Thornbird(8)



Per un attimo immagino la mia vecchia casa. La baita piccola che papà usava come studio si trovava a mezzo chilometro da quella grande dove vivevamo. Sono entrambe in questi boschi, da qualche parte. Potrei cercare l’indirizzo su internet.

Forse lo farò... un giorno. In fondo, adesso qui ci vivo. Cioè, ci vivo di nuovo. E ci resterò fino a giugno, quindi ho tutto il tempo di trovare il coraggio.

I due uccellini vanno a posarsi su un ramo lontano. Solo adesso mi ricordo di aver portato la macchina fotografica. Potevo fare una foto. Mi addentro nella foresta seguendo i due zigoli, ma non riesco a trovare il punto giusto per immortalarli. Il sentiero è stretto e tracciato da alcune impronte. Sale per un tratto, e poi sparisce dietro una curva.

Dato che ho perso di vista gli uccellini, decido di seguirlo. Ogni volta che gli alberi si diradano, mi fermo ad ammirare le Smoky Mountains all’orizzonte. Mi accorgo della differenza di altitudine solo quando faccio una curva e mi ritrovo su una sporgenza piuttosto ripida, con una splendida vista sulla valle sottostante. Tra i rami degli alberi intravedo la placida superficie blu di un lago, i tetti di alcune case e il campanile di una chiesa. Tutto il resto è un manto di un verde tenue, mentre sullo sfondo si ergono le montagne più grandi, che si perdono tra le nuvole.

Un quadro perfetto.

Questa volta ci penso giusto in tempo. Alzo la macchina fotografica e giro l’obiettivo per mettere a fuoco. Nel momento stesso in cui scatto, qualcosa sbuca di corsa da dietro l’angolo e mi blocca la visuale.

?Ehi!? Faccio un passo indietro per paura che sia un orso, finché non sento un: ?Whoa!? ? decisamente umano.

Mi rilasso, abbasso la macchina fotografica e guardo l’immagine. Una macchia grigia. Ottimo.

La figura si ferma e si gira verso di me, ansimando. ?Merda. Scusa.?

Il mio viso si contorce in un’espressione infastidita, ma non dura molto. Perché poso lo sguardo sulla cosa più bella che io abbia visto da stamattina. Altro che il paesaggio.

Porta dei pantaloncini da ginnastica, una maglietta grigia scolorita e sneakers bianche. Ha le cuffiette nelle orecchie e un velo di sudore sulla fronte. Ha più o meno la mia età, capelli castani, mascella e zigomi scolpiti. I suoi occhi sono due diamanti azzurri.

? uno di quei ragazzi che ti giri a guardare per strada. Il che significa che riprenderà a correre senza nemmeno degnarmi di un’occhiata. Sembra il classico bravo ragazzo fissato con lo sport, e da uno del genere non mi aspetto altro.

Ecco perché rimango sorpresa quando si toglie le cuffiette e tocca qualcosa sull’orologio sportivo. ?Ho fatto questa strada un milione di volte ma non ti avevo mai vista.? Alza le spalle. ?Non che mi lamenti. Bella la natura, ma tu sei molto meglio.?

Davanti a un ragazzo, non sono quasi mai a corto di parole. Soprattutto se si tratta di demolirlo. E invece, eccomi qui. In pratica non so più come formulare una frase.

Sorride, mettendo in mostra i denti allineati come una schiera di angeli e due fossette che lo rendono ancora più bello. Se mai fosse possibile, intendo. Dal modo in cui mi guarda e dal suo atteggiamento sicuro, direi che non è la prima volta che fa questo effetto a una ragazza.

?Qui intorno c’è solo la casa degli Shipley. Sei un’amica di Jasmine??

Annuisco e finalmente ritrovo la voce. ?Ryan Shipley. Sua cugina.?

?Ah, sì? Jazzy non mi ha mai detto di avere una cugina. Da dove vieni? Sei qui per il weekend??

?No... Sono...? La storia di zia Maggie, fino a poco fa marchiata a fuoco nella mia mente, adesso gira a vuoto come un tornado.

Concentrati. Non fare casini.

?La Svizzera? mi esce.

Lui ridacchia. ?Sei la Svizzera? Tipo tutto il Paese? O sei una di quelle persone neutrali che non sanno farsi un’opinione??

Vorrei piantarmi un coltello in gola. Ma per fortuna non sono il tipo che si lascia intimidire dall’imbarazzo. Anzi, di solito mi dà una spinta in più.

?Vengo dalla Svizzera? puntualizzo incrociando le braccia. ?Ho le mie opinioni, tra parentesi. E dubito che ti piacerebbero.?

Il suo sorriso si allarga. Fa un passo avanti. A volte guardi qualcosa che ti sembra stupendo, ma più ti avvicini e più vedi difetti. Beh, qui il problema non si pone.

?Mi piacciono le ragazze che hanno opinioni.? Ci sta provando con me o cosa?

?Sì, beh? dico, alzando la macchina fotografica e puntando lo sguardo sulle montagne. ?La mia opinione è che sei in mezzo alla foto.?

?Quindi sei una fotografa, eh?? Si scosta una ciocca di capelli sudati dalla fronte. ?Che ne dici di farmi una foto, allora??

Egocentrismo ne abbiamo?

?Anche no.? Regolo l’obiettivo e cerco di ignorare il suo sguardo curioso.

Non se ne va. Figuriamoci. Ci avevo visto giusto. ? il tipo di ragazzo che non molla finché non conquista tutto e tutti. E che non mi lascerà in pace finché non cadrò ai suoi piedi come tutte le altre fan.

?Per quanto ti fermi qui a Starling??

Scatto una foto. Troppo mossa. Questo tizio mi innervosisce. Ma sono sempre stata brava a nascondere le cose, e nasconderò anche questo. ?Per sempre, direi.?

?Ah, sì? E la Svizzera??

?Mia madre è morta. Mio padre è troppo preso dal lavoro e mi ha mollato qui.?

A differenza di chiunque altro, non si prende il disturbo di farmi le condoglianze. Meglio così, tanto non le voglio. Non mi sembra giusto accettarle, considerando che la mia vera madre è morta una vita fa.

E. Kennedy's Books