Thornbird(13)
Il sole pomeridiano mi scalda il viso. Scendo dallo scuolabus e strizzo gli occhi per la luce. Loro sono già partiti in quarta, Jasmine sta parlando a raffica degli allenamenti delle cheerleader. Dovrei ascoltare, mostrarmi interessata ai suoi hobby, ma ho la testa da un’altra parte. Come sempre, ultimamente.
?Datti una mossa? protesta, sventolando una mano verso di me.
Sbatto le palpebre per tornare alla realtà. ?Scusa.? Accelero subito il passo per raggiungerli.
Non scherzava mica, prima: Starling è minuscola. C’è solo una strada, letteralmente. Il centro è costituito da un negozio di abbigliamento, uno Starbucks, qualche bar e ristorante, una farmacia e pochi altri negozi. Alla fine della strada c’è un edificio bianco, la torre dell’orologio. Accanto, un edificio in mattoni rossi, probabilmente il tribunale o il municipio.
Connor indica in quella direzione alzando le sopracciglia. ?Che cavolo stanno combinando, lì??
Seguo il suo sguardo verso la piccola piazza, che è piena di gente. Davanti a un podio improvvisato c’è una fila di giornalisti con telecamere e microfoni, e nell’aria si avverte una certa tensione. Non promette bene.
?Oooh, sembra una conferenza stampa o qualcosa del genere? ipotizza Jasmine. ?Andiamo a vedere.?
Esito. ?Forse è meglio evitare. Sarà un...?
Mi trascina per il polso prima ancora di farmi finire. Connor ci segue con un’alzata di spalle. A mano a mano che ci avviciniamo, osservo meglio i volti delle persone riunite. Pallidi, solenni, alcuni con gli occhi lucidi.
?Merda? sibila Jasmine. ?Ritirata.?
?Che c’è?? sussurro, allarmata.
?Sono le famiglie. Le famiglie delle vittime.?
Già, merda. Non dovrei essere qui.
? l’ultimo posto dove dovrei essere.
Ma ormai è troppo tardi. Un uomo in uniforme si avvicina al podio e tra la folla cala il silenzio. Se ce ne andassimo adesso, daremmo troppo nell’occhio.
?Grazie a tutti per essere qui? esordisce il poliziotto con voce ferma ma cupa. ?Come sapete, sono passati quasi dieci anni dal giorno in cui Gabriel Thorn è stato arrestato per i suoi crimini indicibili, ma la città di Starling e le famiglie delle sue vittime non hanno perso le speranze di ottenere risposte. Oggi hanno un annuncio importante da fare.?
Un vuoto allo stomaco. Non può essere vero. Lancio un’occhiata a Jasmine, che è impallidita.
?Vorrei presentarvi Benjamin White? continua l’agente. ?Sua madre, Anabel, è stata la quinta vittima di Gabriel Thorn.?
Un ragazzo sui venticinque anni si avvicina al podio. Lo riconosco subito dagli articoli e dai servizi sul caso. L’hanno intervistato spesso. Se non ricordo male, poco dopo la laurea ha fatto una fortuna vendendo una start-up. Roba da centinaia di milioni di dollari.
Benjamin si avvicina al microfono, le spalle tese. Studia la folla per un istante prima di parlare.
?Per prima cosa, vorrei ringraziarvi per essere qui oggi. Mia madre ci ha lasciato dodici anni fa, ormai, ma non passa giorno senza che io pensi a lei. A ciò che le è successo. Al fatto che ancora non sappiamo dove si trovi.?
Gli trema la voce, è chiaro che sta facendo di tutto per non crollare. La folla, ammutolita, pende dalle sue labbra.
?Io e la mia famiglia, insieme alle altre che hanno sofferto... abbiamo aspettato. Volevamo risposte, volevamo un po’ di pace. Ma è stato inutile. La polizia di Starling e l’Fbi hanno fatto un ottimo lavoro. Hanno messo il colpevole dietro le sbarre, come si meritava, ma le indagini sull’ubicazione dei corpi si sono arenate...?
Si interrompe, scuotendo la testa. Ho la nausea.
?Per noi, una condanna a morte non basta.? Il piccolo gruppo alle sue spalle annuisce.
I loro volti sono duri, inespressivi. Soprattutto quello della ragazza in fondo. Ha la pelle scurissima e folti capelli neri. Continua a torcersi le mani, le labbra strette in una linea severa.
?Abbiamo bisogno di sapere dove sono le nostre madri.? Benjamin fa una pausa, spostando lo sguardo sulla folla. Sembra esausto. ?Ed è per questo? continua a voce più alta ?che offriamo una nuova ricompensa a chiunque possa darci le informazioni necessarie a trovare i loro resti. L’attuale ricompensa di centomila dollari era già tra le più alte del Paese, ma da oggi la cifra sale a un milione di dollari.?
La folla mormora, e a me gira la testa. Quando iniziano a tremarmi le mani, le ficco subito in tasca per nasconderle.
Al mio fianco, Jasmine sussulta e si porta una mano alla bocca.
Benjamin si china sul microfono. La sua voce è più bassa ma in qualche modo più intensa, come se ogni singola parola portasse il peso di tutti gli anni che ha trascorso senza sua madre. ?A chiunque è in ascolto... Se sapete qualcosa, qualsiasi cosa... Vi prego. Vi prego, fatevi avanti. Aiutateci a porre fine a tutto questo. Meritano di essere ritrovate. Mia madre e tutte le altre donne... Meritano di riposare in pace. E ce lo meritiamo anche noi.?
Si allontana dal podio, il suo volto è una maschera di dolore. Il poliziotto torna al microfono, ma non sento più nulla. ? tutto troppo vicino, troppo forte, il battito del cuore mi rimbomba nelle orecchie.
Jasmine mi afferra la mano, ma si gira verso me e Connor solo quando siamo a distanza di sicurezza dalla conferenza stampa. ? elettrizzata.
?Un milione di dollari! Avete sentito??
?? un botto di soldi.? Connor alza le spalle.
?Appunto. ? un botto di soldi? gli fa eco lei, con uno sguardo carico di sottintesi.