Thornbird(18)
?Difficile a dirsi, senza i corpi. Non ci sono autopsie ufficiali che stabiliscano la causa della morte. Non c’è modo di sapere se hanno subìto violenze sessuali. Ma secondo me sì, aveva a che fare con quello. A casa aveva vita difficile, la moglie non gliela dava, e quindi la cercava altrove. E poi, quando la mogliettina l’ha scoperto, ha ucciso pure lei.?
Si sbaglia. Sullo stupro, intendo. Me l’ha detto papà.
Non sarà la fonte più attendibile del mondo, lo so, ma non mi ha mai mentito. E poi, quando avevo quattordici anni, la nonna mi ha dato le lettere. Tre, tutte scritte dal carcere e indirizzate a Gabby. Per anni non ha voluto che le aprissi. Ora non ci sono più – ero così disgustata che le ho stracciate appena ho finito di leggerle – ma non fa differenza. Sono scolpite nella mia mente.
Era nella seconda lettera, credo, che ripeteva di non aver violentato quelle donne. Non ha mai detto perché le ha uccise, ma solo che per lui erano importanti. Su quel punto, però, è stato chiaro. Gli credo perché non ho motivo di non farlo, ma questo non cambia la realtà dei fatti. Le ha uccise. Basta e avanza.
Quello che non ha fatto nella seconda lettera – e neanche nella prima o nella terza, se è per questo – è dichiararsi innocente.
Eppure, anche adesso, in un angolo remoto della mia mente c’è ancora la minuscola speranza che mio padre non sia davvero colpevole. Che abbia confessato per proteggere qualcun altro. Una volta ho letto un libro che raccontava una storia del genere. Ma chi poteva essere tanto importante per mio padre da spingerlo a sacrificare la sua vita? Nessuno. Anche quando avevo sette anni, ogni volta che andavamo in città aveva qualcosa da ridire su tutti: chi non rispettava lo stop agli incroci, chi perdeva troppo tempo in cassa alla ferramenta. Le persone che gli andavano a genio si contavano sulle dita di una mano. ?M’importa solo delle mie ragazze? diceva con un sospiro di sollievo quando finivamo le commissioni e potevamo tornare a casa.
E poi ha ucciso una di noi. Quello è certo. L’ho visto con i miei occhi.
Eppure, una parte di me continua a sperare. Anche se è inutile.
?Forse è solo uno psicopatico? suggerisco.
?Nah. Gli hanno fatto una perizia. Hanno stabilito che era perfettamente sano di mente.?
Quando il ragazzo si decide a uscire dalla Jeep, ne approfitto per studiarlo meglio. ? alto e magro, porta una maglietta dei Nirvana – piuttosto scolorita, forse autentica – e delle Converse consumate.
Mi supera, e solo allora capisco dove è diretto. Nella mia testa scatta un campanello d’allarme. ?Che stai facendo??
Indica la porta. La zanzariera che sbattevo sempre troppo forte, prendendomi le sgridate di mia madre, adesso è staccata dai cardini, ma la porta color pesca e la sua finestrella a mezzaluna sembrano ben chiuse. ?Entro. Vieni??
Ho il cuore in gola. ?Non è violazione di domicilio??
?E allora? Non c’è nessuno, chi se ne frega.?
Deglutisco a fatica. Non so se sono pronta. In fondo, proprio lì, su quel pavimento... ? lì che mia madre...
No. Che mi piaccia o meno, i miei piedi non vogliono saperne di muoversi. ?Non vengo.?
?Sicura? Non vuoi vedere dove ha fatto fuori la moglie? C’è ancora la macchia di sangue a terra, in camera loro.?
Ho un nodo allo stomaco. Di colpo mi sento impallidire, mi si offusca la vista. ?Scusa. No. Devo andare.?
Faccio per allontanarmi, ma lui esclama: ?Aspetta?.
Mi fermo. Sto stringendo così forte la mascella che sono a tanto così dal rompermi i denti. Faccio un respiro profondo e mi volto di nuovo verso di lui.
Mi guarda con un mezzo sorriso. ?Io sono Zed.?
Okay. ? solo un’innocua presentazione. Posso gestirla. ?Zed? Ti chiami davvero così??
?Nah. ? un soprannome. Mi chiamo Logan Zellman.?
?Ryan.?
?Ma non mi dire.? Alza gli occhi al cielo, ma è divertito. ?La Crockett High è così pallosa che sappiamo pure quanti scoiattoli ci sono sugli alberi. Figurati se non so che c’è una nuova. Lo sanno tutti chi sei.? Ride tra sé e sé.
?Va bene. ?... stato bello conoscerti? concludo, ma non sono sicura di crederci davvero. Di bello non c’è proprio niente. Un tizio che insiste a farmi vedere una macchia di sangue. Il sangue di mia madre rappreso sul pavimento di legno.
Mi viene da vomitare.
?Conosci Free the Sparrows??
?Free the cosa??
?? un forum dedicato al caso. Prende il nome dal mio podcast, che sarebbe anche il podcast più ascoltato su Thorn. Ho appena superato i cinquecentomila.? Di fronte al mio sguardo perplesso, chiarisce: ?Iscritti. Ieri sera ho raggiunto il mezzo milione?. I suoi occhi brillano di orgoglio.
?Ah. Ehm. Complimenti.?
?Comunque, dacci un’occhiata. Sono il moderatore. ? bello grosso, come sito. Ci sono un sacco di teorie, un bel po’ di roba forte. Lì trovi tutte le prove che ho raccolto, se ti interessa. Io sono Rain King.?
?Rain King??
?? il nome che uso lì. Da una canzone dei Counting Crows. Fatti un giro, poi.?
Annuisco, ma non so se lo farò davvero. Per oggi ne ho abbastanza di true crime. Per non parlare del fatto che l’ho pure vissuto.
Sono stata una stupida a venire qui. Cosa speravo di ottenere?
?Quanto hai, diciassette anni? Diciotto?? Mi guarda con curiosità.
?Diciassette. Perché??