Thornbird(9)



Invece chiede: ?Andrai alla Crockett High??

?Sì. Ultimo anno.?

?Ah, bene. Anch’io.?

?Fantastico. Non vedo l’ora di diventare la tua migliore amica.?

?Qualcosa mi dice che sei sarcastica.?

?Ma dai?? Controllo la foto, perché so che se alzo lo sguardo su di lui farò qualcosa di stupido, tipo sorridere, e lui non aspetta altro. Come immaginavo: è sfocata. Gli do le spalle. ?Ci vediamo.?

Gli scappa una risata. Forse è la prima volta che qualcuno lo molla su due piedi.

E forse non dovrei essere così stronza. In realtà mi piacerebbe conoscere altra gente, ma non è proprio la mia specialità. Alla Liberty High avevo solo un amico.

In ogni caso, probabilmente è meglio starmene per conto mio. Meno persone, meno bugie.

Metto di nuovo a fuoco l’obiettivo, ma il sole sta sorgendo sopra la cresta delle montagne e ormai c’è troppa luce.

?Comunque, io sono Everett.?

Mi volto e mi accorgo che mi sta tendendo la mano. Non la stringo. Mi sorride di nuovo.

?Piacere, Everest. I tuoi sono stati davvero crudeli a chiamarti come una montagna? rispondo educatamente.

?Everett, non Everest.?

Fingo di non sentirlo.

?Tranquilla, non c’è problema? aggiunge con voce suadente. ?Potrai chiamarmi come vuoi, al nostro primo appuntamento.?

Per un istante, mi limito a fissarlo. ?Ti auguro una buona giornata, Everest.?

?Everett? mi corregge ancora, ignorando il mio misero tentativo di vincere la discussione. Poi si rimette gli auricolari e si avvia lungo il sentiero.

Bene. Se ne sta andando.

Ridacchiando, inizia a correre e si allontana a passo regolare, ma dopo appena cinque metri si gira a guardarmi.

?Ci vediamo lunedì.?





4





Pena capitale




LA notte prima di iniziare alla Crockett High dormo male. Questa volta è per l’agitazione. Niente incubi. Mi sveglio di nuovo presto e torno sul sentiero. Voglio fare altri scatti, mi dico, ma non è del tutto vero. Una parte di me spera di rivedere Everett, ma di lui neanche l’ombra. In compenso, torno a casa con un sacco di foto delle Smoky Mountains prima dell’alba.

Al mio rientro, Jasmine è davanti alla porta del bagno, con una ciocca di capelli arrotolata attorno al ferro. ?Dove sei stata? E perché non sei pronta??

?Che intendi? Sono...?

?L’autobus passa tra venti minuti!?

Abbasso lo sguardo sui miei vestiti: jeans strappati, canotta nera e anfibi. ?Va bene. Sono...?

?Non vorrai uscire così, mi auguro? dice arricciando il naso.

Beh, l’intenzione era quella. Ma adesso che vedo come è vestita lei, inizio ad avere qualche dubbio. Si è messa una minigonna a quadri e un crop top rosso attillatissimo. I capelli le ricadono sulla schiena come onde perfette e il trucco è impeccabile.

Vorrei mimetizzarmi tra gli altri per non avere subito lo sguardo di tutti puntato addosso, è vero, ma non ho intenzione di vestirmi così. Mai stato il mio stile, e mai lo sarà.

?Sono a posto.?

?Ma non ti sei nemmeno truccata!? mi accusa lei, studiandomi troppo da vicino.

?Ho il mascara? le faccio notare. ?E un po’ di lucidalabbra. Di solito non metto altro.?

Mi lancia uno sguardo che urla: Peggio per te e trotta fuori dalla stanza con stivali al ginocchio e borsa in spalla.

Anch’io prendo la mia borsa. Zia Maggie l’ha riempita di penne e quaderni nuovi di zecca. Neanche ci ho messo i libri e pesa già un quintale. Seguo Jasmine in cucina, dove Connor è in piedi davanti al frigorifero aperto e sta bevendo il succo d’arancia direttamente dal cartone. Si è messo dei pantaloncini da ginnastica mezzi strappati e una felpa con il cappuccio. Divertente: lui può uscire come se si fosse appena alzato dal letto, ma io no.

?Che schifo, smettila? si lamenta Jasmine, dandogli una gomitata nelle costole. Connor barcolla e per poco non le sputa tutto addosso. ?Molla quel succo e datti una mossa, o facciamo tardi.?

?Non vedo l’ora di avere una macchina, così la piantiamo di prendere l’autobus.?

?Tanto non te la compreranno mai? ribatte Jasmine. ?Mamma! Noi andiamo!?

Maggie ci raggiunge in fretta e furia in accappatoio. ?Non dimenticate il pranzo!?

Jasmine la fulmina con lo sguardo. ?Mamma, lo prendiamo sempre in mensa.?

?Lo so, ma è il primo giorno di Ryan e volevo prepararlo io? replica, passandoci dei sacchetti di carta dal frigorifero.

Solo allora sposta lo sguardo su di me. ?Oh, Ryan. Sicura di essere a tuo agio vestita così??

Dev’essere un modo tipico del Sud per dire: Forse dovresti pensarci meglio.

Annuisco e mi sistemo la canotta sui fianchi. Per fortuna non insiste. ?Beh, ottimo.? Mi dà una pacca sulla spalla. ?Ti auguro una giornata meravigliosa, tesoro. Non vedo l’ora di sapere com’è andata.?

?Grazie.?

?E, Jasmine...? aggiunge, quando Connor apre la zanzariera per uscire. ?Ricorda cosa ci siamo dette.?

Mia cugina la fissa spazientita, ma lei ricambia con uno sguardo carico di sottintesi. Di qualunque cosa si tratti, ha a che fare con me. Non ci vuole un genio per capirlo. Le avrà detto di prendermi sotto la sua ala, proteggermi dai lupi della Crockett High o qualcosa del genere. Almeno non dovrò preoccuparmi che qualcuno mi riconosca. Mio padre si è sempre occupato della mia istruzione da casa, quindi non ho mai avuto amici a Starling. Che fortuna.

E. Kennedy's Books