno. Brava, proprio così!?

Lo sto facendo davvero. Pencolo un pochino e mi bruciano già i polpacci, ma capisco come mai a River piaccia tanto andare a cavallo. ? stupendo!

?Che meraviglia!?

?Pronta ad accelerare?? grida lui.

?Ancora di più?? rispondo sconvolta. ?Posso??

?Puoi farcela benissimo? mi rassicura con una risata. ?Tira indietro la gamba sinistra. Così, sì. E ora quella destra sul sottopancia, la cinghia che passa sotto. Sì, ci sei. Bravissima, Gertie!?

Al che, neanche lo facessi da tutta la vita, attraverso Hyde Park al galoppo, come il personaggio di un libro, cazzo. Come nella scena di un film. Mi sembra di volare.

?Woooo ooooh!? urlo a squarciagola. ?Guarda come volooooooo!?

River ride a crepapelle. ?Visto? Te l’avevo detto! Guarda come voli!?

?Oh, mio Dio, adesso capisco? rispondo senza fiato. ?Capisco benissimo. ? incredibile.?

Mentre corriamo, gli alberi si diradano e il sole mattutino splende su di me. Un venticello autoprodotto mi solleva i capelli sulla nuca. Lancio uno sguardo al cowboy che mi sta accanto. Non ci credo che è vero. Com’è possibile che io stia vivendo davvero tutto questo?

Mi vedi, Josie? Guarda come volo!

Scoppio a ridere di nuovo, e mentre mi trovo a domandarmi se dovrei darmi all’ippica, e se anche gli adulti possano ricevere le coccarde che vincevano le mie amichette appassionate di pony, dal nulla sbuca qualcosa che ci passa davanti. ? una specie di animaletto selvatico, forse una talpa o un tasso. Sia quel che sia, Frosty Tops non gradisce. Si impenna con un sonoro nitrito, gli zoccoli innalzati verso il cielo. Capisco che sto per cadere prima ancora che succeda. Sembra che accada tutto al rallentatore: un capitombolo da un’altezza che mi pare spropositata, anche se la giumenta sarà alta al massimo un metro e venti. Atterro sul terreno duro e polveroso, e la caviglia si piega in un’angolazione in cui non dovrebbe piegarsi. Per qualche secondo vedo tutto nero, mi viene da vomitare e avverto un dolore lancinante al piede. Sto proprio per svenire… Dalla gola mi sfugge un verso strano, una via di mezzo tra un gemito e un lamento. Apro gli occhi e vedo foglie, brandelli di cielo e poi un viso che mi sovrasta: River che mi guarda terrorizzato. Si accovaccia, preoccupato.

?Oddio, Gertie, stai bene??

?Fa male.?

?Cazzo. Hai sbattuto la testa? Riesci a muoverti??

?La testa è a posto? rispondo, tirandomi lentamente a sedere. Inspiro per tranquillizzarmi. ?Ma la caviglia mi fa un male cane. Mi sa che… Oddio. Ho una soglia del dolore bassissima, River!?

?Non muoverti, okay? Cazzo. Mi dispiace, Gertie… Mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo.?

Sharon arriva al trotto e smonta subito da cavallo. Non ha visto cos’è successo, ma constata il risultato penoso. ?Oh, mamma! Sei caduta, cara? Stai bene? Domani ti uscirà un bel livido.?

?? stata colpa mia? dice River. ?Tutta colpa mia. Okay, Gertie, ti prendo in braccio e andiamo al pronto soccorso in taxi.? Ha un tono tranquillo e sereno, ma è bianco come un cencio.

?Come sei efficiente? rispondo, i denti che iniziano a battere per il dolore lancinante alla caviglia. ?Ti avviso: potrei vomitare.?

?Vomita pure, se serve? ribatte lui.

?Ma ti vomiterei addosso.?

?Lavoro in un ranch. Mi è finito addosso ben di peggio.?

?Bleah!?

?Già.?

?Farò il possibile per evitare.?

Ma evidentemente non basta, perché mezzo secondo dopo rigetto sui suoi adorati stivali.





38




QUANDO stamattina mi sono svegliata, non avrei mai immaginato che avrei trascorso la serata seduta accanto a un cowboy proveniente da un’altra dimensione in un ospedale nel centro di Londra. Prima di andarcene dal maneggio, Sharon ha versato un’intera bottiglia di costosa acqua minerale sugli stivali di River ricoperti di vomito, e ci ha supplicati di non intentarle causa, nonostante fossimo chiaramente noi dalla parte del torto, avendo ignorato le regole e le indicazioni che ci aveva dato.

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