Thornbird(14)



?Quindi??

?Offrono un milione di dollari a chi dà informazioni sui corpi.? Lo guarda come se avesse davanti un idiota. ?Dobbiamo trovarli.?

A questo punto lui scoppia a ridere. Io sono troppo sconvolta per farlo. Vuole ritrovare i corpi? Cioè, i resti delle sei donne che mio padre ha massacrato?

Non esiste.

?Jazzy.? Suo fratello si mette le mani in tasca. ?Forse non te ne sei accorta, ma non siamo detective. Non sapremmo neanche da dove cominciare.?

?Non dobbiamo mica fare i detective. Dobbiamo solo scoprire dove sono i corpi.? Il suo sguardo si sposta su di me. ?Tu ci stai, vero??

?Ehm... no.?

?Ma perché no?? Digrigna i denti. Mi sorprende che non batta i piedi a terra per la rabbia.

?Perché non è arrivata neanche da una settimana? risponde Connor al posto mio ?e non passerà il suo tempo libero con la pala in mano a cercare cadaveri. Letteralmente.?

?Non è detto che siano sottoterra? ribatte Jasmine. ?Dai, ragazzi. Ce la facciamo di sicuro.?

Mi sforzo di fare una risata, ma è falsa e fuori luogo. ?Sei fuori? riesco a dire. ?Non ci metteremo a risolvere omicidi.?

?Gli omicidi sono già risolti? mi corregge lei, altezzosa. ?Noi cerchiamo le ossa.?

?Ed è meglio che se la veda la polizia.?

Connor annuisce. ?Concordo.?

?Che fifoni che siete? sbuffa Jasmine. ?Va bene, come vi pare. Non aiutatemi. Ma non venite a chiedere la carità, quando avrò un milione in banca.?

La sua leggerezza mi infastidisce. Lancio un’occhiata verso la piazza: la folla è ancora lì. Piena di gente in cerca di risposte, di un po’ di pace. E intanto lei parla di cadaveri come se dovesse fare una caccia al tesoro.

Il senso di colpa mi attanaglia lo stomaco. Odio tutto questo. Odio lui per quello che ha fatto. Per avermi costretta a sopportare questo segreto.

?Non puoi andare in giro a indagare da sola? la avverte Connor.

?Perché no? Farò solo qualche domanda. Zio Psycho non può mica uccidermi, è già in prigione. Ryan, davvero non vuoi saperne niente??

Non rispondo. Non ci riesco. Ho la gola serrata, la testa che gira. Le parole di Benjamin mi risuonano nella testa: Meritano di essere ritrovate.

?Non è un gioco.? Guardo accigliata Jasmine. ?Quelle persone sono in lutto.?

?Quelle persone? mi fa il verso ?offrono soldi in cambio di risposte. E per quanto mi riguarda, noi ce li meritiamo.?

Connor ridacchia. ?Come no. E perché dovremmo meritarceli, esattamente??

?Sei serio?? ribatte lei, lanciandogli un’occhiataccia. ?Ti sei scordato le cattiverie che hanno detto su di noi per anni? Del bullismo? Dei commenti del cazzo che continuano a fare nei corridoi??

?Ma piantala, Jazzy. Tu fai la cheerleader, io gioco a football. Non siamo due sfigati che vengono bullizzati a scuola. Chi se ne frega se da piccoli ci prendevano in giro, o se degli idioti fanno commenti su nostro zio una o due volte al mese. Sopravviveremo.?

Nascondo un sorriso. Connor inizia a starmi simpatico.

Ma Jasmine è troppo testarda per dargli ragione. ?Noi abbiamo sofferto quanto le altre famiglie.?

?Devi darci un taglio con questa sindrome da protagonista.?

?Sì, vabbè. Andiamo da Starbucks, dai.?

Per un attimo, quasi mi convinco che voglia lasciar perdere. Ma il sollievo dura poco perché ci dice chiaro e tondo che sta già pensando a un piano.

?Possiamo almeno chiedere un po’ in giro, no? Vediamo se scopriamo qualcosa. Figurati se non girano delle voci.?

?Jaz? sospira Connor.

?Hai sentito cos’ha detto Ben White: cercano risposte. Beh, d’ora in poi le risposte sono il mio campo.? Sorride compiaciuta. ?Per un milione di dollari, gli do tutte le risposte che vogliono.?


Ci troviamo con Maggie fuori dalla sua agenzia immobiliare nella via principale di Starling e torniamo a casa con lei. Appena arrivati, Jasmine non perde tempo e inizia a fare ?ricerche? al computer, così raggiungo Connor in sala da pranzo per finire i compiti. Nessuno dei due ha il minimo interesse ad andare a caccia di cadaveri con Jasmine, ma per ragioni del tutto diverse, suppongo.

Dopo cena decido di fare una passeggiata. Dan si offre di accompagnarmi, ma preferisco evitare. Ho bisogno di stare da sola. Vivere in una casa piena di gente va contro il mio istinto solitario.

Purtroppo la passeggiata non mi aiuta a schiarirmi le idee. Un’ora dopo apro lo sgabuzzino e mi tolgo le scarpe.

Ho la testa che gira a mille e non riesco a smettere di pensare alla conferenza stampa. Un milione di dollari. Meritano di essere ritrovate. Continuo a ripetermi quelle frasi, che si mescolano alle orribili verità che ho cercato di dimenticare per tutto questo tempo.

Sento delle voci in soggiorno: la risata di Jasmine, insieme a un’altra che non riconosco. Attraverso il corridoio passando davanti alle foto di famiglia degli Shipley, poi mi fermo sulla soglia.

?Finalmente!? esclama mia cugina quando mi vede. ?Qualcuno si è deciso a tornare.?

Alzo un sopracciglio. ?Perché, mi stavate aspettando??

?Beh, sì. C’è Nikki, voleva conoscerti. Oggi non è venuta a scuola.?

Entrando in salotto, vedo l’altra ragazza. ? spaparanzata sul divano a gambe incrociate, manco fosse la padrona di casa. Ha i capelli scuri raccolti in uno chignon disordinato e un sorrisetto che mi fa sentire a disagio.

?E quindi tu saresti Ryan? esordisce.

?Già.?

E. Kennedy's Books