Thornbird(11)



Uccidetemi, subito.

Stringo i denti e mi rivolgo alla classe. ?Ciao, sono Ryan. Sono americana, ma negli ultimi anni sono stata in collegio in Svizzera.?

Mi guardano come se non parlassi la loro lingua. Solo Everett sembra interessato. Si sta mordicchiando un labbro e intanto tamburella la penna sul banco con gli occhi socchiusi, come se mi stesse analizzando.

Con la coda dell’occhio, noto che la professoressa mi sta facendo cenno di continuare. Oh mio Dio. Uccidetemi, davvero.

?Mi piace la fotografia. E, ehm, i cani. Sono... del segno dei gemelli...? Non so come continuare.

Per poco Everett non scoppia a ridere.

?Però, che meraviglia. La Svizzera!? esclama la professoressa. Grazie a Dio, non chiede se ci sono domande. ?Io sono la professoressa Burle. Puoi sederti davanti a Sofia. Alza la mano, cara.?

La splendida ragazza di prima alza un’unghia perfettamente curata senza molto entusiasmo. Vado al mio banco, dove vengo accolta da una zaffata di profumo alla fragola.

?Bel discorso, Gemelli? mormora Everett dalla fila di dietro.

?Chiudi il becco, Everest? borbotto.

La sua risata mi solletica la schiena.

Sposto lo sguardo sulla lavagna, ed è allora che capisco cosa stava scrivendo la Burle.

Pena capitale.

Una stretta allo stomaco.

?Bene, ragazzi, riprendiamo da dove ci siamo interrotti venerdì? comincia la professoressa. ?Abbiamo parlato delle opinioni contrastanti riguardo alla pena capitale e ci siamo concentrati sulla posizione di chi è contrario. Oggi analizzeremo gli argomenti a favore. Come l’altra volta, prendiamo il caso Thorn come esempio...?

Jasmine mi odierà se vomito in classe il primo giorno di scuola?

Molto probabilmente. Già la immagino che si lamenta: Ryan! Ma perchééé.

Reprimo la nausea e ignoro le voci dei miei compagni di classe che rivangano tutti i crimini di mio padre ed espongono le varie ragioni per cui merita di morire. Mi sento un rifiuto umano. Anzi, peggio. Almeno un rifiuto umano non ha il dna di Gabriel Thorn.

La Burle decide che sarebbe proprio divertente concludere la lezione con una votazione. Vediamo chi pensa che Thorn dovrebbe essere giustiziato! Nessuno vota per risparmiargli la vita, quindi neanch’io.

Scappo fuori dalla classe non appena suona la campanella, un po’ perché non posso stare lì dentro un minuto di più, un po’ perché non vedo l’ora di andare alla prossima lezione. Fotografia.

Finalmente qualcosa che mi piace.

L’aula di arte è fighissima: uno spazio industriale a due piani con tubature a vista sul soffitto e una vetrata che corre su tutta la parete. Sopra c’è un soppalco con delle gradinate e dei cavalletti disposti in cerchio, intorno a uno spazio ribassato al centro. Supero i cavalletti per raggiungere alcuni ragazzi seduti sugli sgabelli vicino ai tavoli da disegno.

Mi siedo accanto a una ragazza con un pixie cut rosa e una borsa a forma di macchina da scrivere. Si gira subito verso di me. ?Tu sei quella nuova? mi dice con voce roca. Ha la pelle scura e un piccolo piercing al naso.

Annuisco. ?Ryan.?

?Mar? si presenta. ?Sta per Amaryllis. Ma quelli che mi chiamano così fanno tutti una brutta fine.?

Sto per rispondere con un ?Oh? e forse anche per cercare un altro posto. L’ultima cosa che mi serve è essere associata a un’altra persona che considera l’omicidio una soluzione pratica ai propri problemi.

Ma lei ridacchia e aggiunge: ?Sto scherzando. Il mio nome è strano, mi piace. E “strano” è praticamente la mia parola d’ordine. Ho sentito che sei una Shipley?.

La mia fama mi precede. Mi auguro che non conosca anche la mia vera identità. ?Sì. Come lo sai??

?Siamo in trecento, in questa scuola. Nessuno passa inosservato.?

Serro le labbra sperando che si sbagli. ? ora di cambiare discorso. Indico il suo raccoglitore, che è ricoperto di foto artistiche e molto belle, simili a quelle che scatto io. ?Sono fantastiche.?

?Grazie. Faccio foto da quando avevo tre anni.?

?Davvero?? Per la prima volta dal mio arrivo, mi sento emozionata. ?Io non ho iniziato così presto, ma adoro fotografare. Qualche anno fa, mia nonna mi ha regalato una buona macchina fotografica per Natale, e da allora è diventata una fissazione.?

?Beh, allora adorerai questo corso. ? fantastico. Un giorno potremmo uscire per scattare qualche foto insieme.?

?Mi piacerebbe un sacco? concordo con un sorriso timido.

Il resto della lezione è ancora meglio. Ci sono solo cinque studenti, incluse noi. Il professore si chiama Hicks, è un hipster abbastanza giovane che – punto bonus per lui – non mi fa alzare per presentarmi. Mi rivolge un sorriso caloroso attraverso gli occhiali con la montatura di corno e mi dice solo: ?Benvenuta?. Vorrei che tutte le lezioni fossero così.

Quando suona la campanella, io e Mar ci affacciamo in corridoio, schivando una marea di studenti che non vedono l’ora di andare a pranzo. Prima ancora che riesca a salutarla, Jasmine appare dal nulla e mi afferra il braccio.

?Andiamo? dice, trascinandomi via. ?Dobbiamo andare a mangiare.?

La sorprendo a lanciarsi un’occhiata severa alle spalle. ?Ehm... okay. Mi stai bloccando la circolazione al braccio, quindi...?

?Perché stavi parlando con lei?? sussurra, sprezzante.

?Con chi??

?Amaryllis Sullivan. ? così strana.?

Alzo le spalle. ?Mi piacciono le persone strane.?

E. Kennedy's Books